venerdì 17 luglio 2026

Odissea (Nolan 2026)

Christopher Nolan ha riportato al cinema un peplum gigantesco, al passo coi tempi, grazie a tanta tecnica, un overcasting di grande livello e un budget di 250 milioni di dollari. 
Il risultato è strabiliante: la sua Odissea avvince, coinvolge, tiene incollati alla poltrona per quasi tre ore, che volano e durante le quali, quando ci si stacca dallo schienale è per provare ad avvicinarsi allo schermo ed entrare in scena con i personaggi.
Sulla storia stavolta per ovvi motivi c'era poco da aggiungere e questo, ad avviso di chi scrive, ha aiutato il regista londinese, da sempre attratto da lambiccamenti e spiegazioni parascientifiche, a lasciare maggior spazio alla narrazione per immagini, che attraverso un sonoro magnifico (forse l'aspetto più travolgente della pellicola), si fonde con il tono epico, un ricco simbolismo e una spiccata componente filosofica, dando un risultato eccezionale (trailer).
Il viaggio di Ulisse (nell'edizione italiana si è scelto il nome usato da Virgilio nell'Eneide, a cui siamo più abituati, e non Odisseo, usato nella versione originale, come da testo greco) è raccontato attraverso un'inevitabile selezione e non seguendo perfettamente la cronologia del poema, indubbio merito del film che, attraverso il montaggio, ha così dato ancora più dinamismo all'opera.
Vediamo così il protagonista, interpretato da un ottimo Matt Damon, sia nel cavallo di Troia che nella presa della città; e poi nel racconto del IX libro del poema, nella grotta del ciclope Polifemo (Bill Irwin), il cui accecamento causa la vendetta del padre, il dio del mare Poseidone, che costringe Ulisse e i suoi uomini ad altri dieci anni di viaggio. Tra gli episodi successivi ci sono quelli del X libro: l'incontro con i Lestrìgoni, i giganti cannibali che riducono la flotta di Ulisse a una sola nave, e l'approdo all'isola di Eea, dove Circe (Samantha Morton) trasforma in maiali i suoi compagni; la discesa nell'Ade dell'XI libro (qui semplificata come visione notturna sulla spiaggia e non una vera catabasi, che avrebbe messo a dura prova Nolan e il suo budget); il canto delle Sirene e lo spaventoso passaggio di Scilla e Cariddi del XII libro; e infine, naturalmente molto sintetizzato, il ritorno a Itaca, dall'incontro con il porcaio Eumeo (John Leguizamo), l'unico rimastogli fedele (libro XIV), all'eccidio dei Proci (libro XXIII).
Ulisse e Atena
Qua e là, invece, si ripetono dei momenti in cui vediamo Ulisse interagire con Atena (Zendaya), con Calipso (Charlize Theron), in scene simili a sogni e visioni, qualcosa di molto vicino al cinema rarefatto e poetico di Terrence Malick, che si alternano alle altre, dando più respiro alla narrazione.
Tanti i flashback che naturalmente ci informano su quanto accaduto a Troia, ma anche tanto montaggio alternato che, nello stesso momento cronologico, ci mostra cosa accade a Ulisse sulle sponde del Mediterraneo, a Penelope (Anne Hathaway) e la sua corte a Itaca, nonché a Telemaco (Tom Holland) che va da Menelao (John Bernthal) a chiedere notizie su suo padre (libro IV).
È proprio qui che al fianco del rude Menelao (Jon Bernthal) ci viene mostrata Elena, interpretata da Lupita Nyong'o, che viene sì ricordata come causa della guerra di Troia, ma anche specificato di come si trattasse di un pretesto per uno scontro originato da motivi politici ed economici.
Ulisse e Calipso
Sulla scelta dell'attrice messicana di origini kenyote, che interpreta anche la sorella di Elena, Clitemnestra, si sono già spese così tante inutili parole per una speciosa discussione filologica (uno degli appellativi usati da Omero per lei e non solo è λευκώλενος, "dalle bianche braccia"), mai fatta in passato per altri personaggi - soprattutto maschili, ça va sans dire -, né in questo stesso film per tante altre questioni. La filologia è lontana dal progetto di Nolan, per questo ridurrei le polemiche a un semplice molto rumore per nulla... il film è altrove e la straordinaria bellezza di Elena è indiscutibile.
