mercoledì 26 agosto 2026

Viaggio in Italia (Rossellini 1954)

Una crisi matrimoniale che deflagra e si risolve durante un viaggio a Napoli. Questa la particolare versione di Grand Tour che Roberto Rossellini mette in scena in un film, che doveva inzialmente essere l'adattamento del romanzo di Colette, Duo (1934). Non avendone ottenuto i diritti, però, il regista optò per una nuova storia che mantenesse qualcosa dello spirito del libro. Quella storia assume, così, valori assoluti sulla vita e, perché no, raccontare l'effetto che può fare l'Italia a chi la vede per la prima volta, tra preconcetti e sorprese, ma anche rispecchiare valori personali e autobiografici per il regista (trailer e film).

Il suo temperamento tormentato - quel periodo venne chiamato il "periodo psicologico" di Rossellini -, tanto più in coppia, infatti, nel 1957, lo porterà al divorzio proprio da ingrid Bergman, con cui la storia era iniziata nel 1948 dopo una delle lettere più famose della storia del cinema, nella quale dopo aver visto e ammirato Roma città aperta (1945) e Paisà (1946), proponeva "se ha bisogno di un’attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo ‘ti amo’, sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei".
E di quella crisi del regista romano, nella seconda degli anni '50, ha raccontato benissimo il recente film/documentario Roberto Rossellini, più di una vita (De Laurentiis - Brunetti - Massara 2025), presentato all'ultimo festival del cinema di Roma, così come ora questo viene presentato restaurato all'imminente mostra del cinema di Venezia.
Sta di fatto che Viaggio in Italia fu il capitolo finale della cosiddetta trilogia della solitudine, dopo Stromboli, terra di Dio (1950) ed Europa 51 (1952), tutti interpretati dalla diva svedese.
Nella sceneggiatura, Rossellini, coaudiuvato da Vitaliano Brancati e Antonio Pietrangeli, non celebra l'Italia, ma spesso ne evidenzia aspetti che la coppia trova di difficile comprensione. Ne sono un perfetto esempio la guida di un'auto a tutta velocità, che sia Alex che Katherine stigmatizzano mentre si stanno dirigendo verso Napoli, e la battuta di Alex, che dice «in questo paese la noia e il rumore si accordano perfettamente».
Rossellini, a tal proposito, non esitò di dichiarare che lo sguardo di molta gente del nord Europa rispetto agli italiani fosse quello di chi entra in uno zoo (vedi).
E va detto, la stessa letteratura del Grand Tour, sempre letta come celebrativa di un Italia vagheggiata da chi tra XVIII e XIX secolo scendeva nel Bel Paese per completare la propria formazione, analizzata con più attenzione, regala molteplici critiche ad atteggiamenti e abitudini dei suoi abitanti (per questo si ascolti, ad esempio, L'altro viaggio in Italia, sorta di antologia sui difetti sottolineati da viaggiatori come Montaigne, Montesquieu, Goethe, Dickens, ecc.).
Alex e Katherine Joyce (George Sanders e Ingrid Bergman) scendono dall'Inghilterra in Italia e vanno a Napoli per sistemare la questione di una casa di campagna ricevuta in eredità da uno zio appena defunto, Michael, rimasto a vivere lì dopo la guerra.
Katherine davanti a uno dei corridori di Ercolano al MANN
La casa, gestita da italiani amici dello zio Michael, è ai piedi del Vesuvio e farà da residenza a marito e moglie che si trovano catapultati in una realtà completamente diversa da quella a cui sono abituati. Naturale che le differenze tra i due in un posto tale non facciano che amplificarsi e l'inevitabile conseguenza è la sempre più totale e reciproca estraneità.
Diverse le canzoni napoletane che costellano il film, su tutte 'O paese d' 'o sole cantata da Giacomo Rondinella, che fa da motivo portante di una colonna sonora curata da Renzo Rossellini, fratello di Roberto, che compose brani che rimandano alle varie scene (Il Museo, La Chiesa delle Fontanelle, Un Canto di Pompei, ecc.).
L'arte figurativa ha un peso determinante nell'economia del film. Persino all'interno della casa di zio Michael ci sono una serie di dipinti di Filippo Palizzi, pittore abruzzese e uno dei primi ad abbracciare il verismo figurativo ottocentesco in quello che era stato il Regno di Napoli, davanti ai quali i personaggi si fermano a parlare.
Katherine e la sua guida tra l'Ercole e il Toro Farnese al MANN
