giovedì 12 dicembre 2019

Storia di un matrimonio (Baumbach 2019)

Una coppia logorata dal divorzio... una separazione dolorosa e magnificamente simboleggiata da un cancello che si chiude, dividendo i due genitori e separandone uno dal figlio.
Marriage Story è uno dei film migliori dell'anno, un dramma bergmaniano a cavallo tra l'East e la West Coast statunitensi, con attori in stato di grazia e tanto altro, come dimostrano le sei nomination ai Golden Globe, per interpreti, pellicola, sceneggiatura, curata dallo stesso regista e colonna sonora, firmata da Randy Newman (trailer).

venerdì 6 dicembre 2019

Un giorno di pioggia a New York (Allen 2019)

La coperta di Linus è tornata, rappresentata dal consueto film autunnale di Woody Allen che riscalda il cuore e rilassa come nessun altro, come faremmo senza? Per dirla con uno dei personaggi di questa pellicola, i suoi film "ti fanno evadere così bene dalla realtà", anche perché "la vita reale è per chi non sa fare di meglio".
Gatsby (Thimotée Chalamet), interessato più al gioco d'azzardo che allo studio nonostante le pressioni materne ("non sarò mai un prodotto della catena di montaggio"), è il rampollo di una ricca famiglia borghese e intellettuale di New York e frequenta la Yardley University, dove ha conosciuto la sua fidanzata, Ashleigh (Elle Fanning), figlia di un banchiere di Tucson, Arizona (trailer).

venerdì 29 novembre 2019

L'ufficiale e la spia (Polanski 2019)

L'affare Dreyfus è un caso esemplare per raccontare l'ingiustizia fatta storia e, inutili polemiche a parte, il film di Polanski è bello, didattico e necessario, anche perché ogni epoca e ogni latitudine, purtroppo, continuano a conoscere casi simili. 
Di pellicole con queste caratteristiche, il maestro di Lodz ne ha girata almeno un'altra, Il pianista (2002): rispetto ad allora, stavolta si mostra più razionale, più freddo, e questo è inevitabile dato il coinvolgimento autobiografico per la tragedia dell'olocausto, ma anche in questo caso, come evidente autocitazione, mostra il suo protagonista suonare il piano mentre tutto sembra crollare intorno a lui. 
Ammessa una certa imperturbabilità come unica parziale critica, il film è sostanzialmente perfetto, e per rigore fa pensare al Rossellini de La presa di potere di Luigi XIV (1966) e degli altri film tv storici anni '60-'70. Attori, scenografie, costumi, ambienti proiettano nella Parigi a cavallo tra XIX e XX secolo, che furono teatro dell'assurda vicenda (trailer).

domenica 24 novembre 2019

La belle époque (Bedos 2019)

La bellezza non ha età... o forse sì?
Se a dirlo è Fanny Ardant, l'affermazione appare più che plausibile.
Nicolas Bedos, attore prima che regista, al suo secondo film dietro la mdp, confeziona una commedia romantica e divertente, in parte autobiografica, che fa riflettere con una leggerezza tutta francese e ben recitata, oltre che dalla Ardant, anche dagli ottimi Daniel Auteuil, Guillaume Canet, Pierre Arditi e Doria Tiller, fino a poche settimane fa sua compagna.
Una storia in cui il piano della vita e quello della recitazione si intersecano fino a sovrapporsi (trailer).

giovedì 21 novembre 2019

Apocalypse Now (Coppola 1979)

Nella sua splendida perfezione, il capolavoro di Francis Ford Coppola è tornato al cinema nella sua terza edizione: dopo l'originale del 1979 (153') e la versione Redux del 2001 (202'), con l'aggiunta di quando il regista era stato costretto a tagliare, è arrivata nelle sale il Final cut (183').
È lo stesso Coppola ad introdurla con poche parole in cui spiega che la pellicola presentata diciotto anni fa era forse diventata troppo lunga, nell'entusiasmo di montare troppo di quanto eliminato nel 1979, ma soprattutto che ora i grandi mezzi tecnici a disposizione hanno permesso di migliorare sonoro e immagine.

