domenica 7 luglio 2019

Saluto a Ugo Gregoretti (28/9/1930-5/7/2019)

A 88 anni è morto Ugo Gregoretti, regista che dagli anni '50 ai '70 ha saputo leggere l'Italia nei suoi stravolgimenti sociali ed economici, soprattutto grazie a gioielli di dimensioni ridotte: fu in qualche modo il cineasta del film a episodi, partecipando a numerosi progetti che sfruttavano un genere in voga in quegli anni.

lunedì 1 luglio 2019

Ladro lui, ladra lei (Zampa 1958)

Un piccolo film tagliato su misura per Alberto Sordi, che sfrutta il suo talento istrionico per interpretare il ladro protagonista, Cencio, il quale, per mettere in atto le sue truffe, veste i panni di avvocato, di impiegato della tributaria, di carabiniere e di prelato. La metafora si fa reale, poiché sua madre, Pompea (Anita Durante), è sarta e lo aiuta, ineffabilmente rassegnata a vivere con un figlio che entra e esce di galera, così come aveva fatto suo marito, il padre di Cencio, di cui è da tempo rimasta vedova. La pellicola di Luigi Zampa, pur nella sua semplicità, è diventata un cult per le tante gag di Sordi, per le battute rivolte alla bella Cesira (Sylva Coscina), e perché racconta la Roma ormai lontana delle borgate.

lunedì 24 giugno 2019

Il traditore (Bellocchio 2019)

"La mafia non esiste, è un'invenzione giornalistica, Cosa Nostra si chiama". Sono alcune delle eloquenti parole pronunciate da Tommaso Buscetta nei lunghi colloqui con Giovanni Falcone, il giudice che ottiene la sua confessione e la sua collaborazione, grazie alle quali lo Stato arresterà 366 mafiosi fino a giungere al coinvolgimento della politica ai massimi livelli, con Giulio Andreotti in testa.
Marco Bellocchio colpisce alla bocca dello stomaco, e lo fa più volte con questo duro e bellissimo film sul primo e più famoso pentito di mafia (anche se non si riteneva tale), interpretato da uno straordinario Pierfrancesco Favino, probabilmente nel ruolo più rilevante e riuscito della sua carriera, che non si è aggiudicato il premio per la migliore interpretazione a Cannes solo per la contemporanea magnifica prova di Banderas in Dolor y gloria di Almodovar (trailer).

domenica 9 giugno 2019

Dililì a Parigi (Ocelot 2018)

Michel Ocelot, noto soprattutto per il suo film d'esordio, Kirikù e la strega Karabà (1998), dedica il suo ottavo lungometraggio animato alla Parigi dell'Esposizione Universale del 1889, in cui ambienta la sua storia fondendo disegni e foto che spesso fanno da sfondo all'animazione. Il tutto è orchestrato con un tocco leggero e rilassante, che permette allo spettatore di abbandonarsi al racconto, complice anche la bella colonna sonora curata da Gabriel Yared. Strameritato il César come miglior film d'animazione, per un lavoro capace di affrontare temi come la diversità, l'immigrazione, il sessismo, offrendo spunti sulla storia, la scienza e l'arte (trailer).
Dililì è una dolcissima ragazzina di padre francese e di madre canaca, troppo nera in Europa e troppo bianca per chi vive nel sud del Pacifico. Giunta da poco a Parigi, incontra Orel, un ragazzo bianco dagli occhi azzurri che fa il facchino e si affeziona subito a lei.

martedì 4 giugno 2019

Dolor y gloria (Almodovar 2019)

Un uomo sull'orlo di una crisi di nervi.
Antonio Banderas, nei panni di Salvador Mallo, alter ego di Almodovar, vince una meritatissima Palma d'oro a Cannes, come miglior attore protagonista. Il suo personaggio è un regista che vive di dolori, fisici e dell'animo, e di ricordi, da quelli dell'infanzia a quelli di trentadue anni prima, quando uscì il suo lungometraggio d'esordio, Sabor, inizio di una carriera che oggi sembra essere sul viale del tramonto (trailer).
Salvador incontrerà il protagonista di quel film, Alberto Crespo (Asier Etxeandía), che non vede da allora a causa di un violento litigio, e che ritrova grazie ad un'amica comune, Mercedes (Nora Navas).

mercoledì 22 maggio 2019

Scarpette rosse (Powell - Pressburger 1948)

