ANTEPRIMA FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2025
Un
surcadrage con una finestra e la chioma di una palma mossa dal vento...
Si apre così il terzo film della trilogia, iniziata con
Ida (2013)
e proseguita con
Cold war (2018), di Paweł Pawlikowski, girato come gli altri con un'eleganza sopraffina e con la consueta ed eccezionale fotografia in bianco e nero di Łukasz Żal.
Come nelle due pellicole precedenti, la storia è ambientata in un passato post Seconda guerra mondiale, di cui si sentono ancora forti gli echi: in
Ida la protagonista aveva perso l'intera famiglia durante il conflitto e le rimaneva solo una zia; in
Cold war i due amanti vivevano una storia d'amore per quindici anni fatta di rincorse a partire dal 1949, che è proprio l'anno in cui è ambientato anche
Fatherland. Qui Thomas Mann (Hanns Zischler), accompagnato dalla figlia Erika (Sandra Hüller), torna per la prima volta in Germania dopo l'inferno del Nazismo, e va a ritirare i premi intitolati a Goethe sia nella Repubblica Federale Tedesca, a Francoforte, città natale dello scrittore, che nella Repubblica Democratica Tedesca, a Weimar, città in cui invece morì (
trailer).