sabato 16 novembre 2019

Parasite (Bong Joon-ho 2019)

Parasite, ovvero la lotta di classe in Corea, con tanta ironia e humour nero, ma pur sempre lotta di classe.
Un film riuscitissimo, come dimostrano la Palma d'oro a Cannes e la candidatura per la Corea agli Oscar del 2020, che racconta la storia di una famiglia che vive in povertà e i cui membri sbarcano il lunario come possono, tra inganni e sotterfugi.
La storia è ambientata a Seul, città in cui le fasce sociali più alte vivono nella parte superiore e quelle più basse in quelle inferiori, come visto anche nel recentissimo Burning. Bong Joon-ho, però, amplifica questa simbologia dettata dalla morfologia stessa dell'urbanizzazione contrapponendo il mondo in superficie e il mondo sotterraneo - come nell'horror Noi (Peele 2018) -, complice anche il terrore della guerra e la conseguente esistenza di numerosi bunker nelle case più ricche (trailer).

martedì 12 novembre 2019

The Irishman (Scorsese 2019)

Martin Scorsese torna al genere più frequentato della sua filmografia, che ha contributo a rendere epico negli ultimi quarant'anni, ma lo fa con una pellicola più intima e malinconica delle altre, in cui i grandi temi dell'amicizia, del tradimento, dell'onore, si stemperano in quello dell'età che avanza (trailer).
Una produzione di 159 milioni, per un film che, senza i soldi di Netflix, non avrebbe visto la luce, e che, per questo ha avuto una mediocre distribuzione in sala. Compromessi che probabilmente vedremo sempre più spesso e che continuano ad alimentare polemiche. Una cosa è certa, pellicole come questa meriterebbero sempre di essere viste prima in sala, perché concepite per quel tipo di fruizione.

venerdì 8 novembre 2019

La vita invisibile di Eurìdice Gusmão (Aïnouz 2018)

Il premio Un certain regard a Cannes e l'inserimento per il Brasile tra i film candidati all'Oscar come miglior film straniero sono gli ottimi biglietti da visita della pellicola di Karim Aïnouz, adattamento dall'omonimo romanzo d'esordio della scrittrice brasiliana Martha Batalha (2016).
Il soggetto de La vita invisibile di Eurìdice Gusmão è un melodramma familiare che racconta in parallelo la vita di due sorelle molto unite che la sorte e una buona dose di folle morale cattolica e perbenista dividono.
Un film al femminile, in cui l'uomo è, seppur declinato attraverso diversi personaggi (padre, amante, marito, dottore), un oppressore dal quale liberarsi per poter essere se stesse, una figura accentratrice incapace di autonomia e così cieca da considerare una forma d'affetto la protezione non richiesta, finalizzata, in fondo, solo a soddisfare le proprie esigenze (trailer).

martedì 5 novembre 2019

Quattro mosche di velluto grigio (Argento 1971)

Un batterista prima, poi un intero gruppo che suona, una sorprendente soggettiva impossibile dall'interno della cassa armonica di una chitarra, il tutto alternato, grazie al montaggio, ai titoli di testa sui quali compare un cuore pulsante. Una zanzara disturba i musicisti, ma alla fine del brano, composto dai Deep Purple per l'occasione, il batterista la ucciderà tra i piatti del charleston.

venerdì 1 novembre 2019

Ninotckha (Lubitsch 1939)

