Nanni Moretti è tornato e lo ha fatto con la grande capacità di farci emozionare, piangere, ridere e riflettere come nei momenti migliori della sua carriera.
A 73 anni appena compiuti, il regista romano trova “uno splendido quarantenne”
che gli fa da alter ego, Louis
Garrel, e, magia del cinema, torna ad esserlo anche lui in una bella storia
romantica, intricata e complessa (come potrebbe essere altrimenti?). Succederà questa notte è un melodramma con tanta commedia, nella
quale l'inimitabile tocco del suo autore si mescola ad alcuni racconti di Legami (2023, ed. it. 2024), la raccolta dello scrittore israeliano Eshkol Nevo, dal quale era tratto anche Tre piani (Moretti 2021).
Matteo (Louis Garrel) sta per avere un figlio con Thea (Melina Åkerman), diciannovenne norvegese che, appena arrivata in Italia col neonato Gregorio, comprende in pochi secondi, ignorata da tutti, che la sua vita in una famiglia del genere sarebbe infelice e da semplice comparsa. Non varca nemmeno la porta automatica degli arrivi, che si apre e si chiude automaticamente, come metafora della scelta che deve prendere, e torna a Oslo, dove la suocera (Angela Finocchiaro), con l’invadenza di un caterpillar, già quando era incinta l’aveva fatta sentire inadatta al ruolo di madre.
Matteo (Louis Garrel) sta per avere un figlio con Thea (Melina Åkerman), diciannovenne norvegese che, appena arrivata in Italia col neonato Gregorio, comprende in pochi secondi, ignorata da tutti, che la sua vita in una famiglia del genere sarebbe infelice e da semplice comparsa. Non varca nemmeno la porta automatica degli arrivi, che si apre e si chiude automaticamente, come metafora della scelta che deve prendere, e torna a Oslo, dove la suocera (Angela Finocchiaro), con l’invadenza di un caterpillar, già quando era incinta l’aveva fatta sentire inadatta al ruolo di madre.
Gregorio crescerà a Roma con la nonna, mentre Matteo farà la sua vita, con un
modello paterno a dir poco ingombrante, gestendo un surreale colpo di fulmine e
un matrimonio piatto e borghese.
Nello stesso momento, dall’altra parte del mondo, in India, Greta (Jasmine Trinca) è presa dal panico dopo una delle più imbarazzanti proposte di matrimonio che il compagno (Edoardo Purgatori) le fa dal palco di una conferenza aziendale. La ragazza chiede al padre (Nanni Moretti) di raggiungerla per parlarne, ed evidentemente sceglie di rinunciare a quella vita, anche se, come Matteo, ne seguirà un’altra altrettanto borghese a Roma, dove sposerà un altro uomo (Antonio De Matteo).
Il film si sviluppa lungo diciassette anni, seguendo una scansione temporale che va avanti di sette anni per due volte, per poi chiudersi con un altro salto di tre anni.
Di fatto sia Matteo che Greta sembrano scegliere la tranquillità di un amore rassicurante, in cui ci si sente più amati di quanto si ami, rinunciando all'amore più completo e forse chimerico in cui ci si ama con la stessa altissima intensità.
La vita è lunga dice un uomo a Matteo, quando gli sente raccontare la storia del suo colpo di fulmine, e in effetti le vite di Matteo e Greta si incroceranno in maniera incredibile, come solo il caso a volte sa fare…Il racconto del colpo di fulmine tra Matteo e Greta è eccezionale in tutti i sensi, per modalità e cinematograficamente parlando, anche perché viene proposto per due volte allo spettatore e in maniera totalmente differente. Nel primo caso la donna è la sposa del ricevimento organizzato nello stesso circolo di tennis in cui il ragazzo gioca abitualmente con il fratello, Filippo (Andrea Lattanzi). Greta entra in campo, si toglie le scarpe, prende la racchetta di Filippo e gioca un game battendo Matteo, che rimane letteralmente folgorato da lei, pur non riuscendo a dirle nulla (vedi). La seconda volta la narrazione è quella di Filippo, che prende in giro il fratello amplificando la situazione, cosicché la sposa da un semplice e sobrio abito bianco, la ritroviamo in campo con uno strascico più tradizionale, che rende comica la situazione; la loro partita viene seguita da tutti gli invitati e il padre della sposa, proprio Nanni Moretti, afferra per le spalle il futuro marito di Greta, comprensibilmente incredulo di quanto stia avvenendo. Il tutto poi viene narrato dalla voce over di Filippo, che non si interrompe quando è a bordo campo e lo vediamo parlare di quello che sta accadendo, in barba a ogni regola diegetica, rendendo la scena ancora più divertente e surreale.