Venti film insieme, per uno dei sodalizi più celebri della storia del cinema, quello tra il regista e produttore Michael Powell e lo scrittore ungherese Emeric Pressburger, che iniziò con Contrabbando (1940) e 49º parallelo (1941) e si chiuse, dopo un'alternanza di periodi più o meno produttivi, con Il ragazzo che diventò giallo (1972).
I due non solo fondarono una casa di produzione, The Archers, ma la dotarono di un vero e proprio manifesto di cinque regole, in cui, tra l'altro dichiaravano fedeltà agli interessi finanziari e avocavano a sé il totale controllo di quanto girato.

venerdì 17 maggio 2019

Cafarnao - Caos e miracoli (Labaki 2018)

"Voglio fare causa ai miei genitori per avermi messo al mondo": è questa la frase più devastante della sceneggiatura scritta dalla regista Nadine Labaki e da Khaled Mouzanar per Cafarnao, storia di crudo realismo ambientata nei quartieri più poveri di Beirut, candidato all'Oscar come miglior film straniero, e il cui titolo allude all'espressione francese usata antonomasticamente per 'caos'.
A pronunciarla è il protagonista, il dodicenne Zain El Hajj (Zain al-Rafeea), arrestato dopo aver accoltellato un uomo che ha sposato la sorella undicenne, Sahar (Cedra Izam), alla quale è particolarmente legato. Da qui il lungo flashback con cui viene raccontata la storia che lo ha condotto fino a quella situazione.

martedì 14 maggio 2019

Saluto a Doris Day (3/4/1922 - 13/5/2019)

Per tutti i cinefili, Doris Day è soprattutto Jo Mckenna che, mentre rifa il letto nella camera d'albergo in Marocco, canta questa canzone al figlio Hank in L'uomo che sapeva troppo (1956). Uno di quei momenti iconici della storia del cinema e una delle sequenze più rilassanti e spensierate dell'intera filmografia di Alfred Hitchcock.

giovedì 9 maggio 2019

I fratelli Sisters (Audiard 2018)

Con un titolo irriverente, che in originale suona chiaramente più faceto (The Sisters Brothers), Jacques Audiard approda ad Hollywood con un western degno dei fratelli Coen, per tenore, atmosfere e qualità della sceneggiatura, scritta dal regista francese con Thomas Bidegain, a partire dall'omonimo romanzo di Patrick De Witt del 2011 (nell'edizione italiana Arrivano i Sister) (trailer). 
E pensare che tra gli anni '80 e il 2000 si riteneva che il western fosse finito poiché, fatta eccezione per Gli Spietati (Eastwood 1992) e poco altro (es. Balla coi lupi - Costner 1990), uno dei grandi generi autoctoni statunitensi non aveva prodotto granché e si credeva non avesse più nulla da dire. Da allora film come Appaloosa (Harris 2008), The Hateful Eight (Tarantino 2015), e proprio il recentissimo e coeniano La ballata di Buster Scruggs (Coen 2018), hanno invece dimostrato come il genere, seppur aggiornato e rivisitato, non sia affatto morto.

giovedì 2 maggio 2019

Ride (Mastandrea 2018)

Dopo il corto Trevirgolaottantasette (2005), con cui vinse il Nastro d'Argento, Valerio Mastandrea torna dietro la mdp per il suo primo lungometraggio, mettendo in scena il racconto della reazione a un dramma, quello della morte di un operaio in fabbrica, Mauro Secondari.
A questo evento, che rappresenta l'unità di azione, la pellicola aggiunge anche unità di tempo, il giorno che precede i funerali del ragazzo, che avranno una certa eco per via della manifestazione che i colleghi stanno organizzando, e di luogo, Nettuno, il centro in cui è la fabbrica che ha dato lavoro a diverse generazioni.

domenica 28 aprile 2019

Il campione (D'Agostini 2019)

Era da L'uomo in più (Sorrentino 2001) che il cinema italiano non raccontava il calcio, sport nazionale per antonomasia, sogno per molti ragazzi, sogno infranto per molti dei loro padri, passione per quasi tutti, uomini e donne.
Mentre il film di Sorrentino affrontava le vicende di un calciatore sul viale del tramonto, però, Leonardo D'Agostini narra di un giovane in ascesa, ma con un temperamento così sopra le righe da rischiare di compromettere l'intera carriera.

martedì 23 aprile 2019

Scappa - Get Out (Peele 2017)

È l'opera prima di Jordan Peele, la pellicola che gli ha dato la ribalta e lo ha di diritto inserito tra i maestri horror dell'ultima generazione, un ruolo ampiamente confermato dal secondo film, l'ottimo Noi (2019).
La premessa è da cinema horror anni '70-'80, con una tensione e un'ambientazione notturna apparentemente slegata dalla narrazione principale, e che infatti stride con la realtà del giorno dopo, con la coppia di protagonisti che vive una serena quotidianità.