La Garbo ride!
Non si può iniziare ad analizzare questo capolavoro della commedia hollywoodiana senza questa premessa, che fu anche il tormentone pubblicitario che l'accompagnò ovunque, riutilizzato per poster, locandine e trailer, in cui infatti veniva precisato che non solo riderà, ma che "tutto il mondo riderà con lei" (vedi). Non c'è dubbio che la grande rivoluzione del film fu proprio questa: il mito della diva imperturbabile che veniva dai ghiacci annullato all'improvviso, per trasformarla in una donna affabile e sorridente.
Attorno a quell'evento, infatti, ruota l'intera pellicola, perché la mutazione avviene durante la storia che, non a caso, inizialmente ci presenta una Garbo assolutamente canonica, semmai ancora più dura e algida del solito, in versione di ispettore sovietico, seriosa e incapace di tradire qualsiasi emozione (fattore comico già di per sé).

domenica 27 ottobre 2019

Burning - L'amore brucia (Lee Chang-dong 2018)

Dal racconto di Haruki Murakami, Granai incendiati (1984), che almeno nel titolo riprende Barn Burning di William Faulkner (1939), non a caso lo scrittore preferito del protagonista, il sudcoreano Lee Chang-dong mette in scena un'affascinante storia tra romanticismo, thriller e differenze sociali, ambientata a Seul.
Il caso è il fattore scatenante della vicenda: il giovane Jongsu, infatti, vince alla riffa di un mercatino e, quando ritira il premio, Haemi (Jeon Jong-seo), una delle ragazze immagine lo riconosce poiché da bambini vivevano in case vicine (trailer). 

giovedì 24 ottobre 2019

Yoshiwara, Il quartiere delle geishe (Ophüls 1937)

Con un sottotitolo italiano degno di un film di Kenji Mizoguchi, Yoshiwara, pur ricordando le atmosfere che vent'anni dopo il maestro giapponese otterrà in capolavori come La vita di O-Haru (1952), Una donna di cui si parla (1954) e La strada della vergogna (1956), è ben diverso da quei melodrammi che analizzeranno alcuni aspetti della contraddittoria società nipponica.
La pellicola di Max Ophüls, infatti, è decisamente europea, e il Giappone è solo uno sfondo esotico che permette al grande regista tedesco di toccare i suoi temi prediletti come l'amore, mai semplice né durevole, e il sogno, che lo caratterizza nei picchi più alti.

lunedì 21 ottobre 2019

Jesus Rolls - Quintana è tornato (Turturro 2017)

Come dice il sottotitolo italiano, il portoricano Jesus Quintana è tornato: l'avevamo lasciato vent'anni fa nella meravigliosa apparizione de Il Grande Lebowski (Coen 1998)... ma dopo aver visto il film, la sensazione netta è che sarebbe meglio fosse rimasto lì (trailer).
Questo spin off appare un roadmovie strampalato, disorganico e poco ispirato, nonostante il dichiarato richiamo alla nouvelle vague. La pellicola, in effetti, è un remake di I santissimi (1974) che Bertrand Blier realizzò adattando il proprio romanzo Les valseuses (1972), con attori del calibro di Gérard Depardieu, Jeanne Moreau, Miou Miou e Isabelle Huppert.

giovedì 17 ottobre 2019

Le verità (Kore-eda 2019)

L'inconfondibile tocco di Kore-eda, fatto di poesia e relazioni familiari, si conferma nella sua prima esperienza lontano dal Giappone e, nonostante qualche inevitabile disagio nel passaggio ad un mondo così diverso, la cinematografia francese sembra la più adatta per tentare questa sortita.
Stavolta la famiglia narrata dal regista è davvero sui generis e ruota tutta attorno ad un'anziana attrice, Fabienne Dangeville (Catherine Deneuve, all'anagrafe Catherine Fabienne Dorléac), che ha sempre anteposto la carriera a tutto il resto, come non mancano di farle notare la figlia, Lumir (Juliette Binoche), sceneggiatrice, il suo assistente, Luc (Alain Libolt), l'ex marito, Pierre (Roger Van Hool), il suo cuoco personale Jacques (Christian Crahay), e come forse le avrebbe fatto notare l'amica e collega Sara, purtroppo morta da anni... (trailer).