Il padre di Matteo, Olivier (Hyppolite Girardot), è un personaggio divertentissimo, che strizza l'occhio all'indimenticabile Bertrand Morane/Charles Denner de L'uomo che amava le donne (Truffaut 1977), perfettamente sintetizzato dal figlio più avanti: "tutte le donne erano interessanti, si innamorava di tutte le donne che incontrava". È separato da decenni dalla ex moglie e, nonostante le condizioni di salute, non rinuncia ai picchi che la vita può ancora regalargli, tra musica e donne, le sue più grandi passioni. D'altronde ritiene il Viagra "la più grande invenzione dopo la chitarra elettrica". Sempre sorridente, con l’avallo della dottoressa Cristina (Elena Lietti), con cui immancabilmente flirta come con ogni donna, parte per la Spagna con Matteo per andare a vedere il concerto di Bruce Springsteen alla Reale Arena di San Sebastián, coronando il sogno di una vita.
Matteo è felicissimo di riuscire a vivere quel momento con il padre, tanto più che Olivier gli ha sempre insegnato che la vita ha dei momenti clou - come i concerti - e che bisogna notarli bene quando li si vive. E così, l'abbraccio tra padre e figlio durante Hungry Hurts è uno degli istanti più emozionanti e commoventi dell'intero film, anche se non possiamo non notare che Springsteen la faccia sostanzialmente cantare al pubblico, come la sceneggiatura tagliente aveva già anticipato.
Purtroppo, in quest'ottica, anche quando i momenti clou ci sfuggono tendiamo a notarlo e, non a caso, dopo l'improvvisa morte del padre sull'aereo di ritorno, Matteo, dirottato a Torino per problemi di linea, sente l'esigenza di andarsi a confessare e dire al prete che si sente in colpa per essersi addormentato sull'aereo e non essersi potuto godere gli ultimi minuti con il padre. L'uomo, subito dopo, rimette i panni del Nanni Moretti che più amiamo, quello dissacrante ed egoriferito, chiedendo al sacerdote perché le campane suonino anche di notte (la chiesa è la neoclassica Santa Pelagia) e se, dato che lui dorme di fronte e non riesce a chiudere occhio, se ne possa almeno abbassare il volume.
E a proposito di "morettismi", Matteo oltre a giocare a tennis, nel suo giorno più felice, quello in cui rivede Greta finalmente dichiarandosi, entra in un campo da basket di un parco romano con il cappotto addosso, ruba la palla e va a fare canestro esultando e correndo col dito trionfante, in qualcosa di molto simile a quello che aveva fatto anni prima proprio Greta, irrompendo morettianamente sulla scena (vedi).
E poi, oltre al tennis e al basket, che si uniscono ai tanti altri sport spesso usati come veri e propri momenti di espressione emotiva, quali la boxe in Sogni d'oro (1981), la ginnastica in Bianca (1984), il calcio sempre in Bianca, ma anche ne La messa è finita (1985) e in Caro Diario (1993), la pallanuoto in Palombella Rossa (1989), la corsa in La stanza del figlio (2001), la pallavolo in Habemus papam (2011), ecc., non può mancare il momento da musical che, solo per fare alcuni esempi, da Ritornerai ne La messa è finita (1985) al musical sul Vietnam per Sogni d'oro (1981), da E ti vengo a cercare in Palombella rossa (1989) al musical sul pasticcere troskista di Aprile (1998), fino alla milonga finale in Tre piani (2021) e alla liberatoria Voglio vederti danzare ne Il sol dell'avvenire (2023), ha caratterizzato tanti film del regista romano.
Stavolta il brano clou, per dirla con Olivier, è She's a Rainbow dei Rolling Stones, sulle cui note Matteo e Greta ballano nella casa che è stata proprio del padre di Matteo, stracolma di vinili, e poi in strada nella splendida cornice del quartiere di San Saba a Roma), con tanto di coreografia, dove vediamo unirsi persone che poggiano le buste della spesa a terra o lasciano il cellulare per farlo. Ma ci sono anche citazioni dei Radiohead, dei Pink Floyd, oltre ovviamente del già citato Bruce Springsteen.