venerdì 19 aprile 2019

Saluto a Bibi Andersson (11/11/1935 - 14/4/2019)

Pochi giorni fa se n'è andata Bibi Anderson, nome d'arte di Berit Elisabeth, icona del cinema europeo degli anni '50-'70, indissolubilmente legata al nome di Ingmar Bergman.
Era nata 83 anni fa sull'isolotto di Kungsholmen, territorio di Stoccolma con un'estensione di 4 kmq (un decimo di Ischia, come Procida), antropizzata nel XV secolo dai francescani, espulsi dopo la Riforma protestante.
Ancora adolescente, durante una piece teatrale a Malmoe nel 1951, venne notata dal grande regista svedese che la coinvolse in diversi spot in costume per il detergente Bris a partire da quell'anno (vedi spot 1953).

domenica 14 aprile 2019

Noi (Peele 2018)

Wes Craven è morto, viva Wes Craven!
Complimenti a Jordan Peele, perché ridare agli appassionati di horror le emozioni che era in grado di dare loro il maestro di Nightmare e Scream è qualcosa di indescrivibile.
In Noi c'è grande ironia, c'è tensione e c'è filosofia, questa forse più apparentabile al cinema di John Carpenter, altro basilare punto di riferimento del cinema horror degli ultimi quarant'anni.
Il "mondo di sotto", appena accennato, pur se in forma differente, in Get Out (2017), diventa in Noi qualcosa di molto più articolato, una realtà parallela a quella umana, della quale rappresenta una versione negativa, sorta di anti-iperuranio platonico.

giovedì 11 aprile 2019

Boy Erased - Vite cancellate (Edgerton 2018)

Ci sono buoni film che illustrano pensieri e idee non certo edificanti e brutti film che invece sono ispirati da ottime storie sviluppati, però, in maniera ordinaria e piatta.
Va da sé che cinematograficamente siano da preferire di gran lunga i primi e non si può negare che Boy erased appartenga alla seconda tipologia.
Joel Edgerton, peraltro con un cast davvero notevole che include Nicole Kidman, Russell Crowe e il sempre più bravo Lucas Hedges, un dettaglio che aumenta il rammarico per il risultato mediocre, ha adattato il romanzo autobiografico Boy Erased: A Memoir di Garrard Conley, oggi scrittore e insegnante di letteratura, residente con il marito a New York.

venerdì 5 aprile 2019

Border. Creature di confine (Abbasi 2018)

Sono davvero creature al confine i due protagonisti del film di Ali Abbasi, regista iraniano di nascita e svedese d'adozione, che ha realizzato una fiaba grottesca sulla diversità, disturbante come il primo David Lynch, ma tenera come un film Disney, o meglio Dreamworks date alcune analogie con Shrek (trailer). La sceneggiatura, adattamento di un libro di John Ajvide Lindqvist, è opera dello stesso scrittore e di Isabella Eklöf. Il film ha vinto la sezione “Un certain regard” all’ultimo festival di Cannes e ha fatto incetta agli ultimi Guldbagge Awards, il premio cinematografico annuale in Svezia.

venerdì 29 marzo 2019

La casa di Jack (Von Trier 2018)

Lars von Trier, dopo il dissacrante viaggio nelle perversioni del sesso in Nymphomaniac (2013 a-b), compie un ulteriore passo verso la provocazione e la soglia della sopportazione di ogni spettatore e, ne La casa di Jack, affronta violenza, misoginia, impunità, fascinazione del male, fino a fare i conti con il più tradizionale dei luoghi di dannazione, l'Inferno di Dante Alighieri.

giovedì 21 marzo 2019

Copia originale (Heller 2018)

L'incredibile storia di Lee Israel, scrittrice che per anni superò le difficoltà economiche improvvisandosi falsaria, raccontata in un film che utilizza come sceneggiatura le sue memorie, secondo l'adattamento di Jeff Whitty e di Nicole Holofcener, quest'ultima regista nel progetto iniziale in cui la protagonista avrebbe dovuto essere interpretata da Julianne Moore.
La pellicola di Marielle Heller, al suo secondo lungometraggio, è una buona commedia che strizza l'occhio, soprattutto all'inizio e alla fine, a Woody Allen.

lunedì 18 marzo 2019

Il colpevole - The Guilty (Möller 2018)

