martedì 3 giugno 2014

Cinema e vampiri

Max Schreck in Nosferatu di Murnau (1922) 
L'uscita del film di Jim Jarmusch Solo gli amanti sopravvivono ci offre l'occasione di ripensare al prolifico rapporto tra la storia del cinema e le storie legate ai vampiri.
I primi titoli che vengono in mente sono Nosferatu (Murnau 1922) e Dracula di Bram Stoker (Coppola 1992). A settant'anni esatti di distanza l'uno dall'altro, sono indubbiamente due dei massimi capolavori del genere.
Il primo, con un indimenticabile Max Schreck che impersona il conte Orlok, è un caposaldo assoluto del cinema muto, del cinema espressionista e del cinema horror, nonostante Friedrich Willelm von Murnau dovette modificare, per questione di diritti d'autore, titolo (Nosferatu in rumeno è il non morto), luogo d'ambientazione e nome dei personaggi.
Non ebbe lo stesso problema Francis Ford Coppola, che poté così dirigere il film più fedele al romanzo di Bram Stoker, il cui nome compare persino nel titolo ufficiale della pellicola del 1992. Il conte Vlad di Gary Oldman ha fatto epoca, così come la coppia interpretata da Keanu Reeves e Wynona Ryder, rispettivamente nei panni di Jonathan Harker, l'avvocato inviato in Transilvania, e della sua fidanzata Mina Harker, sono rimasti indelebili nella memoria.
Gary Oldman e Wynona Ryder
nel Dracula di Coppola
Tornando ai primi decenni di storia del cinema, però, subito dopo l'era del muto vennero girati almeno altri due capolavori, pressoché contemporanei: Dracula di Tod Browning (1931) e Vampyr - Il vampiro di Carl Theodor Dreyer (1932). Nel film del regista statunitense, entrato nella storia dell'horror non solo per questa pellicola ma anche per quella dell'anno seguente, Freaks, la storia proposta è quella del romanzo del 1897 e vede come protagonista Bela Lugosi, l'attore ungherese che già si era imposto all'attenzione del pubblico nell'adattamento teatrale della storia, messo in scena a Broadway sin dal 1927. Un curioso particolare coinvolge quest'opera che, per il mercato messicano, venne totalmente rigirata in lingua spagnola, diretta da George Melford e interpretata da altri attori, utilizzando durante la notte gli stessi set della versione americana.
Il film del 1932, invece, è il primo lungometraggio sonoro del maestro danese Dreyer che prende le distanze dai suoi precedenti e per la sua storia si ispira alle novelle di Joseph Sheridan Le Fanu e, su tutte, a Carmilla, che lo scrittore irlandese aveva scritto nel 1872, ben venticinque anni prima dell'opera del connazionale Bram Stoker.
Bela Lugosi in Dracula di Tod Browning (1931)
Di oltre un ventennio successivo è Dracula il vampiro di Terence Fisher (1958), vero e proprio maestro del genere, che non solo riprende la storia più famosa del conte Vlad, qui interpretato da Cristopher Lee, ma ne realizza prima uno spin off dal titolo Le spose di Dracula (1966), e poi il sequel, con lo stesso protagonista, Dracula, principe delle tenebre (1966). La casa di produzione britannica, la Hammer, ci prese gusto e, pur se con altri registi, sfruttò il filone e il volto di Lee in una saga che previde altri cinque film, usciti tra il 1968 ed il 1974 (Le amanti di Dracula; Una messa per Dracula; Il marchio di Dracula; 1972: Dracula colpisce ancora!; I satanici riti di Dracula), oltre ad un secondo spin off, l'improbabile La leggenda dei 7 vampiri d'oro, storia di un cinese che si reincarna in Dracula per poi tornare nel suo villaggio.
Al 1967 si attesta quello che rimane il massimo esempio parodistico dei film sui vampiri, il bel Per favore, non mordermi sul collo! di Roman Polanski che, oltre a passare in rassegna con grande ironia tutti i luoghi comuni del tema, si segnala come l'unico film in cui la splendida Sharon Tate riuscì a recitare con il marito, prima dell'immane tragedia di Beverly Hills in cui rimase vittima dei seguaci di Charles Manson.
