Steven Spielberg allo stato puro, un po' Incontri ravvicinati del terzo tipo, un po' E.T. - nelle sue parti migliori - con l'aggiunta di una cavalcata sugli stereotipi del complottismo USA (e non solo). E poi, tanta azione, mdp sempre in movimento e un congegno ingegneristicamente perfetto, eppure, ancora una volta, come gli capita sempre più spesso, freddo, inerte.
Disclosure day, per chi scrive, passa un'intera prima parte a intrattenere labilmente lo spettatore, aggrovigliandosi nelle sue stesse spire, per poi fluire più liberamente nella seconda sezione, quando tutto accade davvero, e si intravedono lampi dello Spielberg migliore, quello sentimentale e fanciullesco (trailer).
Siamo in Virginia e Daniel Kellner, Danny (Josh O'Connor), si è allontanato dalla Wardex Corporation, un'agenzia segreta che collabora con il governo statunitense e per la quale lavora, fuggendo con importanti dati d'archivio. L'uomo a capo dell'azienda, Noah (Colin Firth), sta facendo di tutto per riacciuffarlo, al grido di "la storia non ha un tasto reset, se premi un pulsante non torna indietro".
I dati segretati di cui il ragazzo è in possesso - che dovrebbero rimanere ignoti ancora per 79 anni - sono quelli che testimoniano una serie di incontri con gli extraterrestri, tra cui le immagini del famoso incidente di Roswell (2 luglio 1947).
La sceneggiatura, firmata da David Koepp, ripete più volte che si tratta della maggior fuga di notizie dai tempi di Cuba1962, precisando che anche i presidenti USA, al massimo dopo due mandati (8 anni), non conoscono più gli aggiornamenti di certe vicende, evidentemente chiare solo a chi lavora da tanti anni alla Wardex, secondo uno dei mantra complottistici per antonomasia.
Danny si rifugia nel vecchio convento di Sainte Claire of the Dawn con l'ex ragazza, Jane Blankenship (Eve Hewson), un tempo novizia in quello stesso istituto, poi abbandonato dopo aver perso la fede.
Il protagonista è in costante contatto con Hugo Wakefield (Colman Domingo), altro pezzo grosso della Wardex, ma in netto contrasto con Noah sulla questione dei dati segretati.
Al centro della trama, infatti, c'è proprio questo tema: è giusto preservare dalla verità il mondo, sulla base di decisioni oligarchiche? Il film, in maniera manicheista e pienamente spielberghiana, prende apertamente posizione a favore del no, mettendo "i buoni" dal lato della verità ad ogni costo e "i cattivi" dalla parte opposta. Lo stesso Noah preciserà che la gente comune non può e non deve sapere, altrimenti ""quella verità sconvologerà l'ordine costituito in tutto il mondo".
E in effetti, la questione si sposta anche su altri massimi sistemi, come nota anche Jane: le persone, se dovessero sapere che gli alieni esistono, crederebbero in loro e non più a Dio, qui visto chiaramente come oppiaceo sociale. Persino la madre superiora del convento dirà la sua sulla questione della vita sugli altri pianeti, affermando che Dio dice che l'uomo è la suprema creazione sulla Terra, ma che questo non esclude che possa amare altri esseri che vivono altrove (sic!). L'elemento religioso come sistema difensivo, peraltro, viene sviluppato come negli horror di questo tipo: Noah cerca di controllare mentalmente e fisicamente Jane attraverso dei sofisticati congegni elettronici che gli permettono di manovrarla, ma lei stringe con forza un crocifisso che le procura ferite sanguinanti sulla mano, a mo' di stimmate. Proprio la croce di Jane, anche a livello simbolico, fa da contraltare al controller - una sorta di gamepad monolitico - che Noah usa per manovrarla.
Nel frattempo, più ad ovest, in Missouri, Margaret Fairchild (Emily Blunt), che trasmette il meteo da una tv di Kansas City, si rende conto di avere improvvisi poteri di onniscienza: guarda le persone negli occhi ed è in grado di leggere le loro vite, cosa hanno fatto, come si chiamano i loro congiunti, ma anche parlare lingue straniere, mai conosciute, a seconda della nazionalità del suo interlocutore.
Spielberg, inutile dirlo, conosce e mette in pratica tanti giochi narrativi con le immagini e arricchisce la trama di elementi tecnologici e rimandi letterari e filmici. Si va così da una bella ellissi tra i corn flakes versati in una tazza e la grandine citata dal meteo, a Jane che è solita sognare Hansel e Gretel; da una sorta di evolute pen drive trasparenti e luminose in cui sono raccolti i dati, ai cerchi nel grano che si formano attorno a Danny (come non pensare a Il Sesto Senso, Shyamalan 1999?) e che riprendono il logo della Wardex.
La mdp è sempre in movimento, in maniera funzionale all'azione e allo stato di ansietà dei personaggi: i droni la portano in alto e la fanno girare attorno agli attori, ma non mancano carrelli, panoramiche a 360° anche dal basso.
Spielberg, poi, si lascia andare anche a inseguimenti d'auto degni di un film di 007, con Danny e Jane prima e Danny e Margaret dopo, che fuggono dagli uomini di Noah, sfondando finestre, saltando alture, arrestandosi davanti a crepacci o davanti a passaggi a livello per poi spostarsi su treni in corsa rischiando la vita e sventandola sempre all'ultimo secondo, come da copione. In queste sequenze al cardiopalmo thriller e horror si alternano spesso (così come accadeva nella lotta tra crocifisso e controller) e lo dimostra una lama di coltello su cui vediamo specchiato il volto di chi la impugna. Hitchcock è sempre dietro l'angolo (si pensi prima, per gli inseguimenti, a I sabotatori, 1942, a Delitto per delitto, 1951, ma soprattutto a Intrigo internazionale, 1959, e poi a Il delitto perfetto, 1954).
Il nodo narrativo del legame tra Danny e Margaret sposta la citazione fino al metacinema, con la donna che si ritrova ad entrare nella ricostruzione della casa in cui è cresciuta, in un momento che rimanda inequivocabilmente a The Truman Show (Weir 1998), per il quale, tra l'altro, lo stesso Spielberg fu contattato per la regia. L'infanzia di Margaret, poi, arriva fino a un flashback in cui il regista di Cincinnati rimette tutto in mano alla fiaba, con lei bimba che intona il motivo della Cenerentola Disney e che viene avvicinata e quindi guidata da animali che non sono esattamente animali...
Infine, anche il confronto tra le due menti della Wardex, Noah e Hugo, amici diventati rivali per questioni ideologiche, fa istintivamente pensare allo scontro tra Darth Vader e Obi-Wan Kenobi in Guerre stellari (Lucas 1977). E in questo caso non serve nemmeno precisare il livello d'amicizia tra George Lucas e Steven Spielberg, ma ricordare che John Williams fu autore della colonna sonora di Star Wars proprio grazie all'insistenza di Spielberg che lo aveva avuto per Lo squalo (1976). Neanche a dirlo, lo stesso Williams firma le musiche di Disclosure Day.
I finti filmati segretati e l'incontro con l'Extraterrestre valgono il prezzo del biglietto: "il giorno della rivelazione" (il disclosure day) ha stabilito che "il mondo è appena cambiato" e gli smartphone sono il mezzo con cui la popolazione guarda quella trasformazione in ogni dove. Spielberg, invece, non cambia, resta a chi guarda la scelta di prendere o lasciare: matematica, tecnologia, religione e manicheismo vengono prestati a una fiaba che lo spettatore può collocare dove crede, tra utopia o distopia.








Nessun commento:
Posta un commento