Il film di Gustav Möller, da non confondere con l'omonimo The Guilty - Il colpevole (Waller 2000), dal quale in Italia è stato differenziato anteponendo il titolo tradotto a quello originale, è claustrofobico, asciutto, ossessivo, disturbante, tagliente, angosciante e sorprendente, oltre che molto bello.
L'impianto narrativo è rigorosissimo e la struttura obbliga la vicenda e la pellicola negli spazi ristretti di un ufficio del pronto intervento di Copenaghen, teatro di un thriller telefonico che, se da una parte può far pensare a Locke (Knight 2013), dove Tom Hardy passava al telefono e alla guida l'intera durata del film, dall'altra se ne distanzia nel soggetto: qui il protagonista ha il difficile compito di limitare i danni in una situazione intricatissima, ma in cui almeno inizialmente non è coinvolto, mentre lì era in subbuglio la propria vita privata.

domenica 10 marzo 2019

Il corriere - The Mule (Eastwood 2018)

"Non sono mai stato un uomo da piano B". Con questa frase Earl, il vecchio uomo burbero, politicamente scorretto, non esattamente irreprensibile dal punto di vista etico, eppure adorabile protagonista del film, risponde su cosa farà ora a chi gli sta pignorando casa.
La stessa frase si adatta perfettamente allo stesso Clint Eastwood, che interpreta quel personaggio e che, a 90 anni, è tornato non solo dietro la mdp, ma anche davanti dimostrando di non poter vivere senza cinema. Impossibile guardare il suo ultimo film senza questa premessa, perché in sala ci si pensa ad ogni momento, ad ogni sequenza.

mercoledì 6 marzo 2019

La paranza dei bambini (Giovannesi 2018)

Claudio Giovannesi, dopo il successo di Fiore (2016), torna a parlare di delinquenza minorile e dal carcere passa a raccontare la strada adattando, con l'aiuto di Maurizio Braucci, l'omonimo romanzo di Roberto Saviano (2016), anch'egli coautore della sceneggiatura. La paranza è la pesca effettuata da imbarcazioni, che navigano in coppia, parola che per estensione è passata a identificare anche i gruppi di camorristi che si muovono in branco e che qui sono i protagonisti della storia.
I ragazzi di vita pasoliniani si spostano cronologicamente e geograficamente: li ritroviamo oggi per le vie di Napoli pronti a bruciarsi velocemente, a rischiare la vita, ad imbracciare le armi pur di ottenere soldi e potere, unici valori in cui credere.

giovedì 28 febbraio 2019

Green Book (Farrelly 2018)

Victor Hugo Green (1892-1960) non avrebbe mai pensato che la sua particolare guida stradale per neri sarebbe un giorno diventata il titolo di un film, figurarsi poi se avrebbe potuto solo immaginare la vittoria dell'Oscar (trailer).
Tutto questo è successo ed è proprio una copia di The Negro Travelers' Green Book, pubblicato dal 1936 al 1966 per aiutare la popolazione nera statunitense a muoversi in un paese che, soprattutto negli stati del sud, era profondamente razzista, viene consegnata all'inizio del film a Tony 'Lip' Vallelonga (Viggo Mortensen), buttafuori italoamericano non esattamente politically correct, che farà da autista al pianista afroamericano Don Shirley (Mahershala Ali).

sabato 23 febbraio 2019

La ballata di Buster Scruggs (Coen 2018)

I Coen rivisitano magnificamente il cinema western, il più importante dei generi autoctoni statunitensi, e lo raccontano recuperando un espediente del cinema classico, che sfrutta l'idea del libro che si sfoglia pian piano come cornice della narrazione e vincono la miglior sceneggiatura al festival di Cannes.
La ballata di Buster Scruggs e altri racconti della frontiera americana è un film antologico, che raccoglie diverse cose scritte dai due negli anni e mai messe sullo schermo. Per renderla una realtà c'è voluto l'intervento di Netflix, che ne voleva trarre una serie tv, poi qualcosa è cambiato e il compromesso ha permesso davvero un ottimo risultato.

domenica 17 febbraio 2019

Saluto a Bruno Ganz (22/3/1941-15/2/2019)

A 77 anni ci ha lasciati, dopo aver lottato contro un brutto male diagnosticato meno di un anno fa, Bruno Ganz, uno dei più grandi attori europei dell'ultimo cinquantennio, e quello che è stato definito «il miglior attore di lingua tedesca del secondo Novecento».
Lascia un figlio, Daniel, nato nel 1972 dal suo matrimonio con Sabine, da cui si era poi separato quando si era legato all'attrice Romy Schneider, mentre aveva successivamente avuto una lunga relazione con la fotografa Ruth Walz. La sua vita si dipanava in tre città dove possedeva altrettante case: Zurigo, Venezia, Berlino.