Tutto questo "morettismo", a cui va aggiunta anche la rigidità del personaggio di Angela Finocchiaro, che dà temi improbabili a ragazzi di tredici anni ("sono grandi, sì"), ha reso ancora più divertente la scena in conferenza stampa a Venezia, in cui Louis Garrel ha raccontato di essersi meravigliato durante le riprese per aver dovuto guidare un motorino qualunque e non una vespa, così morettiana, sentendosi rispondere da Nanni che non ama le autocitazioni (sic), tra le inevitabili risate del pubblico.
La relazione tra Matteo e Greta, per un po', assume i tratti della perfezione: si baciano romanticamente attraverso il finestrino chiuso dell'auto; riescono a vedersi continuamente, appena possono, senza i problemi quotidiani, che riversano sui partner ufficiali; fanno sesso meravigliosamente e dopo ridono, scherzano e leggono a letto (ascoltiamo il verso de Il signore d'oro di Vivian Lamarque, "era il meno innamorato di tutti i signori del mondo"). Greta, inzialmente, è la più razionale dei due e si rende conto che la loro è una bolla che, una volta esplosa, perderà quella freschezza, quella libertà, quella passione, mentre Matteo sente l'esigenza che diventi qualcosa di diverso, indispettendo la donna ("nemmeno mi conosci!"). Sarà proprio lei, però, a crollare in un secondo momento e, di fronte alla razionalità dell'altro, che vuole evitare di farsi male, reagirà con disperazione e violenza ("cancello il tuo numero!").
Ed è bellissima, per la sua frontalità e per la sua cinefilia, anche la domanda dell'adolescente Gregorio, che chiede al padre "papà, come ci si accorge di essere innamorati?”, proprio come faceva Alphonse con suo padre Antoine Doinel ne L'amore fugge (1979), altra citazione da François Truffaut della sceneggiatura, che Moretti ha scritto insieme a Federica Pontremoli e a Valia Santella.
Come nel caso della partita di tennis, il film oscilla spesso tra piano reale e immaginario, cosicché la regia può facilmente ingannare lo spettatore. A tal proposito, è esemplare l’incontro di Matteo con un’anziana donna a San Sebastián, che ha perso una bambina. La donna ci ricorda tanto Greta, anche se il protagonista non può riconoscerla, in quello che sembra un sogno, ma che poco più avanti comprendiamo essere reale: la donna sta girando un film lì in Spagna e che quello è solo un trucco di scena.
La sequenza più intensa che gioca su finzione e realtà, però, è probabilmente quella in cui Matteo ritrova Greta come attrice di un particolare spettacolo teatrale sulla Seconda guerra mondiale (?) che si dipana in diversi spazi, mentre gli spettatori camminano per seguirne le vicende. E qui va ricordato che Moretti solo tre anni fa aveva messo in scena Fragola e panna (1966) e Dialogo (1970) di Natalia Ginzburg.
Nello stesso momento, dall’altra parte del mondo, in India, Greta (Jasmine Trinca) è presa dal panico dopo una delle più imbarazzanti proposte di matrimonio che il compagno (Edoardo Purgatori) le fa dal palco di una conferenza aziendale. La ragazza chiede al padre (Nanni Moretti) di raggiungerla per parlarne, ed evidentemente sceglie di rinunciare a quella vita, anche se, come Matteo, ne seguirà un’altra altrettanto borghese a Roma, dove sposerà un altro uomo (Antonio De Matteo).
Il film si sviluppa lungo diciassette anni, seguendo una scansione temporale che va avanti di sette anni per due volte, per poi chiudersi con un altro salto di tre anni.
Di fatto sia Matteo che Greta sembrano scegliere la tranquillità di un amore rassicurante, in cui ci si sente più amati di quanto si ami, rinunciando all'amore più completo e forse chimerico in cui ci si ama con la stessa altissima intensità.
