Un'importante carriera nel cinema, che l'ha portata a vincere sette David di Donatello e due Nastri d'argento in Italia, ma soprattutto un golden globe (nel 1961 come "miglior attrice del mondo") e poi l'onore della stella sull'Hollywood Walk of Fame nel 2018. A questi si aggiungano il titolo di grand'ufficiale della Repubblica italiana e di cavaliere della Legion d'onore francese.
Era nata a Subiaco nel 1927 da Giuseppina Mercuri e Giovanni Lollobrigida, importante produttore di mobili. Con la famiglia si era trasferita a Roma, quando era ancora un'adolescente, e qui, dopo che il bombardamento alleato distrusse le loro proprietà, perso lo status di benestante, Luigia, per tutti Gina, si pagava gli studi all'Istituto di Belle Arti vendendo caricature. Poi iniziò con i fotoromanzi, col nome d'arte di Diana Loris, e con i concorsi di bellezza: nel 1947 seconda a miss Roma e terza a Miss Italia, dietro altre future attrici, Lucia Bosè e Gianna Maria Canale.
Dopo un breve inizio a teatro, la sua sfortunata fortuna fu l'incontro con Howard Huges che nel 1950 decise di portarla a Hollywood, da dove tornò velocemente. La sua carriera, quindi, iniziò in Europa, iniziando con Luigi Zampa (Campane a martello, 1949), Carlo Lizzani (Achtung! Banditi!, 1951), Christian-Jaque (Fanfan la Tulipe, 1952), Vittorio De Sica (Il processo di Frine, episodio di Altri tempi di Alessandro Blasetti, 1952).
Nel 1953 il grande successo: Gina interpretò la 'Bersagliera' al fianco di De Sica, che la definì una "maggiorata fisica", appellativo che l'accompagnerà per sempre e che si estenderà a tipologia fisica di attrici anni '50-'60. Il film, ovviamente, era Pane, amore e fantasia diretto da Luigi Comencini (1953), che l'anno dopo replicò con Pane, amore e gelosia (1954), mentre il rifiuto della Lollobrigida a partecipare al terzo episodio della saga, Pane, amore e... di Dino Risi (1955), condusse alla scelta di Sophia Loren e all'inizio di quella sfida mediatica tra le due attrici che ne caratterizzerà le carriere.
Da allora, il successo internazionale, con pellicole europee indimenticabili come La donna più bella del mondo (Leonard, 1955), Trapezio (Reed, 1956) e Notre-Dame de Paris (Delannoy, 1956), dov'era una splendida Esmeralda al fianco di Anthony Quinn nei panni de Quasimodo.
Tanti i successi hollywoodiani, a partire da Il tesoro dell'Africa (Huston, 1953), Salomone e la regina di Saba (Vidor, 1959), Sacro e profano (Sturges, 1959), Va nuda per il mondo (MacDougall, 1961) e Torna a settembre (Mulligan, 1961).
Nel resto degli anni sessanta, però, riprese a lavorare in Europa, tra gli altri, ancora con Jean Delannoy (Venere imperiale, 1962; L'amante italiana, 1966) e Mauro Bolognini (Le bambole, 1965; Un bellissimo novembre, 1969).
Gli anni settanta segnarono il suo allontanamento dal cinema, dopo pochissime apparizioni all'inizio del decennio, in cui spicca la commedia di Jerzy Skolimowski Un ospite gradito... per mia moglie, 1972, nello stesso anno in cui fu un'iconica Fata dai capelli turchini per Luigi Comencini, nella famosa versione televisiva per la Rai de Le avventure di Pinocchio. Da quel momento in poi molta tv, con alcuni episodi di serial statunitensi (Falcon Crest, 1984; Love Boat, 1986) e per sceneggiati italiani (La romana, Patroni Griffi 1988; Una donna in fuga, Rocco 1996).
Al cinema, interrotto dopo Peccato mortale (Rovira Beleta, 1973), è tornata solo per un paio di apparizioni, nel 1995 per Cento e una notte di Agnès Varda, dov'era la moglie di un altro mostro sacro come Jean-Paul Belmondo, e nel 1997 per XXL di Ariel Zeitoun, con Gérard Depardieu.
La rinuncia al cinema le ha permesso di coltivare altre passioni che la riavvicinarono ai suoi studi: la fotografia e la scultura. Nella prima, grazie ai tanti contatti oltreoceano, ebbe la possibilità di ritrarre personaggi del calibro di Paul Newman, Salvador Dalí, Henry Kissinger, David Cassidy, Audrey Hepburn ed Ella Fitzgerald, ma anche Fidel Castro, su cui pubblicò un libro-reportage nel 1973. Come scultrice, invece, ha lavorato il bronzo e il marmo, realizzando opere figurative incentrate sul corpo umano. Nelle sue mostre, allestite oltre che in Italia in diversi paesi del mondo (Cina, Francia, Spagna, Qatar, Stati Uniti d'America, Russia), ha esposto anche litografie.
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Con il marito Milko Škofič |
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Con Francisco Javier Rigau |
Un ultimo accenno alle occasioni perse, quelle che forse avrebbero reso ancora più grande la carriera cinematografica di Gina Lollobrigida, a partire da La signora senza camelie (Antonioni, 1953), che rienne troppo autobiografico, poi interpretato da Lucia Bosè; Lady L (Cukor, 1965), dove si scontrò con il regista che poi scelse Sophia Loren; e, stando alle sue dichiarazioni, a causa della gelosia del marito che le nascose il copione, anche La dolce vita (Fellini 1960), dove il ruolo della fidanzata di Marcello Mastroianni che le sarebbe stato proposto venne assegnato a Yvonne Furneaux.
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Gina Lollobrigida nella sua villa |
Addio Gina!
Era meravigliosa
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