sabato 16 febbraio 2019

Il primo re (Rovere 2019)

La leggendaria fondazione di Roma tra violenza, potere e religione. Matteo Rovere realizza un film che unisce realismo ed epica, sostenuto dalla splendida fotografia di Daniele Ciprì e paradossalmente reso ancora più credibile dalla scelta di far recitare gli attori in protolatino.
Tematica e risultato finale lo rendono un prodotto perfetto per superare i confini nazionali. Borghi e Lapice funzionano e bene.
La pellicola, per la crudezza di alcune immagini, può far pensare ad opere come The Revenant (Iñárritu 2015), Gangs of New York (Scorsese 2002), con cui condivide anche il soggetto incentrato sulla fondazione di una città, e La passione di Cristo (Gibson 2004), con il quale ha in comune l'uso filologico di un'antica lingua, allora l'aramaico.

venerdì 1 febbraio 2019

La favorita (Lanthimos 2018)

Un Settecento brutto, sporco e cattivo.
Realizzare un film sul XVIII secolo significa confrontarsi o comunque veder paragonare il proprio lavoro ad un capolavoro inarrivabile come Barry Lyndon (Kubrick 1975).  Lanthimos, dopo The Lobster (2015) e Il sacrificio del cervo sacro (2017), gira un altro bel film fuori dagli schemi, in cui nulla accade come ci si aspetterebbe in una corte illuminista e/o illuminata.
Siamo in Inghilterra e sul trono è la regina Anna Stuart (Olivia Colman), la prima sovrana del regno unito di Gran Bretagna, che dal 1707, attraverso l'Union Act, comprendeva Inghilterra, Scozia e Irlanda. Anna, affetta dalla sindrome di Hughes, che non le ha mai permesso di completare le gravidanze, vive in un evidente stato di depressione che rasenta la schizofrenia, come dimostrano i 17 conigli che tiene in gabbia nelle sue stanze, morbosa sostituzione simbolica del numero di bambini perduti.
La sua favorita è Sarah Churchill (Rachel Weisz), una faccendiera calcolatrice, che ha approfittato dello stato della regina per assumere un alto ruolo sociale e, di fatto, sostituendola nelle decisioni più rilevanti, comprese quelle politiche. Diventata duchessa attraverso il matrimonio con il duca di Marlborough, John Churchill, sempre lontano, in guerra, Sarah rende ancora più salda la relazione con Anna, condendola di un legame sessuale interpretato come utile strumento di controllo e di potere sulla regina.
Un giorno, però, arriva a corte la giovane e altrettanto intraprendente cugina di Sarah, Abigail (Emma Stone), che capisce velocemente come vanno le cose...