sabato 12 ottobre 2019

La donna dello scrittore (Petzold 2018)

La Seconda guerra mondiale accade nei nostri giorni, Parigi è occupata dai nazisti, i dissidenti devono nascondersi, mentre poliziotti in assetto antisommossa, auto e ambulanze moderne si aggirano per la città (trailer).
È questo il primo elemento con cui fare i conti guardando il bel film del regista tedesco Christian Petzold, un fattore che accresce lo straniamento e che di fatto rappresenta la principale distanza nell'adattamento del romanzo di Anna Seghers, Transit (1944), inevitabilmente ambientato durante la guerra.

lunedì 7 ottobre 2019

Joker (Phillips 2019)

Todd Phillips, finora noto soprattutto per la trilogia Una notte da leoni, sfodera un capolavoro mettendo in scena una storia inedita, che recupera il personaggio del più acerrimo nemico di Batman e l'ambientazione di Gotham City, per poi concentrarsi a raccontare le sue misteriose origini, terreno fertile poiché da sempre lasciato nel mistero dai creatori del fumetto Bob Kane, Bill Finger, Jerry Robinson (trailer).
Sono tre gli elementi che rendono Joker un film difficile da dimenticare: il soggetto, che ha in sé l'idea geniale di spiegare la follia del personaggio con i suoi disturbi psichiatrici e l'isolamento cui è costretto da chi lo circonda; l'interpretazione sublime di Joaquin Phoenix, sempre più a buon diritto da annoverare tra i più grandi attori viventi; la palese connessione della trama con lo scorsesiano Re per una notte (1983), amplificata dalla presenza di Robert De Niro nei panni che nell'illustre precedente erano stati di Jerry Lewis.

venerdì 4 ottobre 2019

Il resto di niente (De Lillo 2004)

Liberamente tratto dall'omonimo romanzo dello storico Enzo Striano (1986), un film completamente al femminile della regista Antonietta De Lillo, che racconta la rivoluzione napoletana del 1799 attraverso le vita della nobile portoghese Eleonora Pimentel Fonseca, interpretata da una bravissima Maria de Medeiros.
Il film è strutturato attraverso dei flashback, con la protagonista, a rivoluzione ormai terminata, imprigionata e in attesa dell'esecuzione della condanna a morte per impiccagione, unica cortesia concessa ai nobili. Ed è proprio questa la situazione che determina il titolo della pellicola, che riprende una tipica espressione napoletana che Eleonora ripete al sacerdote intenzionato a confessarla prima di rimettere l'anima a Dio, quando ormai né le preghiere né altri riti possono, appunto, "il resto di niente" per alleviarle quella infinita sofferenza (trailer).

domenica 29 settembre 2019

Blindness - Cecità (Mereilles 2008)

L'allegoria, profondamente politica, di una società condensata in una piccola comunità forzosamente creata da una crisi inaspettata e l'angoscia conseguente sono perfettamente resi in questo adattamento del romanzo del premio Nobel José Saramago Ensaio sobre a Cegueira (1995; ed. it. Cecità, 1996).
La pellicola si mantiene fedele al libro e non dà nome alla città in cui si svolge la vicenda, né ai protagonisti, che vengono definiti dalla loro occupazione o in base ad un elemento caratteristico: l'oculista (Mark Ruffalo), la moglie dell'oculista (Julianne Moore), il barista (Gael García Bernal), l'uomo con la benda sull'occhio (Danny Glover), la donna con gli occhiali scuri (Alice Braga). Il luogo può essere ovunque e i personaggi chiunque (trailer).

mercoledì 18 settembre 2019

Martin Eden (Marcello 2019)