Tanta altra, però, è l'arte e la storia che si respira nelle location (e per il cui approfondimento si segnala l'articolo su Italy for movies). Katherine e Alex arrivano a Napoli in auto e per la prima notte soggiornano all'Hotel Excelsior di via Partenope, dirimpettaio della seicentesca Fontana del gigante, che vediamo nella sua struttura a tre archi, nata per la piazza antistante il Palazzo Reale, e posta dov'è ora solo nel 1906, dopo varie peregrinazioni. La fontana, peraltro, è stata recentemente immortalata di nuovo dal cinema nel bellissimo Parthenope (Sorrentino 2024), dove fa da sfondo al malinconico finale. Difficile identificare il luogo dell'hinterland vesuviano dove si trova la casa al centro della trama, mentre sono più evidenti, per ovvi motivi, i luoghi in cui Katherine si reca ad ammirare capolavori artistici e realtà archeologiche o della fede, che le permettono di entrare più in sintonia con quel contesto.
I protagonisti attraversano via dell'Abbondanza a Pompei
La distanza tra lei e il marito appare evidente anche nelle scelte di come passare il tanto tempo libero di quei giorni: Alex prova a risolvere tutto nel corpo, tra amicizie inglesi (la cena è sul lungomare, al ristorante Bersagliera, lì dal 1919 a oggi), flirta con una delle donne che non disdegna la sua corte, ma poi si avvicina anche a una prostituta; Katherine tutta di testa, riflette a dismisura e visita i luoghi della cultura partenopea. 
E così, vediamo la protagonista passare i suoi giorni al Museo Archeologico Nazionale, tra i bronzi di Ercolano e i marmi della collezione Farnese; ai Campi Flegrei, nell'antro della Sibilla Cumana, a ricordare Enea e i soldati inglesi sbarcati lì pochi anni prima per la guerra; sul Vesuvio, ammirando con terrore i piccoli crateri sempre attivi del vulcano; al cimitero delle Fontanelle, tra i morti di colera e il culto del Purgatorio; agli scavi di Pompei, dove col marito assiste alla rivelazione delle posizioni dei corpi dei defunti durante l'eruzione del 79 d.C. 
Katherine ovunque è intrigata, attenta a tutto, tanto da fotografare alcuni momenti con la sua Rolleiflex al collo (sul Vesuvio), ma allo stesso tempo visibilmente infastidita dalle improbabili guide che incontra sul suo cammino, e da un'infelicità di fondo che ne permea ogni esperienza. 
Tutto contribuisce ad affastellare di pensieri la sua mente, sempre più cupa, attanagliata da un senso della vita che le sfugge, al fianco di un marito binario e pragmatico, incapace di comprendere i meandri del suo sentire, i suoi cortocircuiti, riportando ogni cosa alla ragione ("abbiamo preso una decisione, non c'è bisogno che ti scusi") e all'amore come rapporto di forze (alla richiesta della moglie, "dimmi che mi ami", risponde "se te lo dico, giuri di non approfittarne?").
Due momenti rappresentano tutto questo: il corteo funebre davanti al quale si ritrova la donna camminando per piazza Sanità a Napoli, e che si aggiunge alle riflessioni sulla morte che la colpiscono nelle già citate visite al cimitero delle Fontanelle e agli scavi di Pompei, e, sul versante opposto, la strada festante per la processione della Madonna, dove avviene lo scambio di battute tra i coniugi e che venne girato in piazza D'Amato a Maiori (Salerno).
Il passaggio nell'antro della Sibilla Cumana
Per Roberto Rossellini e Ingrid Bergman, però, come detto, le cose non andarono come nel film, e la loro storia, iniziata con Stromboli - un altro vulcano -, dopo le scene di gelosia e i piatti di pasta rovesciati in testa al regista da parte di Anna Magnani, terminò pochi anni dopo Viaggio in Italia, in un annuncio pubblico di separazione.
Il film venne stroncato sulle prime in Italia, dove fu accusato di dilettantismo e di dispersività, mentre fu osannato in Francia dai Cahiers du cinéma, dove Jacques Rivette scrisse che grazie a questa pellicola "tutti i film sono improvvisamente invecchiati di dieci anni". François Truffaut, invece, ammiratore e amico di Rossellini, arrivò a fare causa ai distributori francesi che ne modificarono il montaggio e ne trasformarono il titolo in La divorcée de Naples, riuscendo infine a ripristinare la versione originale anche in Francia.
L'arte di saper scegliere i buoni amici...


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