sabato 1 novembre 2014

Class enemy (Bicek 2013)

Una metafora tra la scuola e la società. È questo il tema del buon film presentato alla Settimana della Critica di Venezia nel 2013 ed uscito solo ora in Italia. Si tratta della pellicola d'esordio del giovane regista sloveno Rok Bicek, appena ventottenne, che galleggiando tra il cinema di Michael Haneke e Monsieur Lazhar (Falardeau 2011), ha realizzato  una pellicola ben diretta e orchestrata, pur se con qualche sbavatura qua e là.


Leggi la trama:
Lo status quo di una classe viene turbato dall'arrivo del professore di tedesco Robert, che sostituisce una collega in maternità, Nusha, rispetto alla quale si mostra molto meno permissivo e con il piglio dell'insegnante di un'altra epoca, molto attento alla disciplina. Il suo atteggiamento rigido e apparentemente impassibile si scontra con la voglia di libertà di alcuni ragazzi, con il bisogno di ribellione di altri e con la convenienza di altri ancora, interessati a boicottare le lezioni. 
Robert rimane piacevolmente colpito dall'esecuzione al pianoforte di un brano di Chopin da parte di Sabina, una ragazza debole e taciturna che però a lezione dimostra di essere poco preparata. Il professore, che forse proprio da lei accetta meno una preparazione approssimativa, la riprende in un colloquio in cui spera di motivarla, senza sapere di andare ad aggravare la condizione psicologica della ragazza, già messa a dura prova dalla propria situazione familiare e che, in un momento di pieno scoramento, in cui tutto sembra crollarle addosso, si toglie la vita.
È questo l'evento che scatena il putiferio nella classe, generando fazioni, contrasti e rivolte. Le accuse più dure sono per Robert, detonatore di un'agitazione fino ad allora rimasta sotto la cenere, incolpato di essere la causa del suicidio della ragazza. Il professore, dopo qualche giorno, prova a riprendere le lezioni, ma alcuni studenti protestano ed escono dalla classe, e, quando tenta di proporre una traccia di tema che possa far sfogare i ragazzi in forma scritta sulla tragedia vissuta, la scena non solo si ripete, ma viene acuita dall'accusa di nazismo.
Il putiferio raggiunge il culmine quando i cinque ragazzi più dissidenti utilizzano la radio della scuola per comunicare in filodiffusione a tutto l'istituto che ciò che è successo è stato causato dal sistema scolastico troppo oppressivo e soprattutto dalla venuta del professor Zupan.
Dopo la tempesta, però, tornerà la quiete: Robert lascerà il posto alla titolare della cattedra, alcuni ragazzi ne usciranno più maturi e il resto dei professori continuerà a far passare i giorni senza comprendere bene il proprio ruolo di educatori...
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Durante la storia, le dinamiche che si generano di fronte alle difficoltà sono molto simili ai comportamenti delle persone in società, cosicché uno stato di "crisi" causa la ricerca di un capro espiatorio (Robert). Allo stesso modo si creano distanze tra i membri della comunità, che agiscono spinti da idee e obiettivi differenti, al pari dei partiti politici: i ribelli contestatori; la migliore amica di Sabina; il secchione della classe; i professori; i genitori dei ragazzi.
I ribelli hanno diverse motivazioni per contestare: Luka, che ha perso la mamma da poco, sfoga la sua rabbia; Tadej, che odia tutto e tutti con idee destrorse di chi non sa nemmeno cosa significhino, approfitta per denunciare il sistema-scuola; una delle ragazze si fa trascinare dagli altri contestatori, senza esserne troppo convinta e, alle prime difficoltà con il potere costituito (la preside), precisa di essere stata una mera esecutrice di volontà altrui; Nik, infine, è il ribelle senza causa, anarchico e nichilista, erede della tradizione degli huligani del primo Polanski.
La migliore amica di Sabina, Mojka, a differenza loro, pur se triste, non riesce a prendersela con i professori, e soffre intimamente. Il secchione, Primoz, vuole far lezione e pensa solo a se stesso senza alcun senso di gruppo o di solidarietà nei confronti dei suoi compagni: una colpa che Robert gli farà scontare. Anche i professori si comportano in maniera infantile: l'insegnante di educazione fisica, respinta da Robert, diventa la prima sostenitrice dei ragazzi ribelli per vendetta; il professore di matematica, che invece difende strenuamente il collega, forse più per paura che prima o poi capiti anche a lui che per reale convinzione, si addolcisce parecchio quando tutto sembra essere risolto, perdendo ogni capacità critica.
I genitori degli studenti, infine, dimostrano i difetti dei propri figli e si differenziano tra permissivisti, colpevolisti, interessati solo al profitto e, infine, quelli che in società sembrano esserci capitati per caso. Geniale a tal proposito la reazione della coppia di genitori cinesi che chiedono semplicemente se il proprio figlio è coinvolto negli scontri e, dopo la risposta negativa, si alzano ed escono dalla scuola.
Molto suggestiva, inoltre, la sequenza durante la quale i ragazzi indossano una maschera con il viso di Sabina, ma tra la sorpresa generale lo fa anche il professore, con un gesto che convince anche l'imperterrito "secchione" Primoz a seguire gli altri. È questa l'occasione in cui Robert fa leggere a Mojka lo splendido tema da lei scritto a partire dalla frase di Thomas Mann proposta come traccia dal professore: "La morte di un uomo è meno affar suo che di quelli che gli sopravvivono". Da quelle parole emerge tutta la rabbia di una ragazza che ha perso la sua migliore amica, che nel suicidarsi ha pensato solo a se stessa, lasciando tutti nello sconforto, un atto di egoismo che l'amica non riesce proprio a perdonarle.
Igor Samobor, star slovena, è perfetto nei panni del professore intransigente con un'etica e un amore per il proprio mestiere fuori dal comune, ma i cui metodi per i sistemi scolastici attuali appaiono un po' fuori moda. Persino la direttrice, che pure lo sostiene davanti ai ragazzi e ai loro genitori, gli spiega che le cose sono cambiate con una frase che testimonia perfettamente il passaggio dei tempi: "prima loro temevano noi, ora noi temiamo loro".
Il finale sul traghetto che porta i ragazzi in Grecia nella gita di fine anno - forse la sequenza meno riuscita del film -, con il "fantasma" di Sabina che passeggia tra di loro, non solo mostra i diversi atteggiamenti degli studenti, ma anche la superficialità dei professori, che ridono e scherzano: ormai tutto è passato e la vita va avanti, proprio come aveva detto il professor Robert Zupan...

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