Tra le prime immagini di Martin Eden, mentre il protagonista riflette sull'ineluttabilità di soccombere ad un mondo più forte di lui, compaiono pochi fotogrammi d'epoca dell'anarchico Errico Malatesta durante la manifestazione del 1° maggio 1920 a Savona. La premessa è una delle principali chiavi di lettura del quinto lungometraggio di Pietro Marcello, un film bellissimo, capace di unire poesia e politica, reinterpretando con molta libertà un classico della letteratura statunitense.
Del celebre romanzo di Jack London (1909), il regista casertano conserva le linee essenziali: Martin (Luca Marinelli) è un giovane marinaio che salva la vita di un ragazzo di buona famiglia; si innamora della sorella di quest'ultimo e per conquistarla fa di tutto per colmare l'enorme distanza culturale che li separa.

giovedì 12 settembre 2019

Charlie says (Harron 2018)

Sono passati cinquant'anni dal 9 agosto del 1969 e dagli omicidi nella villa di Cielo Drive 10050, che ormai non esiste più, e, com'è naturale che sia, proliferano film e serie tv più o meno incentrate su Charles Manson e l'eccidio più famoso di Hollywood.
Se, però, in C'era una volta a... Hollywood (Tarantino 2019), le vicende dei protagonisti toccano tangenzialmente i fatti e li stravolgono, e serie tv come Mindhunter, ideata da David Fincher, sfiora il personaggio Manson relativamente allo studio psico-sociale dei serial killer, e Aquarius, che dopo un buon inizio si lascia andare ad altri filoni narrativi, il film di Mary Harron è indubbiamente quello più fedele alla cronaca.

martedì 3 settembre 2019

La fonte meravigliosa (Vidor 1949)

Fu la Warner Bros ad acquistare i diritti dell'omonimo romanzo della filosofa e scrittrice russo-americana Ayn Rand - The Fountainhead in originale - per farne un film diretto da King Vidor, alla cui sceneggiatura collaborò la stessa Rand.
La pellicola, che come il romanzo rappresenta una netta esaltazione dell'individualismo, costò molto, circa due milioni e mezzo di dollari, e gli incassi non riuscirono a coprire le spese. Più volte stroncato, il film servì piuttosto da traino per le vendite del libro e la Rand, col tempo, prese le distanze dal progetto, dichiarando che non avrebbe più concesso i diritti senza poter scegliere regista e sceneggiatore.

sabato 31 agosto 2019

5 è il numero perfetto (Igort 2019)

L'eclettica personalità di Igor Tuveri, in arte Igort, dà vita a un intrigante noir ambientato in una Napoli notturna, livida e costantemente piovosa, che ricorda piuttosto la distopica Los Angeles di Blade Runner.
Appena presentato presentato a Venezia 76, nelle Giornate degli Autori, il film rappresenta un nuovo tentativo del cinema italiano di trasporre un fumetto sul grande schermo (la graphic novel è del 2002). Forse non siamo ancora al massimo, ma sicuramente un passo avanti rispetto all'ultimo esperimento in tal senso (penso a La profezia dell'armadillo - Zerocalcare 2018), e attendiamo l'ormai prossimo Diabolik dei Manetti bros.
Settembre 1972. Peppino Lo Cicero (Toni Servillo), con un naso degno di Federico da Montefeltro, è un uomo malinconico e nostalgico, un "guappo" ormai in pensione, con tanti ricordi che spesso prendono forma di flashback. La vita per lui è "come un liquore troppo forte": "lo butti giù, senti 'a bott', ma non capisci che gusto ha".

giovedì 22 agosto 2019

Midsommar (Aster 2019)

Fin dove è lecito spingersi nella comprensione degli usi e dei costumi di un'altra cultura?
L'horror antropologico di Ari Aster sembra partire da questa domanda e sfidare il pubblico con un'ambientazione che è essa stessa in contrasto con uno degli elementi più tipici, persino identitari, dell'horror: il buio.
Midsommar, infatti, si svolge in pieno giorno e, anzi, in diversi giorni che sembrano non finire mai, dato che in Svezia le ore di sole sono amplificate dalla posizione geografica.

domenica 18 agosto 2019

La ragazza con la pistola (Monicelli 1968)