Sharon Tate e Roman Polanski in Per favore non mordermi
sul collo
 del regista polacco (1967)
Nel 1979 Werner Herzog realizzò Nosferatu. Il principe della notte, un remake del film di Murnau, ma che, pur ispirandosi alla pellicola più che al romanzo di Bram Stoker, divenne esso stesso un capolavoro, con la strepitosa interpretazione di Klaus Kinski e la presenza della bellissima Isabelle Adjani.
Quattro anni dopo Tony Scott esordì nella regia con Miriam si sveglia a mezzanotte (1983) tratto dall'omonimo romanzo di Whitley Strieber, recitato da un trio d'attori d'eccezione, quali Catherine Deneuve, David Bowie e Susan Sarandon, e con la magnifica fotografia curata da Stephen Goldblatt.
Con questi ultimi film appare evidente l'esigenza, divenuta ancor più imprescindibile dopo il film di Coppola, di allontanarsi dal romanzo di Stoker, preferendogli diverse fonti di letteratura vampiresca. Altro frutto di questo cambiamento è Intervista col vampiro di Neil Jordan (1994), tratto dall'omonimo primo romanzo delle Cronache dei vampiri di Anne Rice (1976), con un cast straordinario che prevedeva i nomi di Tom Cruise, Brad Pitt, Kirsten Dunst, Antonio Banderas e Christian Slater. L'anno dopo il film di Jordan è seguito quello di Abel Ferrara The Addiction - Vampiri a New York (1995), con Lili Taylor, Annabella Sciorra e il solito, meraviglioso, Christopher Walken, in cui il regista statunitense ha aggiornato il tema con un modernissimo parallelo tra dipendenza dalla droga e vampirismo.
David Bowie e Catherine Deneuve in Miriam si sveglia a
mezzanotte
 (Tony Scott 1983)
Lo slittamento parodistico, già visto con Polanski, raggiunge le note dello splatter con Robert Rodriguez, che nel 1996 firma Dal tramonto all'alba, con George Clooney, Quentin Tarantino, Harvey Keitel e Juliette Lewis, tutti invischiati in una folle battaglia contro i vampiri.
Un'altra soluzione è stata quella metacinematografica, con il bell'esempio di Edmund Elias Merhige, che nel 2000 ha girato L'ombra del vampiro, un film che racconta la realizzazione di Nosferatu del 1922, con John Malkovich nella parte di Murnau e Willem Dafoe - chi altri se non lui ? - in quella di Max Schreck.
Klaus Kinski e Isabelle Adjani nel
Nosferatu di Werner Herzog (1979)
Il XXI secolo ha inanellato alcuni film blockbuster che non hanno fornito concreti apporti alla storia del genere vampiresco, se non avvicinandola sempre di più al cinema dei supereroi. Mi riferisco a opere come Underworld (Wiseman 2003), che ha generato una serie di altre pellicole - Underworld: Evolution (2006), Underworld - La ribellione dei Lycans (2009), Underworld - Il risveglio (2012) -, ma anche Van Helsing (Sommers 2004), che nel titolo ripropone il nome dell'antagonista del conte Vlad nel romanzo di Stoker, ma che nella trama inserisce anche Victor Frankenstein e la sua creatura, l'uomo lupo, Dr. Jekyll e Mr Hyde, in un'ipertrofica addizione di personaggi. Vampiri, lupi mannari ed altre figure "sovrannaturali" sono anche alla base della saga di Twilight, nata con i romanzi di Stephenie Meyer, poi trasposti sullo schermo con grande successo, soprattutto tra il pubblico adolescente, su cui ha fatto molta leva la presenza dei protagonisti Kristen Stewart e Robert Pattinson...
E allora ben venga il film di Jim Jarmusch, che forse pecca nella trama scarna, ma che ci riporta sul filone più alto di una tradizione cinematografica che da qualche tempo s'era interrotta...

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