venerdì 27 febbraio 2026

Send Help (Raimi 2025)

Bentornato Sam Raimi!
Con un horror coinvolgente, da fantafestival, il regista de La casa (1981) e de L'armata delle tenebre (1992), torna al passato ma aggiorna il tutto a tematiche modernissime, in cui mondo del lavoro e maschilismo vengono sbeffeggiati in un film liberatorio e catartico.
Send help diverte, tiene legati alla poltrona, ed è girato magnificamente con panoramiche a schiaffo e droni che compiono arditi movimenti di macchina. In un alcuni casi, poi, il regista statunitense ci coinvolge in un disastro aereo dai ritmi vertiginosi, in una caccia al cinghiale da urlo in soggettiva, e ci regala un'ellissi che da testa diventa palla da golf! Sam Raimi è un maestro nel creare tensione, manipolare letteralmente l'attenzione dello spettatore, spostandone il favore per i personaggi a seconda dei momenti della vicenda narrata (trailer).
Al coinvolgimento, inoltre, contribuisce anche la bella colonna sonora di Danny Elfman e una liberatoria hit del passato come One Wayor Another dei Blondie (1979).
Linda Liddle (Rachel McAdams) è un'impiegata di una grande azienda; lavora molto, ma il suo impegno non viene mai riconosciuto dai superiori e riceve mai la promozione sperata e promessa. Anzi, il suo capo diretto, Donovan (Xavier Samuel), sfrutta le sue capacità per poi farsi bello con il suo lavoro. Le cose non migliorano quando come CEO arriva un altro giovane manager, Bradley Preston (Dylan O'Brien), il figlio dell'unico datore di lavoro che riconosceva i meriti di Linda e che naturalmente è passato a miglior vita.
Sam Raimi riesce a fare cinema impegnato con un b-movie - sembra di essere davanti a Ken Loach passato all'horror - e ci fa notare che i malcostumi da combattere e le disuguaglianze sul mondo del lavoro e nella società sono gli stessi a molte latitudini. La totale assenza di riconoscimento dei meriti lavorativi, poi, qui fa il paio con la sistematica vessazione di una dipendente, ancor più lasciata ai margini perché donna e, come aggravante, colpevole di essere considerata priva di sex appeal (e che a interpretarla sia una splendida Rachel McAdams che per buona parte del film rinuncia alla sua bellezza, non fa che aumentare la stima per l'attrice per la capacità di mettersi in gioco).
Indicative in tal senso, nella prima parte del film, le sequenze in cui Bradley prova un fastidio incontrollabile per il volto di Linda, che non si è resa conto di essere sporca vicino alla bocca di un po' di tonno del pranzo; fa un colloquio a una donna avvenente senza chiederle le competenze, ma flirtando palesemente con lei fino alla molestia ("fino a che punto saresti pronta a spingerti per me?"); accoglie in ufficio la splendida fidanzata, Zuri (Edyll Ismail), che simboleggia tridimensionalmente tutto ciò che non sarà mai Linda (e la cui mano con tanto di anello di brillanti sarà l'occasione per citare Carrie di Brian De Palma, 1976); dimostra che le promozioni al lavoro si ottengono non certo per merito, ma per amicizia, meglio se cameratesca, come nel caso di Donovan, suo vecchio compagno di college, con cui ora condivide anche la passione-status symbol per il golf.
Quel posto di lavoro appare come un vero incubo per chi non fa parte della cricca - e per gli spettatori inchiodati alla poltrona - e Raimi ci spinge a empatizzare con Linda, in modo da parteggiare totalmente per lei. Il punto più alto di questa unione tra spettatore e protagonista si raggiunge quando la donna, chiamata a partecipare a una missione a Bangkok solo per sfruttare ancora una volta la sua solerzia da lavoratrice da soma, viene denigrata dal gruppo di soli uomini manager per un suo provino al reality 'Survivor' che tutti vedono on line noncuranti della sua presenza.
Quello che sembra un elemento insignificante, però, è un perfetto esempio di "pistola di Cechov", perché la passione di Linda per quel programma e per i manuali di sopravvivenza, che vediamo nella sua libreria, saranno fondamentali nella seconda parte della storia che si rivelerà essere un clamoroso contrappasso per Bradley.
I due infatti saranno gli unici a sopravvivere dopo il disastro aereo, stile Lost, che coinvolge il piccolo equipaggio costituito soprattutto da uomini superbi e vacui che viene vissuto da chi siede in sala come pura catarsi. Sull'isola deserta nel golfo della Thailandia su cui naufragano, i ruoli dei due personaggi si invertono completamente: Linda è in grado di costruire una sorta di capanna per ripararsi dal sole canicolare del giorno, di procacciarsi acqua e cibo, e di prendersi cura di Bradley, da cui è anche attratta sessualmente; il suo compagno di sventura, peraltro con una gamba malconcia, è doppiamente dipendente da lei, poiché da perfetto figlio di papà non ha mai avuto bisogno, né l'interesse, di vedersela da solo in nulla.
In questa fortuita vita a due l'aspetto psicologico diventa basilare, poiché Bradley continua a sentirsi il capo di Linda, minaccia di licenziarla, prova a darle ordini, la considera una sottoposta in maniera classista, senza rendersi conto che in quel contesto le regole sociali a cui è abituato sono completamente saltate. Da maschio alfa, poi, non riesce ad accettare di dover dipendere da lei, provando a più riprese a mettersi in proprio e fallendo sistematicamente.
Linda, dal canto suo, prova un comprensibile piacere nel dimostrare tutte le sua capacità al cospetto di chi l'ha sempre denigrata, ma proprio l'attrazione per Bradley la rende spesso vulnerabile e la fa tornare sui suoi passi dopo ogni scontro. La donna, però, non è solo luci e, col tempo, capisce che la sua dimensione sociale è un totale fallimento, e per questo quella che per tutti sarebbe una sventura, per lei non solo è un'avventura, ma un vero e proprio spazio di felicità, forse l'unica situazione in cui dopo anni è a proprio agio. Non è certo la Venerdì di Robinson Crusoe (Defoe 1719) e, pian piano, piuttosto somiglia sempre più alla Annie Wilkes di Misery (King 1987 e, al cinema, Reiner 1990), soprattutto quando dichiara "non scambiare mai la mia gentilezza per debolezza", con uno sguardo penetrante e subito dopo aver terrorizzato Bradley mettendone a rischio la virilità con un coltello.
Il film non separa i due manicheisticamente... forse il buono non esiste, tanto più in situazioni del genere, in cui nessuno può davvero fidarsi dell'altro, e l'homo homini lupus di plautiana memoria, mantra della filosofia di Thomas Hobbes, potrebbe essere il degno titolo di questo avvincente film...

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