Un Monicelli tagliente, ironico, politicamente scorretto, ma diverso.
La ragazza con la pistola è lontano da gran parte di ciò che identifichiamo come monicelliano. La vicenda narrata sembra essere più nelle corde di registi come Pietro Germi e Antonio Pietrangeli, ma il cineasta romano non sfigura affatto in una storia in cui si uniscono condizione femminile e mentalità dell'Italia meridionale contrapposta a quella inglese, in chiave comicamente parossistica. Cosa avrebbe potuto stridere maggiormente dell'accoppiata Sicilia tradizionalista e reazionaria e l'Inghilterra portabandiera della modernità e del cambiamento dei costumi in quell'epoca nevralgica alla fine degli anni Sessanta?

mercoledì 14 agosto 2019

Il ritratto negato (Wajda 2016)

Uscito nelle sale italiane tre anni dopo la sua presentazione al Toronto International Film Festival e la morte del suo regista, l'ultimo film di Andrej Wajda è una biografia dell'artista Władysław Strzemiński (1893-1952), nato e formatosi in Russia ma poi, dal 1922, trasferitosi in Polonia con la moglie, la scultrice lettone Katarzyna Kobro.
Difficile comprendere l'assurdo titolo italiano, che ignora completamente l'originale Powidoki, che in polacco sta per "immagini residue", e ne sceglie uno che non ha alcuna connessione con il film, a meno che non si voglia leggere quel 'negato' con l'ostracismo subito dal protagonista durante il regime stalinista. L'edizione inglese, invece, ha risolto la difficoltà con un ottimo "After image", decisamente più fedele...

lunedì 5 agosto 2019

C'era una volta a... Hollywood (Tarantino 2019)

E sono nove! Percorso netto per uno dei più grandi registi dell'ultimo cinquantennio. Dal magnifico esordio de Le iene (1992) non sono passati ancora trent'anni e Quentin Tarantino ha inanellato l'ennesimo capolavoro (trailer).
Questa volta l'horror vacui del regista gli fa cambiare ancora genere e scandagliare proprio il mondo del cinema, come forse non accadeva da Effetto notte (1973), la pellicola con cui istintivamente può essere avvicinato C'era una volta a... Hollywood. Del film di Truffaut condivide la grande passione cinefila e, ovviamente, il soggetto metacinematografico, ma Tarantino, come suo solito, va oltre... ed è una gran fortuna per lo spettatore, che dimentica durata e altri impegni e resta saldo alla poltrona come un bambino che sale sulle giostre!

giovedì 1 agosto 2019

I morti non muoiono (Jarmusch 2019)

"Che mondo di merda!" Con questa frase lapidaria (è proprio il caso di dirlo per un film sugli zombie) si chiude l'ottimo b-movie d'autore, di un regista mai banale che, anche nella parodia, ci regala momenti eccezionali. Jim Jarmusch, infatti, ha realizzato un divertissement che galleggia tra i Coen e i Monty Pyhton, un gran bel galleggiare... (trailer)

lunedì 29 luglio 2019

Nel nome di Antea (Martella 2018)

Il film-documentario di Massimo Martella andrebbe sistematicamente inserito nei programmi scolastici... e se da quelli si cancella persino la storia dell'arte tra le materie da insegnare ai ragazzi?
Mi rendo conto che si tratta di pura utopia, ma tutti dovrebbero vederlo per capire qualcosa in più sul rapporto tra il nostro paese e il patrimonio; cosa è stato fatto per salvarlo, quante persone si sono impegnate per senso dello Stato, per passione, per amore di tutto questo, senza un tornaconto economico o personale (trailer).
Martella incornicia le vicende delle opere d'arte italiane durante la Seconda guerra mondiale in una narrazione fatta in prima persona da alcuni dipinti, che si esprimono come esseri umanizzati e senzienti, un espediente retorico e favolistico, che contrasta con il dramma vissuto in quegli anni, ma che proprio dal punto di vista didattico funziona.