L'arrivo di Abigail è un piccolo capolavoro. La ragazza viaggia in carrozza e riceve le avance esplicite di un uomo; la mdp stacca e mostra alcuni dettagli della vita a corte; quando torna alla carrozza, Abigail viene spinta fuori e cade nel fango, segno che non deve essere stata particolarmente accondiscendente con quell'uomo. Conosciamo così il suo temperamento, che tanto sarà determinante nel resto della storia. Ed è in questo modo, con il vestito infangato, che si presenta dalla cugina per chiedere un lavoro, vedendosi assegnata, novella Cenerentola, al ruolo di umile servitrice.
Già questo basterebbe a comprendere che il Settecento di Lanthimos non è certo quello olografico a cui siamo stati abituati, ma spetta a una delle altre servitrici pronunciare la frase che toglie ogni dubbio: "da queste parti cacano per strada... le chiamano osservazioni politiche", prima occasione in cui l'ironia della sceneggiatura si palesa con un linguaggio scurrile ma acuto che tornerà molto spesso durante il film.
Da lì in poi il terreno su cui si muove la vicenda appare chiaro e, modello un altro capolavoro cinematografico sul XVIII secolo come I misteri del giardino di Compton House (Greenaway 1982), non sorprenderà più vedere il susseguirsi di accenti grotteschi, tra cui spiccano le immagini dei nobili membri della corte, imparruccati e pesantemente truccati, che scommettono e si infervorano per delle surreali gare di corsa di oche starnazzanti per i saloni della residenza reale, con a capo Orazio, star dei pennuti "atleti".
A questi toni contribuisce in maniera determinante il continuo uso del fish eye che, deformando spazi e volti, accresce il carattere claustrofobico degli ambienti e caricaturale dei personaggi, conferendo alle scene toni degni di William Hogart, pittore che si dedicò a realizzare dipinti che criticavano palesemente quel mondo privilegiato, il cui immaginario fu un immancabile punto di riferimento anche per Stanley Kubrick. Come questo, anche Lanthimos ricorre alla luce delle candele per le scene notturne all'interno del palazzo, espediente realistico che qui amplifica l'idea di una comunità in cui gli intrighi sono all'ordine del giorno, come accadeva ne Le relazioni pericolose (Frears 1988), anch'esso da tener ben presente guardando il film di Lanthimos.
Veleni e trucchi, entrambi da intendere in tutto il loro spettro semantico, sono alla base di questo Settecento mai corretto, ed è proprio di notte e alla luce delle candele che Abigail scopre la relazione tra Anna e Sarah, e viene avvicinata da Robert Harley (Nicholas Hoult), capo dell'opposizione in parlamento, che le chiede di fargli da spia sui dettagli della vita privata della regina e della favorita.
Rari gli esterni, che si vedono perlopiù dalle finestre, se non per alcune eccezioni, come il tiro al piccione, versione antica del piattello, che sembra essere lo sport preferito da Anna e dalle sue favorite a contrasto.
L'ascesa di Abigail nella considerazione della regina è anche una scalata sociale ai danni della cugina, con cui la rivalità è ostentata ad ogni occasione, sin dai primi apprezzamenti per il suo comportamento da parte della regina, che le valgono un durissimo "non mi scavalcare".
La regia cura particolarmente quest'aspetto e, anche attraverso la musica, con un ossessivo ritmo di percussioni e fagotto (?), aumenta il pathos e l'ansia dello spettatore fino alla scoperta da parte di Sarah delle altre due donne a letto, momento in cui la musica si interrompe.
Il Bronzino del film e il Ritratto
di Eleonora di Toledo
agli Uffizi
La regina Anna, malata di gotta, che divora torte e mangia fino ad ingozzarsi al pari del fantastico signor Creosoto di pythoniana memoria (Il senso della vita - Gilliam 1983), è appunto impegnata tra cibo, conigli e giochi sessuali e non con la sua favorita, che si svolgono in una grande stanza il cui arredamento è uno dei capolavori scenografici del film. In pareti stracolme e ricchi di arazzi e dipinti, si intravedono una grande tela con Adamo ed Eva di Spranger?, una dama di Clouet, un ritratto di Bronzino e altre opere che sembrano avvicinarsi ovviamente ai maestri inglesi, ma anche ad Hans Holbein e a quadri devozionali in stile Guido Reni.
Tornando alle influenze del film, Lanthimos sembra aver presente ancora i Monty Python quando mostra Abigail che, in una delle tante schermaglie finalizzate a prevalere sulla cugina, colpisce ripetutamente il proprio volto con un libro, esattamente come nell'esilarante precedente dei frati penitenti autolesionisti di Monty Python e il Sacro Graal (Gilliam-Jones 1975).
La mdp segue i personaggi nei corridoi e nei saloni e non rinuncia mai a dettagli realistico-grotteschi: oltre a quelli già citati, questa costante idea di Settecento laido torna nelle scene all'interno di un bordello o in quella dei nobili che si divertono a colpire un buffone di corte con delle arance.
Gli uomini non escono bene da questo film, totalmente virato al femminile: nessun personaggio, tranne in parte Harley, è all'altezza delle protagoniste femminili. Come visto, gli uomini vengono immortalati mentre si affannano e si azzuffano per giochi infantili e anche il sesso segna una distanza enorme nei rapporti di potere tra uomini e donne a favore di queste ultime, anche se non manca mai l'ironia grottesca che fa da cornice a tutto il racconto, merito della sceneggiatura di Deborah Davis e Tony McNamara, una delle dieci nomination agli Oscar del film. Ne è un chiaro esempio la stessa Abigail, che sposa il giovane Marshall per questioni economico-sociali e, completamente assorbita dal lungo braccio di ferro con Sarah, ignora il marito sin dalla prima notte di nozze, quando come unica concessione accetta di masturbarlo distrattamente mentre lavora ai suoi intrighi.
C'è spazio, infine, anche per Jonathan Swift, citato da Sarah come spauracchio per la regina, poiché a "quel figlio di puttana" potrebbe consegnare le lettere compromettenti che si sono scambiate nel tempo, ed è al suo Gulliver che rimanda inequivocabilmente una delle locandine del film, che immortala le due favorite sul volto della regina come lillipuziane sul gigante.
Yorgos Lanthimos sembra lasciarci con una morale da tenere bene a mente: i favori di un potente sono fugaci, e affidare il proprio futuro ai suoi umori è un gioco d'azzardo che non vale la pena praticare...