La vita è lunga dice un uomo a Matteo, quando gli sente raccontare la storia del suo colpo di fulmine, e in effetti le vite di Matteo e Greta si incroceranno in maniera incredibile, come solo il caso a volte sa fare…Il racconto del colpo di fulmine tra Matteo e Greta è eccezionale in tutti i sensi, per modalità e cinematograficamente parlando, anche perché viene proposto per due volte allo spettatore e in maniera totalmente differente. Nel primo caso la donna è la sposa del ricevimento organizzato nello stesso circolo di tennis in cui il ragazzo gioca abitualmente con il fratello, Filippo (Andrea Lattanzi). Greta entra in campo, si toglie le scarpe, prende la racchetta di Filippo e gioca un game battendo Matteo, che rimane letteralmente folgorato da lei, pur non riuscendo a dirle nulla (vedi). La seconda volta la narrazione è quella di Filippo, che prende in giro il fratello amplificando la situazione, cosicché la sposa da un semplice e sobrio abito bianco, la ritroviamo in campo con uno strascico più tradizionale, che rende comica la situazione; la loro partita viene seguita da tutti gli invitati e il padre della sposa, proprio Nanni Moretti, afferra per le spalle il futuro marito di Greta, comprensibilmente incredulo di quanto stia avvenendo. Il tutto poi viene narrato dalla voce over di Filippo, che non si interrompe quando è a bordo campo e lo vediamo parlare di quello che sta accadendo, in barba a ogni regola diegetica, rendendo la scena ancora più divertente e surreale.
Il padre di Matteo, Olivier (Hyppolite Girardot), è un personaggio divertentissimo, che strizza l'occhio all'indimenticabile Bertrand Morane/Charles Denner de L'uomo che amava le donne (Truffaut 1977), perfettamente sintetizzato dal figlio più avanti: "tutte le donne erano interessanti, si innamorava di tutte le donne che incontrava". È separato da decenni dalla ex moglie e, nonostante le condizioni di salute, non rinuncia ai picchi che la vita può ancora regalargli, tra musica e donne, le sue più grandi passioni. D'altronde ritiene il Viagra "la più grande invenzione dopo la chitarra elettrica". Sempre sorridente, con l’avallo della dottoressa Cristina (Elena Lietti), con cui immancabilmente flirta come con ogni donna, parte per la Spagna con Matteo per andare a vedere il concerto di Bruce Springsteen alla Reale Arena di San Sebastián, coronando il sogno di una vita.
Matteo è felicissimo di riuscire a vivere quel momento con il padre, tanto più che Olivier gli ha sempre insegnato che la vita ha dei momenti clou - come i concerti - e che bisogna notarli bene quando li si vive. E così, l'abbraccio tra padre e figlio durante Hungry Hurts è uno degli istanti più emozionanti e commoventi dell'intero film, anche se non possiamo non notare che Springsteen la faccia sostanzialmente cantare al pubblico, come la sceneggiatura tagliente aveva già anticipato.
Purtroppo, in quest'ottica, anche quando i momenti clou ci sfuggono tendiamo a notarlo e, non a caso, dopo l'improvvisa morte del padre sull'aereo di ritorno, Matteo, dirottato a Torino per problemi di linea, sente l'esigenza di andarsi a confessare e dire al prete che si sente in colpa per essersi addormentato sull'aereo e non essersi potuto godere gli ultimi minuti con il padre. L'uomo, subito dopo, rimette i panni del Nanni Moretti che più amiamo, quello dissacrante ed egoriferito, chiedendo al sacerdote perché le campane suonino anche di notte (la chiesa è la neoclassica Santa Pelagia) e se, dato che lui dorme di fronte e non riesce a chiudere occhio, se ne possa almeno abbassare il volume.
E a proposito di "morettismi", Matteo oltre a giocare a tennis, nel suo giorno più felice, quello in cui rivede Greta finalmente dichiarandosi, entra in un campo da basket di un parco romano con il cappotto addosso, ruba la palla e va a fare canestro esultando e correndo col dito trionfante, in qualcosa di molto simile a quello che aveva fatto anni prima proprio Greta, irrompendo morettianamente sulla scena (vedi).
E poi, oltre al tennis e al basket, che si uniscono ai tanti altri sport spesso usati come veri e propri momenti di espressione emotiva, quali la boxe in Sogni d'oro (1981), la ginnastica in Bianca (1984), il calcio sempre in Bianca, ma anche ne La messa è finita (1985) e in Caro Diario (1993), la pallanuoto in Palombella Rossa (1989), la corsa in La stanza del figlio (2001), la pallavolo in Habemus papam (2011), ecc., non può mancare il momento da musical che, solo per fare alcuni esempi, da Ritornerai ne La messa è finita (1985) al musical sul Vietnam per Sogni d'oro (1981), da E ti vengo a cercare in Palombella rossa (1989) al musical sul pasticcere troskista di Aprile (1998), fino alla milonga finale in Tre piani (2021) e alla liberatoria Voglio vederti danzare ne Il sol dell'avvenire (2023), ha caratterizzato tanti film del regista romano.
