sabato 31 ottobre 2026

Possible Love (Chang-dong 2026)

ANTEPRIMA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 2026


"Non desiderare la roba d'altri": con questo esergo biblico-kieslowskiano si apre l'ultimo film di Lee Chang-dong, che si è aggiudicato il Leone d'argento - Gran premio della giuria alla Mostra del cinema di Venezia, con un film socialmente disturbante. Una riflessione sull'invidia, che preannuncia un soggetto in cui classi sociali ed economiche agli antipodi sono alla base di una storia di disagi familiari, in piena tradizione coreana degli ultimi anni.
Ho-seok (Sol Kyung-gu) è in una fase di acuta depressione dopo aver perso il lavoro, al pari del 40% dei suoi colleghi della SP Heavy Industries, che nella volontà dei padroni saranno sostituiti dall'IA. A nulla è valso contro i licenziamenti un grande sciopero represso dalla violenza. Un collega si è persino suicidato e se ne sta celebrando il funerale (trailer). 
In questo contesto la regista Ye-ji (Cho Yeo-jeong) sta girando un documentario sulle lotte sindacali, puntando al pieno realismo della situazione, riprendendo le reazioni della gente, il banchetto funebre, l'insofferenza dello stesso Ho-seok. La moglie del protagonista, Mi-ok (Jeon Do-yeon), accetta addirittura la proposta della documentarista che le chiede di poter riprendere la sua famiglia per metterla al centro del suo film.
Il contrasto tra la ricchezza della regista e la povertà della moglie dell'operaio è evidenziato dalla mdp che si sofferma su borsa, cane, ecc. di Ye-ji, che fungono da attributi del suo stato da benestante. La coppia e il loro bambino, il piccolo Cheol, vengono così intervistati, ripresi nella loro vita quotidiana a casa e fuori, ma solo Mi-ok sembra essere contenta di questa continua esposizione alla telecamera, davanti alla quale ride, scherza, precisa di aver sposato suo marito perché somigliava a Steve Jobbs.
A tratti, la moglie di Ho-seok ha anche dei ricordi della sua infanzia, e quei flashback ci mostrano la madre che lavorava in un autolavaggio: il tutto spiega le sue umili origini e l'improvvisa ammirazione per Ye-ji e suo marito, Sang-woo (Jo In-sung), con cui Mi-ok, Ho-seok e Cheol passeranno alcuni giorni in vacanza, ospiti nella villa che la ricca coppia ha sulla costa ovest della Corea. Un'ospitalità ostentata, che Ye-ji spiega col suo stesso mestiere: "sono una documentarista, devo voler bene alle persone che intervisto". 
Da qui in poi il film vive un'impennata che non lascia più lo spettatore e, dopo un inizio piuttosto pacato, entra sempre più nei meandri della psiche dei personaggi, evidenziando i loro comportamenti, i loro disagi, le loro contraddizioni. E la mdp di Chang-dong, che fa il paio con quella di Ye-ji, non li lascerà mai...
Ed è proprio in quel contesto vacanziero che la distanza tra le due coppie si fa siderale, poiché tutto lì mostra uno status sociale che viene dalle generazioni precedenti, come dimostra la reazione del custode, che a un casuale suono del fischietto scatta e si presenta davanti a Sang-woo da cui attende indicazioni. I due si conoscono da sempre, sono cresciuti insieme, poiché il padre del custode aveva lo stesso ruolo per il padre di Sang-woo. Il marito della documentarista risulta davvero insopportabile, tra sorrisi, bellezza ostentata, affari fatti al pc senza alcuna fatica e parole dette davanti all'oceano, ovviamente nella spiaggia privata di famiglia, in cui sin da bambino si tuffava nudo "per sentirmi libero", dice.
Mi-ok ne è affascinata, ma piano piano inizia a rendersi conto come "questa casa sembra uscita da un romanzo che non ho letto", combattuta tra la voglia di leggerlo e l'inutilità, forse, di quella lettura.
Il rapporto tra Sang-woo e a Mi-ok diventa sempre più ambiguo e il bell'imprenditore si rende conto del potere attrattivo che ha sulla donna, tanto più che per lui quel luogo è il luogo della libertà e lo dice chiaramente, "qui non ho bisogno di fingere", come invece evidentemente è abituato a fare a Seoul.
Tra i flashback che raccontano la vita di Mi-ok, la regia ci mostra anche il suo fidanzamento con Ho-seok, quando lei era operaia tessile e lui giovane militare di leva, che prometteva alla futura moglie di mettere la testa a posto, rinunciando all'alcol e facendo meno risse.
Dall'altra parte, invece, Ho-seok ricorda gli scontri dello sciopero, le manganellate della polizia e il senso dell'abbandono da parte degli altri manifestanti. La sequenza è bellissima e terribile, girata sul tetto dell'azienda, con la soggettiva del protagonista che viene picchiato e costretto alla resa. Da allora per lui "solidarietà, resistenza, unità" sono concetti che hanno perso di valore.
Dopo un'ubriacatura, proprio Ho-seok, nottetempo, sentirà il bisogno di sfogare la sua rabbia contro la vegetazione in riva al mare. Eppure tutta quella sofferenza lo rende più lucido, molto più consapevole di sua moglie della differenza sociale e culturale tra loro e la coppia che li ospita, senza invidie né tantomeno voglia di vendette, "noi non c'entriamo nulla con loro", "continuiamo a vivere", ognuno a suo modo sotto la stessa luna...

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