venerdì 26 luglio 2019

Saluto a Rutger Hauer (23/1/1944 - 19/7/2019)

Ironia della sorte morte. Rutger Hauer si è spento entrando, se possibile, ancora più in simbiosi col suo personaggio più famoso. Come Roy Batty in Blade Runner (1982), infatti, è scomparso nel 2019, anno in cui Philip Dick aveva ambientato il suo romanzo quattordici anni prima che Ridley Scott lo adattasse per il suo film. 
Dal momento in cui è giunta la notizia, tutti gli appassionati stanno ripassando lo splendido monologo che Roy pronunciava davanti al cacciatore di replicanti Rick Deckard-Harrison Ford, e che, negli anni in cui il film è stato un cult assoluto, era ovunque, citato continuamente e persino stampato sulle magliette. Oggi, purtroppo, suona da perfetto e reale epitaffio:

mercoledì 24 luglio 2019

La famiglia (Scola 1987)

Ettore Scola racconta il suo Novecento in maniera intima, chiuso nello spazio teatrale di un appartamento romano del nuovo quartiere di Prati, simbolo di una città che improvvisamente iniziava ad ampliarsi e, appunto, al posto dei larghi spazi di verde, conosceva una lottizzazione che non si sarebbe più arrestata fino ad oggi.
All'opposto del capolavoro di Bertolucci (1976), che utilizzava una storia particolare per narrare quella nazionale, però, il film di Scola sceglie la via minimalista, sfiorando solo tangenzialmente quello che accade fuori dalla vita personale dei protagonisti, appartenenti ad una famiglia alto borghese, che fatalmente deve fare i conti con le guerre, il fascismo, la ripresa economica, di cui si ode un'eco lontana.
Presentato a Cannes, dove fu nominato per la palma d'oro, e poi rappresentante per l'Italia agli Oscar del 1988 come miglior film straniero, fece incetta di David e Nastri d'argento.

sabato 20 luglio 2019

L'ultima ora (Marnier 2018)

Sébastian Marnier, dopo l'Irréprochable (2016), suo primo lungometraggio, ripete l'esperienza con questo L'heure de la sortie, altra pellicola disturbante, sorta di thriller piscologico che investe l'età giovanile, la scuola, la cupio dissolvi di una generazione disillusa, che non crede nel futuro e che quotidianamente sottolinea le storture di una società di cui non ha alcuna intenzione di far parte.
Per questo la sceneggiatura, scritta dallo stesso regista adattando l'omonimo romanzo del 2002 di Christophe Dufossè, sceglie una classe particolare, costituita da un gruppo di una dozzina di R.I.P., sigla che risulta più macabra in italiano che in originale, qui però a significare Ragazzi Intellettualmente Precoci, in francese E.I.P., élèves intellectuellement précoces (trailer).

domenica 7 luglio 2019

Saluto a Ugo Gregoretti (28/9/1930-5/7/2019)

A 88 anni è morto Ugo Gregoretti, regista che dagli anni '50 ai '70 ha saputo leggere l'Italia nei suoi stravolgimenti sociali ed economici, soprattutto grazie a gioielli di dimensioni ridotte: fu in qualche modo il cineasta del film a episodi, partecipando a numerosi progetti che sfruttavano un genere in voga in quegli anni.

lunedì 1 luglio 2019

Ladro lui, ladra lei (Zampa 1958)

Un piccolo film tagliato su misura per Alberto Sordi, che sfrutta il suo talento istrionico per interpretare il ladro protagonista, Cencio, il quale, per mettere in atto le sue truffe, veste i panni di avvocato, di impiegato della tributaria, di carabiniere e di prelato. La metafora si fa reale, poiché sua madre, Pompea (Anita Durante), è sarta e lo aiuta, ineffabilmente rassegnata a vivere con un figlio che entra e esce di galera, così come aveva fatto suo marito, il padre di Cencio, di cui è da tempo rimasta vedova. La pellicola di Luigi Zampa, pur nella sua semplicità, è diventata un cult per le tante gag di Sordi, per le battute rivolte alla bella Cesira (Sylva Coscina), e perché racconta la Roma ormai lontana delle borgate.