venerdì 25 gennaio 2019

Gli uccelli (Hitchcock 1963)

Un thriller che sconfina nell'horror, partendo da una commedia rosa, uno strano mix di partenza per uno dei capolavori assoluti della storia del cinema.
Come in Psycho (1960), di soli tre anni prima, la protagonista de Gli uccelli è una bella ragazza che si allontana dalla città per raggiungere un luogo isolato: stavolta a spingerla non è la fuga con un bottino, ma la voglia di conoscere, flirtare con un avvocato molto sicuro di sé che l'ha irrisa in un negozio di animali; il finale più aperto della filmografia hitchcockiana, infine, privo persino della scritta The End, vede un'automobile sparire all'orizzonte su una strada costiera, così come in Psycho un'automobile riemergeva dall'acqua, e chissà che anche questa volta l'auto non finisca in mare...

lunedì 14 gennaio 2019

Suspiria (Guadagnino 2018)

Ovvero come rendere lambiccato un capolavoro horror degli anni Settanta.
Guadagnino procede per "via di porre" all'infinito e, pur partendo da buone premesse, va alla deriva insieme al suo film che, nell'ultima mezz'ora e forse anche oltre, invece di tenere lo spettatore incollato alla poltrona lo induce a prendere più volte la via dell'uscita...
Il regista palermitano riprende il soggetto del Suspiria che Dario Argento aveva scritto con la moglie Daria Nicolodi, lo articola in sei atti più un epilogo, e ambienta la sua storia nel 1977, l'anno di uscita dell'originale (trailer).

martedì 8 gennaio 2019

Suspiria (Argento 1977)

In attesa di recensire il nuovo Suspiria di Luca Guadagnino, è il momento di ridare un'occhiata all'originale, sesto lungometraggio della carriera di Dario Argento, ormai risalente a oltre quaranta anni fa, cult del cinema horror in Italia, ma forse ancora di più negli Stati Uniti (trailer; film).
Il film, scritto dal regista romano insieme alla moglie, Daria Nicolodi, è liberamente ispirato al romanzo di Thomas de Quincey Suspiria de profundis (1845), parte di una trilogia iniziata con Le confessioni di un mangiatore d'oppio (1821-22) e seguita The English Mail-Coach (1849), che raccontava gli incubi dell'autore dopo aver soggiornato per un periodo a Milano, presso Casa Imbonati, nota come casa stregata infestata da presenze oscure. A partire dalla stessa serie di volumi, dal 2017, Argento sta lavorando ad una futura serie tv...

mercoledì 2 gennaio 2019

Bohemian Rhapsody (Singer 2018)

Vale la pena guardare un film come questo? Può la passione per un gruppo musicale far perdere la capacità di giudizio? La pellicola celebra adeguatamente i Queen? Perché Brian May, Roger Taylor e Jim Beach, che quegli anni li hanno vissuti, pur essendo tra i produttori, hanno avallato così tante stramberie nella sceneggiatura? 
Sono solo alcune delle domande che alla fine della proiezione di Bohemian Rhapsody, di fatto soprattutto un biopic su Freddie Mercury che sulla band, si affastellano nella mente. 
Bryan Singer, licenziato sul finire delle riprese e sostituito da Dexter Fletcher (non accreditato; leggi), prova a farci ripassare la storia dei quattro membri dei Queen, e questo è indubbiamente il pregio della pellicola, ma pur volendo ignorare le tante imprecisioni cronologiche, c'è tanto altro che non convince (trailer).

sabato 29 dicembre 2018

Cold War (Pawlikowski 2018)

...ovvero L'amor fou nella Polonia del secondo dopoguerra (trailer).
Paweł Aleksander Pawlikowski, cinque anni dopo il magnifico Ida (2013), gira un film che immerge lo spettatore nella Nouvelle Vague, dando a Joanna Kulig il ruolo di una splendida femme fatale, a metà tra Jeanne Moreau e Brigitte Bardot, e a Tomasz Kot, che inevitabilmente se ne innamora, quello che in una pellicola francese di quegli anni sarebbe stato perfetto per Jean Paul Belmondo.

domenica 23 dicembre 2018

Roma (Cuarón 2018)