Il cavallo di Troia (Nolan) e
la Statua della Libertà (Schaffner)
Se è per questo il racconto del cavallo di Troia è appena citato nell'Odissea di Omero e sviluppato, così come lo conosciamo, nel secondo libro dell'Eneide di Virgilio, e i troiani non lo trovano certo conficcato per metà nella sabbia come compare nel film di Nolan, dove sembra omaggiare l'indimenticato paesaggio distopico de Il pianeta delle scimmie (Schaffner 1968), in cui si vedeva così la Statua della Libertà (peraltro facevano qualcosa di simile già alcune scene della serie tv distopica Fallout, ideata nel 2024 da Jonathan Nolan, fratello di Christopher).
Inoltre la spilla con le fattezze di Atena, principale sostenitrice di Ulisse, che Penelope dà al marito, è un'invenzione assente nel poema, che al massimo descrive una fibula con un cane che azzanna un cerbiatto sulla veste dell'eroe (Od. XIX, 225-231).
Forse la maggiore esagerazione di Nolan stavolta è nella figura di Agamennone che, al momento dell'apertura delle porte di Troia, si tinge di autocelebrazione del regista e si mostra come un "cavaliere oscuro" dell'antichità.
Il ruolo rivestito dal sonoro all'interno del film meriterebbe l'analisi approfondita di studiosi del settore come Michel Chion. Basti qui farlo con tre momenti eccezionali. Il primo è quello in cui i troiani trovano il cavallo dell'inganno, con al suo fianco l'acheo Sinone (Elliot Page): seguiamo lo scambio ben poco amichevole prima così, sulla spiaggia, e, più avanti, quando Menelao racconta a Telemaco l'impresa di Troia, dalla posizione di Ulisse pressato con gli altri all'interno del cavallo. Il protagonista non può vedere nulla, se non un po' di luce che trapela allo scoccare di una freccia, e così sentiamo le parole di Sinone e dei troiani attutite dal cavallo stesso.
Polifemo
Il secondo è quello del passaggio della nave di Ulisse davanti alle rocce con le Sirene, durante il quale l'audio dello spettatore è il medesimo di quello dei marinai che remano e hanno l'udito attutito dai tappi di cera: il sonoro cambia nettamente quando vediamo uno di loro otturarsi le orecchie e rimane tale per tutta la sequenza, in questa sorta di "soggettiva sonora", mentre Ulisse si dispera legato all'albero maestro pur di ascoltare quel canto, spinto dalla sua proverbiale curiosità.
Il terzo è rappresentato dalla sequenza della battaglia contro i Proci, in cui le percussioni incalzano sempre di più con un ritmo saliente e così coinvolgente da non fare staccare gli occhi dallo schermo nemmeno per un secondo.
La spilla con Atena: uno dei simboli del film
Nolan ha girato tutto, per la prima volta nella storia del cinema, su pellicola IMAX 70 mm (il doppio dei canonici 35 mm e con una risoluzione a quasi 18k a fronte dei 4k consueti), una scelta che ha complicato moltissimo le riprese: per spostare l'enorme macchina da presa erano necessarie almeno cinque persone e, per non sentirne il rumore, è servita una cassa metallica insonorizzante che ne ha aumentato peso e ingombro. Tutto questo rende praticamente impossibile vedere una proiezione che restituisca esattamente quello che il regista ha concepito per il suo film e con lo schermo a 1.43:1 in tutta Europa esistono solo 7 sale che lo permettono, mentre in Italia bisogna scegliere se vederlo in pellicola, ma con l'inquadratura tagliata a  (3 sale); oppure in IMAX digitale e, quindi, non in pellicola, a 4k e con l'inquadratura tagliata un po' meno (7 sale) - leggi. In tutti gli altri cinema il rapporto dello schermo è addirittura 2.39:1.