lunedì 24 giugno 2019

Il traditore (Bellocchio 2019)

"La mafia non esiste, è un'invenzione giornalistica, Cosa Nostra si chiama". Sono alcune delle eloquenti parole pronunciate da Tommaso Buscetta nei lunghi colloqui con Giovanni Falcone, il giudice che ottiene la sua confessione e la sua collaborazione, grazie alle quali lo Stato arresterà 366 mafiosi fino a giungere al coinvolgimento della politica ai massimi livelli, con Giulio Andreotti in testa.
Marco Bellocchio colpisce alla bocca dello stomaco, e lo fa più volte con questo duro e bellissimo film sul primo e più famoso pentito di mafia (anche se non si riteneva tale), interpretato da uno straordinario Pierfrancesco Favino, probabilmente nel ruolo più rilevante e riuscito della sua carriera, che non si è aggiudicato il premio per la migliore interpretazione a Cannes solo per la contemporanea magnifica prova di Banderas in Dolor y gloria di Almodovar (trailer).

domenica 9 giugno 2019

Dililì a Parigi (Ocelot 2018)

Michel Ocelot, noto soprattutto per il suo film d'esordio, Kirikù e la strega Karabà (1998), dedica il suo ottavo lungometraggio animato alla Parigi dell'Esposizione Universale del 1889, in cui ambienta la sua storia fondendo disegni e foto che spesso fanno da sfondo all'animazione. Il tutto è orchestrato con un tocco leggero e rilassante, che permette allo spettatore di abbandonarsi al racconto, complice anche la bella colonna sonora curata da Gabriel Yared. Strameritato il César come miglior film d'animazione, per un lavoro capace di affrontare temi come la diversità, l'immigrazione, il sessismo, offrendo spunti sulla storia, la scienza e l'arte (trailer).
Dililì è una dolcissima ragazzina di padre francese e di madre canaca, troppo nera in Europa e troppo bianca per chi vive nel sud del Pacifico. Giunta da poco a Parigi, incontra Orel, un ragazzo bianco dagli occhi azzurri che fa il facchino e si affeziona subito a lei.

martedì 4 giugno 2019

Dolor y gloria (Almodovar 2019)

Un uomo sull'orlo di una crisi di nervi.
Antonio Banderas, nei panni di Salvador Mallo, alter ego di Almodovar, vince una meritatissima Palma d'oro a Cannes, come miglior attore protagonista. Il suo personaggio è un regista che vive di dolori, fisici e dell'animo, e di ricordi, da quelli dell'infanzia a quelli di trentadue anni prima, quando uscì il suo lungometraggio d'esordio, Sabor, inizio di una carriera che oggi sembra essere sul viale del tramonto (trailer).
Salvador incontrerà il protagonista di quel film, Alberto Crespo (Asier Etxeandía), che non vede da allora a causa di un violento litigio, e che ritrova grazie ad un'amica comune, Mercedes (Nora Navas).

mercoledì 22 maggio 2019

Scarpette rosse (Powell - Pressburger 1948)

Venti film insieme, per uno dei sodalizi più celebri della storia del cinema, quello tra il regista e produttore Michael Powell e lo scrittore ungherese Emeric Pressburger, che iniziò con Contrabbando (1940) e 49º parallelo (1941) e si chiuse, dopo un'alternanza di periodi più o meno produttivi, con Il ragazzo che diventò giallo (1972).
I due non solo fondarono una casa di produzione, The Archers, ma la dotarono di un vero e proprio manifesto di cinque regole, in cui, tra l'altro dichiaravano fedeltà agli interessi finanziari e avocavano a sé il totale controllo di quanto girato.