Una crisi matrimoniale che deflagra e si risolve durante un viaggio a Napoli. Questa la particolare versione di Grand Tour che Roberto Rossellini mette in scena in un film, che doveva inzialmente essere l'adattamento del romanzo di Colette, Duo (1934). Non avendone ottenuto i diritti, però, il regista optò per una nuova storia che mantenesse qualcosa dello spirito del libro. Quella storia assume, così, valori assoluti sulla vita e, perché no, raccontare l'effetto che può fare l'Italia a chi la vede per la prima volta, tra preconcetti e sorprese, ma anche rispecchiare valori personali e autobiografici per il regista (trailer e film).
Il suo temperamento tormentato - quel periodo venne chiamato il "periodo psicologico" di Rossellini -, tanto più in coppia, infatti, nel 1957, lo porterà al divorzio proprio da ingrid Bergman, con cui la storia era iniziata nel 1948 dopo una delle lettere più famose della storia del cinema, nella quale dopo aver visto e ammirato Roma città aperta (1945) e Paisà (1946), proponeva "se ha bisogno di un’attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo ‘ti amo’, sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei".Sta di fatto che Viaggio in Italia fu il capitolo finale della cosiddetta trilogia della solitudine, dopo Stromboli, terra di Dio (1950) ed Europa 51 (1952), tutti interpretati dalla diva svedese.
Nella sceneggiatura, Rossellini, coaudiuvato da Vitaliano Brancati e Antonio Pietrangeli, non celebra l'Italia, ma spesso ne evidenzia aspetti che la coppia trova di difficile comprensione. Ne sono un perfetto esempio la guida di un'auto a tutta velocità, che sia Alex che Katherine stigmatizzano mentre si stanno dirigendo verso Napoli, e la battuta di Alex, che dice «in questo paese la noia e il rumore si accordano perfettamente».
Rossellini, a tal proposito, non esitò di dichiarare che lo sguardo di molta gente del nord Europa rispetto agli italiani fosse quello di chi entra in uno zoo (vedi).E va detto, la stessa letteratura del Grand Tour, sempre letta come celebrativa di un Italia vagheggiata da chi tra XVIII e XIX secolo scendeva nel Bel Paese per completare la propria formazione, analizzata con più attenzione, regala molteplici critiche ad atteggiamenti e abitudini dei suoi abitanti (per questo si ascolti, ad esempio, L'altro viaggio in Italia, sorta di antologia sui difetti sottolineati da viaggiatori come Montaigne, Montesquieu, Goethe, Dickens, ecc.).
Alex e Katherine Joyce (George Sanders e Ingrid Bergman) scendono dall'Inghilterra in Italia e vanno a Napoli per sistemare la questione di una casa di campagna ricevuta in eredità da uno zio appena defunto, Michael, rimasto a vivere lì dopo la guerra.
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| Katherine davanti a uno dei corridori di Ercolano al MANN |
Diverse le canzoni napoletane che costellano il film, su tutte 'O paese d' 'o sole cantata da Giacomo Rondinella, che fa da motivo portante di una colonna sonora curata da Renzo Rossellini, fratello di Roberto, che compose brani che rimandano alle varie scene (Il Museo, La Chiesa delle Fontanelle, Un Canto di Pompei, ecc.).
L'arte figurativa ha un peso determinante nell'economia del film. Persino all'interno della casa di zio Michael ci sono una serie di dipinti di Filippo Palizzi, pittore abruzzese e uno dei primi ad abbracciare il verismo figurativo ottocentesco in quello che era stato il Regno di Napoli, davanti ai quali i personaggi si fermano a parlare.
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| Katherine e la sua guida tra l'Ercole e il Toro Farnese al MANN |
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| I protagonisti attraversano via dell'Abbondanza a Pompei |
E così, vediamo la protagonista passare i suoi giorni al Museo Archeologico Nazionale, tra i bronzi di Ercolano e i marmi della collezione Farnese; ai Campi Flegrei, nell'antro della Sibilla Cumana, a ricordare Enea e i soldati inglesi sbarcati lì pochi anni prima per la guerra; sul Vesuvio, ammirando con terrore i piccoli crateri sempre attivi del vulcano; al cimitero delle Fontanelle, tra i morti di colera e il culto del Purgatorio; agli scavi di Pompei, dove col marito assiste alla rivelazione delle posizioni dei corpi dei defunti durante l'eruzione del 79 d.C.
Katherine ovunque è intrigata, attenta a tutto, tanto da fotografare alcuni momenti con la sua Rolleiflex al collo (sul Vesuvio), ma allo stesso tempo visibilmente infastidita dalle improbabili guide che incontra sul suo cammino, e da un'infelicità di fondo che ne permea ogni esperienza. Tutto contribuisce ad affastellare di pensieri la sua mente, sempre più cupa, attanagliata da un senso della vita che le sfugge, al fianco di un marito binario e pragmatico, incapace di comprendere i meandri del suo sentire, i suoi cortocircuiti, riportando ogni cosa alla ragione ("abbiamo preso una decisione, non c'è bisogno che ti scusi") e all'amore come rapporto di forze (alla richiesta della moglie, "dimmi che mi ami", risponde "se te lo dico, giuri di non approfittarne?").
Due momenti rappresentano tutto questo: il corteo funebre davanti al quale si ritrova la donna camminando per piazza Sanità a Napoli, e che si aggiunge alle riflessioni sulla morte che la colpiscono nelle già citate visite al cimitero delle Fontanelle e agli scavi di Pompei, e, sul versante opposto, la strada festante per la processione della Madonna, dove avviene lo scambio di battute tra i coniugi e che venne girato in piazza D'Amato a Maiori (Salerno).
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| Il passaggio nell'antro della Sibilla Cumana |
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Viaggio in Italia di Rossellini. Un Grand Tour moderno tra siti culturali e le guide improvvisate di un tempo
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