Quello che siamo abituati a pensare come il soggetto di un'opera prima, nel caso di Alfonso Cuarón arriva dopo quasi trent'anni di attività.
Per questo il bellissimo Roma può essere definito un'urgenza posticipata nella carriera del regista messicano (trailer).
Roma è il quartiere in cui Alfonso è cresciuto, in una famiglia altoborghese, nel film costituita dai genitori, Antonio (Fernando Grediaga) e Sofia (Marina de Tavira), medico e biologa, da quattro fratelli, Paco, Toño, Sofi e Pepe, la nonna materna, Teresa, e le due domestiche, Cleo (Yalitza Aparicio) e Adela (Nancy García García) che vivono con loro.
Ed è proprio Cleo, detta Manita, che tra le tante incombenze casalinghe si occupa soprattutto dei bambini da cui è amata in maniera evidente, la protagonista della pellicola che ha vinto meritatamente il Leone d'oro a Venezia, dedicata alla reale domestica del regista, Libo.

mercoledì 19 dicembre 2018

First Man - Il primo uomo (Chazelle 2018)

Damien Chazelle, dopo Whiplash (2014) e La La Land (2016), punta ancora più in alto (in termini di ricerca degli Oscar) e gira una storia che può fare breccia nei cuori statunitensi e non solo, dedicando il suo ultimo film alla realizzazione di uno dei grandi sogni del XX secolo (trailer).
Scritta da Josh Singer (Il caso Spotlight e The Post), adattando la biografia di First Man: The Life of Neil A. Armstrong (James R. Hansen 2005), la pellicola, per regia, montaggio e sceneggiatura, non brilla, ma si attesta al livello di un buon prodotto hollywoodiano, con ciò che questo significa sia nel bene che nel male.

giovedì 13 dicembre 2018

Santiago, Italia (Moretti 2018)

Dal 1970 a oggi, la storia del Cile, del governo democratico di Salvador Allende, il colpo di Stato militare e le sue conseguenze, la fuga da Santiago di molti cittadini, l'Italia nel ruolo di paese accogliente. È una storia emozionante quella dell'ambasciata italiana che nella capitale cilena divenne porto sicuro di chi fuggiva dal regime, garantendogli protezione e, poi, l'approdo nella penisola dove trovarono lavoro e una nuova vita (trailer).
Nanni Moretti ce la racconta facendo parlare le immagini e soprattutto i testimoni di allora, che oggi si sentono metà italiani o meglio, per dirla come uno di loro, "è difficile distinguere se siamo cileni o italiani".

martedì 4 dicembre 2018

Strategia del ragno (Bertolucci 1970)

Liberamente tratto dal racconto di Juan Luis Borges Tema del traditore e dell'eroe, il film affronta il rapporto tra padre e figlio in una situazione limite, quella in cui i due non si sono mai conosciuti per la precoce morte del primo, e la conseguente idealizzazione della figura paterna da parte del figlio che, freudianamente, per crescere deve liberarsene (vedi il film).
Lenti carrelli laterali e in avanti, prospettive centrali, surcadrage, spazi scenici che si allungano pittoricamente in profondità in una sorta di vedute a cannocchiale.
Bernardo Bertolucci gira magnificamente utilizzando come sfondo la bellissima Sabbioneta, città rinascimentale per antonomasia, che per l'occasione viene ribattezzata Tara, un nome che evoca in ogni cinefilo l'immagine di Vivien Leigh con una manciata di terra in mano e un cielo rosso da tregenda in Via col vento (Fleming 1940).

martedì 27 novembre 2018

Saluto a Bernardo Bertolucci (16/3/1941 - 26/11/2018)

Dopo anni di lotta contro la malattia, Bernardo Bertolucci se ne è andato a 77 anni per colpa di un maledetto tumore ai polmoni che non gli ha permesso di tornare dietro la mdp, come aveva dichiarato di voler fare pochi mesi fa, in occasione del restauro di Ultimo tango a Parigi, quando parlò di un possibile soggetto incentrato su "l’amore, la comunicazione, e quindi anche l’incomunicabilità", ispirato ad un fatto di cronaca. Fa effetto pensare che ne avesse parlato anche con Terry Gilliam che lo ha ricordato (leggi).

lunedì 19 novembre 2018

In guerra (Brizé 2018)

"Colui che lotta può perdere, colui che non lotta ha già perso".
Con queste parole di Bertold Brecht si apre il bel film di Stephane Brizé, e sono quelle che risuonano nella testa dello spettatore fino alla commovente fine di una storia durissima, fatta di scontro con il potere e di difesa della dignità personale.
L'azienda di apparecchiature automobilistiche Perrin ha deciso di chiudere lo stabilimento di Augen, licenziando oltre mille persone, nonostante questi, solo due anni prima, abbiano accettato un patto che in cambio della garanzia del posto di lavoro per i successivi cinque anni, prevedeva forti rinunce economiche che hanno permesso ai dirigenti di risparmiare ben quattordici milioni di euro (trailer).