Stavolta il brano clou, per dirla con Olivier, è She's a Rainbow dei Rolling Stones, sulle cui note Matteo e Greta ballano nella casa che è stata proprio del padre di Matteo, stracolma di vinili, e poi in strada nella splendida cornice del quartiere di San Saba a Roma), con tanto di coreografia, dove vediamo unirsi persone che poggiano le buste della spesa a terra o lasciano il cellulare per farlo. Ma ci sono anche citazioni dei Radiohead, dei Pink Floyd, oltre ovviamente del già citato Bruce Springsteen.
Tutto questo "morettismo", a cui va aggiunta anche la rigidità del personaggio di Angela Finocchiaro, che dà temi improbabili a ragazzi di tredici anni ("sono grandi, sì"), ha reso ancora più divertente la scena in conferenza stampa a Venezia, in cui Louis Garrel ha raccontato di essersi meravigliato durante le riprese per aver dovuto guidare un motorino qualunque e non una vespa, così morettiana, sentendosi rispondere da Nanni che non ama le autocitazioni (sic), tra le inevitabili risate del pubblico.
La relazione tra Matteo e Greta, per un po', assume i tratti della perfezione: si baciano romanticamente attraverso il finestrino chiuso dell'auto; riescono a vedersi continuamente, appena possono, senza i problemi quotidiani, che riversano sui partner ufficiali; fanno sesso meravigliosamente e dopo ridono, scherzano e leggono a letto (ascoltiamo il verso de Il signore d'oro di Vivian Lamarque, "era il meno innamorato di tutti i signori del mondo"). Greta, inzialmente, è la più razionale dei due e si rende conto che la loro è una bolla che, una volta esplosa, perderà quella freschezza, quella libertà, quella passione, mentre Matteo sente l'esigenza che diventi qualcosa di diverso, indispettendo la donna ("nemmeno mi conosci!"). Sarà proprio lei, però, a crollare in un secondo momento e, di fronte alla razionalità dell'altro, che vuole evitare di farsi male, reagirà con disperazione e violenza ("cancello il tuo numero!").
Ed è bellissima, per la sua frontalità e per la sua cinefilia, anche la domanda dell'adolescente Gregorio, che chiede al padre "papà, come ci si accorge di essere innamorati?”, proprio come faceva Alphonse con suo padre Antoine Doinel ne L'amore fugge (1979), altra citazione da François Truffaut della sceneggiatura, che Moretti ha scritto insieme a Federica Pontremoli e a Valia Santella.
Come nel caso della partita di tennis, il film oscilla spesso tra piano reale e immaginario, cosicché la regia può facilmente ingannare lo spettatore. A tal proposito, è esemplare l’incontro di Matteo con un’anziana donna a San Sebastián, che ha perso una bambina. La donna ci ricorda tanto Greta, anche se il protagonista non può riconoscerla, in quello che sembra un sogno, ma che poco più avanti comprendiamo essere reale: la donna sta girando un film lì in Spagna e che quello è solo un trucco di scena.
La sequenza più intensa che gioca su finzione e realtà, però, è probabilmente quella in cui Matteo ritrova Greta come attrice di un particolare spettacolo teatrale sulla Seconda guerra mondiale (?) che si dipana in diversi spazi, mentre gli spettatori camminano per seguirne le vicende. E qui va ricordato che Moretti solo tre anni fa aveva messo in scena Fragola e panna (1966) e Dialogo (1970) di Natalia Ginzburg.
Matteo vede Greta - in abiti e acconciatura anni '40, quasi un Anna Schygulla in un film di Fassbinder - su un grande schermo prima e lì, a un passo da lui, subito dopo: il monologo della donna è profondo, ma da un certo momento in poi si allontana dal testo dello spettacolo, gli spettatori tra la sorpresa e il disappunto se ne vanno, e resta solo Matteo ad ascoltare le parole che ormai riguardano chiaramente la loro passata storia d'amore.
Succederà questa notte è di fatto il De amore di Nanni Moretti, un film d'autore di un uomo che ha superato i settanta e che li vive come uno splendido quarantenne. Come faremmo senza Nanni Moretti?
Succederà questa notte è di fatto il De amore di Nanni Moretti, un film d'autore di un uomo che ha superato i settanta e che li vive come uno splendido quarantenne. Come faremmo senza Nanni Moretti?









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