Odissea è un'opera monumentale, che esalta il mito abbracciando una sensibilità moderna, ed è girato in maniera impressionante. Le singole sequenze sono tutte molto affascinanti, i droni rendono alcune scene ancora più epiche, con paesaggi e palazzi reali visti dall'alto, così come la città di Troia messa a ferro e fuoco è uno splendido plongée di Aït Benhaddou, famoso villaggio fortificato in Marocco.
Le immagini più poetiche e malinconiche mostrano Ulisse camminare sulla riva del mare e su spiagge infinite tipiche della bassa marea. Qui il protagonista si aggira con tavole lignee in mano e ormai invecchiato e con una lunga barba, tanto da sembrare quasi un novello Mosè con le tavole della legge, mentre in realtà è sull'isola di Ogigia, da Calipso, dove raduna le assi per la zattera che lo porterà a Itaca.
Penelope tesse la sua tela dietro un grande separé ligneo a grata, da cui i pretendenti, guidati da Antinoo (Robert Pattinson), possono solo intravederla. Naturalmente, lo spazio diviso dalla sala principale, in cui i Proci gozzovigliano, contiene il telaio dove la donna lavora.
Il telaio di Penelope e il dipinto di Velazquez
Con una irrinunciabile suggestione storico-artistica, il dettaglio fa pensare a uno dei dipinti più famosi che mostra l'arte della tessitura, Le filatrici di Diego Velazquez (Museo del Prado, 1657), oggi perlopiù interpretata in versione mitologica, come la sfida tra Atena e la giovane Aracne, poi punita dalla dea per ybris. Nel dipinto la dea Atena vi compare in vesti umane, proprio come accade nel film di Nolan, mentre Aracne lavora al telaio verticale, come Penelope.
E che la storia dell'arte sia presente nella pellicola è cosa certa, dato che la statua di Atena che vediamo più volte a Troia riproduce lo stile dell'Hera di Samo (Louvre) e di altri manufatti simili della scultura ionica di VII-VI a.C. E, a proposito di simboli, è un piccolo capolavoro l'ellissi tra la sua versione umana, con Zendaya tenuta da due uomini, e la decapitazione della statua con la testa che rotola.
Ma sarebbero tanti i momenti da descrivere con attenzione, come nel caso di Polifemo e della metamorfosi in maiali degli uomini di Ulisse. Per la figura del ciclope è straordinario il lavoro fatto su Bill Irwin e l'occhio, ruotato di 90° rispetto alla tradizione figurativa (e cinematografica), dà al personaggio un aspetto ancora più mostruoso, come tutto ciò a cui non siamo abituati. Circe, invece, anche qui a differenza del testo omerico (a ulteriore conferma che il film non sia una versione filologica del poema), non usa nessuna bacchetta per trasformare i marinai, ma manipola letteralmente i loro volti e i loro corpi come fossero di terracotta, in una sequenza di body horror degna della "nuova carne" di David Cronenberg.
Agamennone
Nolan, infine, è invece piuttosto fedele al poema su piccoli dettagli, come quelli del riconoscimento di Ulisse al suo ritorno a Itaca: Argo che scodinzola sul letamaio un attimo prima di morire (Od. XVII, 290-327) o l'anziana schiava di Penelope, Euriclea, che lo riconosce notando una cicatrice sul ginocchio mentre gli lava i piedi (Od. XIX, 349-398).
Mai come questa volta quella di Ulisse è la storia di un fallimento, poiché i massimi desideri umani si rivelano essere "ciò che avevi già e hai perso", con il tramonto della legge di Zeus, la decapitazione della statua di Atena, dea della saggezza, e la fine di un'era, quella del bronzo.
Il futuro è fatto di secoli bui, durante i quali le storie dell'Iliade e della città di Troia verranno raccontate dagli aedi diventando leggenda. La chiave nichilista sull'umanità è tutta nella risposta di Ulisse alla sorpresa di uno degli uomini nella grotta di Polifemo, che si chiede perché il ciclope non avesse parlato prima e lo faccia solo per pregare suo padre Poseidone: "tu parleresti con le formiche?"

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