lunedì 9 febbraio 2015

Barry Lyndon (Kubrick 1975)

Difficile scrivere di Barry Lyndon, indubbiamente uno dei migliori film di sempre, forse il più impeccabile dei film di Kubrick, sicuramente il più straordinario tra i film storici mai realizzati. Averlo però rivisto nella versione recentemente restaurata, grazie alla Cineteca di Bologna, impone lo sforzo di riordinare le idee e di provare a farlo!
Partendo dal romanzo picaresco di William Thackeray, Le memorie di Barry Lyndon (1844), il grande regista britannico ha ripreso la storia di un giovane uomo irlandese che tenta una clamorosa arrampicata sociale, provando con ogni mezzo ad entrare nell'aristocrazia inglese. Seguiamo la sua vicenda a partire dall'origine del suo cinismo che lo porterà a vedere gli altri come un mezzo per i propri obiettivi: innamorato della cugina che sembra ricambiarne i sentimenti, è costretto a subire una cocente delusione sentimentale vedendo il proprio amore piegarsi alle logiche matrimoniali e di interesse del tempo. Da questo momento in poi la sua sarà una rincorsa all'ascesa sociale, che passerà dall'arruolamento in eserciti diversi - con la Guerra dei sette anni a fare da sfondo (1756-63) -, dall'ingresso nelle corti europee al seguito di Chevalier de Balibari, un grande giocatore d'azzardo e, infine, col matrimonio con la duchessa di Lyndon.

mercoledì 4 febbraio 2015

Amici miei (Monicelli 1975)

Grande film sull'amicizia e sulla complicità amicale, è certamente una delle migliori commedie italiane successive all'epoca d'oro degli anni cinquanta e sessanta (vedi film), ma dietro la sua realizzazione ci sono due dei massimi esponenti di quel ventennio così prolifico in tutti i sensi per il nostro cinema: Pietro Germi e Mario Monicelli.
Al primo, infatti, si deve il progetto, purtroppo interrotto per la cirrosi epatica che ne causò la morte nel 1974 (paradossalmente nel primo giorno di riprese), e al secondo la solita, impeccabile regia, arrivata nelle sue mani dopo la direzione di capolavori assoluti come I soliti ignoti (1958) e L'armata brancaleone (1966), ad avviso di chi scrive senza dubbio le due commedie più belle e riuscite del cinema italiano.

mercoledì 28 gennaio 2015

L'uomo che amava le donne (Truffaut 1977)

Un inno alla gioia che riserva l'amore, uno dei capolavori di François Truffaut, realizzato con molti dei suoi consueti collaboratori: dal soggetto e la sceneggiatura, scritti insieme a Suzanne Schiffman e, stavolta, anche a Michel Fermaud, alla fotografia di Néstor Almendros; dal montaggio di Martine Barraqué alla musica di Maurice Jaubert.

lunedì 26 gennaio 2015

American sniper (Eastwood 2014)

Lascia perplessi l'ultimo film di Clint Eastwood. La sensazione è che uno dei registi più continui degli ultimi anni abbia assecondato un po' troppo la sua fede repubblicana e, sin dalla scelta dell'omonima autobiografia di Chris Kyle, di cui la pellicola costituisce l'adattamento, abbia voluto realizzare una pellicola di pura propaganda nazionalistica, che non a caso, conoscendo gli orientamenti dell'Academy Awards ha ricevuto ben 6 nomination agli Oscar 2015, onestamente troppi.

sabato 24 gennaio 2015

Big Eyes (Burton 2014)

Tim Burton alle prese con una storia realmente accaduta: sembra quanto di più lontano possibile dall'immaginario del regista di Burbank, ma va riconosciuto che la storia di Big Eyes è davvero lontana dalla verosimiglianza comunemente intesa. Solo in un altro caso il cineasta si era misurato con una storia reale, quando realizzò Ed Wood (1994), la biografia di uno dei registi più bistrattati della storia del cinema.

mercoledì 21 gennaio 2015

La regola del gioco (Renoir 1939)

Una delle commedie più celebri della storia del cinema (vedi il film), un dramma giocoso o, per dirla come Jean Renoir nei titoli di testa, una "fantasia drammatica". 
Rivoluzionario per la sua tematica libertina, il film sin da subito rivela la sua natura profondamente letteraria, chiudendo i titoli di testa  con una citazione da Il matrimonio di Figaro di Beaumarchais (1784), che la dice lunga sull'intento programmatico del regista: «O cuori sensibili, cuori fedeli, / Che condannate l’amore leggero, / Cessate i vostri lamenti crudeli: / È forse un crimine cambiare? / Se Amore porta le ali, / Non è forse per volteggiare? / Non è forse per volteggiare? / Non è forse per volteggiare?».

lunedì 19 gennaio 2015

Storie pazzesche (Szifrón 2014)

Prendete un po' di Quentin Tarantino, un po' di Robert Rodriguez, un inevitabile pizzico di Pedro Almodóvar, che del film è anche produttore insieme al fratello minore Agustín, qualche idea di Alfred Hitchcock, alcune immagini di Luis Buñuel e perché no, anche qualcosa della commedia italiana degli anni '50 e '60, e avrete il bel film dell'argentino Damián Szifrón, appena candidato all'Oscar tra i migliori film in lingua straniera.

sabato 17 gennaio 2015

L'ultimo metrò (Truffaut 1980)

Parigi. Seconda guerra mondiale. 1942. La città è occupata dai nazisti, ma i parigini non rinunciano a cinema e teatri, e per evitare di rimanere fuori durante il coprifuoco devono riuscire a prendere l'ultimo metrò, espressione che in francese (Le dernier metro) designava il concetto che lo spettacolo non si sarebbe fermato, una sorta di "the show must go on" transalpino.

giovedì 15 gennaio 2015

La ballata del Boia (Berlanga 1963)

La commedia dello spagnolo Luis García Berlanga è davvero un gioiellino, purtroppo pressoché ignoto in Italia dove sicuramente avrebbe meritato più attenzione. Ben inteso, non si tratta di un capolavoro, ma la sceneggiatura scritta dallo stesso regista, in collaborazione con Rafael Azcona e soprattutto con Ennio Flaiano, nonché la presenza da protagonista di Nino Manfredi e la fotografia di Tonino Delli Colli, ne fanno un film che alle nostre latitudini dovrebbe essere maggiormente noto.

martedì 13 gennaio 2015

Saluto a Anita Ekberg (29/9/1931 - 11/1/2015)

Un pezzo di immaginario cinematografico se ne va!
Sono molte le sequenze della storia del cinema che hanno lasciato il segno, ma quella di Anita Ekberg che fa il bagno nella Fontana di Trevi, davanti ad uno stralunato Marcello Mastroianni, ne La dolce vita di Fellini (1960), è una delle più indelebili e la sua protagonista va sicuramente inserita tra le icone di quel decennio e non solo.
L'attrice svedese, naturalizzata italiana, che viveva in una villa nei pressi di Genzano, si è spenta a 83 anni in una clinica dei Castelli Romani, dov'era in condizioni gravi da alcuni anni dopo una frattura al femore.