giovedì 30 gennaio 2020

Sorry, we missed you (Loach 2019)

Ottantatré e non sentirli! Ken Loach aggiorna le sue tematiche più consone, quelle che vedono protagoniste il proletariato e i ceti meno abbienti inglesi, e sfodera un'intensa e durissima pellicola incentrata sull'incertezza lavorativa di questi anni, nei quali spesso le persone, dopo esperienze fallimentari, sono costrette a tuffarsi in avventure spericolate, in cui i datori di lavoro non offrono più garanzie né diritti di alcun tipo (trailer).

giovedì 23 gennaio 2020

Saluto a Terry Jones (1/2/1942-21/1/2020)

Addio Terry, non ti ringrazieremo mai abbastanza per essere stata una delle colonne portanti dei Monty Python, che hanno insegnato a ridere di ciò di cui non sembrava possibile ridere, portando la dissacrazione al di là di ogni immaginazione, laddove neanche i fratelli Marx erano arrivati...

lunedì 20 gennaio 2020

I Vitelloni e Amarcord: Roma e dintorni 'interpretano' Rimini per Fellini


Per il giorno del centenario della nascita di Federico Fellini, anche Il cinema secondo Begood vuole omaggiare il grande regista e, riprendendo un divertissement già praticato per L'armata Brancaleone e i suoi luoghi, lo fa descrivendo alcune location di Roma e dintorni nella quali Fellini inscenò la sua Rimini.
Quando pensiamo a Federico Fellini in termini di location, difficilmente ci allontaniamo dal mitico studio 5 di Cinecittà, data la sua netta preferenza per il teatro di posa e per le ricostruzioni scenografiche al suo interno.
Sandrina premiata al Kursaal
Eppure, analizzando più attentamente la filmografia del maestro riminese, sorprende la quantità di luoghi in cui Fellini utilizzò vie, piazze e palazzi, soprattutto romani e laziali, come fondali delle proprie scene, anche se non sempre messi lì ad “interpretare” se stessi.
Questo discostamento tra realtà e finzione, che si attaglia perfettamente alla filosofia filmica felliniana, appare in maniera clamorosa in film come I Vitelloni (1953) e Amarcord (1973), entrambi ambientati a Rimini, ma girati in diversi luoghi che rappresentano la città romagnola pur non essendone veramente parte.
Ostia la fa da padrona, e non potrebbe essere altrimenti data la presenza di un lungomare che poteva essere idealmente sovrapposto a quello riminese.
Ne I Vitelloni, per esempio, il locale in cui Sandra (Eleonora Ruffo) vince il concorso di bellezza di “Miss Sirena” è in realtà uno degli stabilimenti balneari storici del litorale romano, il Kursaal, nome che peraltro conserva nella finzione scenica. Allora la struttura, completata dall’architetto Attilio Lapadula nel 1950, era già stata utilizzata come location per Mamma mia che impressione (De Sica 1951), così come lo sarà successivamente in Belle ma povere (Risi 1957), in Caccia al marito (Girolami 1960) e in tanti altri film.
I 'vitelloni' al bar
Allo stesso modo, il bar dove siedono gli amici protagonisti del film, crogiolandosi al sole e senza far niente, è in via Lucio Coilio, strada che collega via della Marina, prosecuzione della via del Mare, che proviene da Roma, alla piazza Anco Marzio, fulcro delle passeggiate ad Ostia e oggi centro dell’area pedonale.
Proprio qualche via più in là, in via Ugolino Conti (Ostia), Fellini colloca l’abitazione dove Fausto (Franco Fabrizi) vive con il padre e la sorella.
Leopoldo sul lungomare Lutazio Catulo
A poche centinaia di metri da questa zona nevralgica di Ostia si svolgono altre due scene del film. Poco più a nord, sul Lungomare Duca Degli Abruzzi, è il capanno in cui Fausto e l’alter ego del regista romagnolo, Moraldo (Franco Interlenghi), nascondono la statua di un angelo rubata dal negozio di articoli religiosi in cui lavorava, affidandola a Giudizio (Silvio Bagolini).
Più a sud, invece, su un tratto del Lungomare Lutazio Catulo, si svolge la scena in cui il capocomico Sergio Natali (Achille Majeroni), dopo averlo illuso su possibili sbocchi futuri nel campo della sceneggiatura teatrale, invita Leopoldo (Leopoldo Trieste) a seguirlo in spiaggia con intento profondamente ambiguo. La ringhiera e i plinti in travertino sono ben riconoscibili.

Il borghetto medievale di Ostia Antica in Amarcord
Anche Ostia Antica viene sfruttata spesso. Lo stesso borgo in cui è ambientata la vicenda di Amarcord, perlopiù ricostruito a Cinecittà, viene introdotto dalla ripresa reale di un contesto rurale costituito da piccole case basse con tetti in cotto e, in primo piano, da un lungo filo su cui sono stese delle lenzuola bianche ad asciugare al sole. Si tratta della famosa piazza della Rocca, centro del piccolo borgo medievale di Ostia Antica, in un’inquadratura che, per ovvi motivi, viene “depurata” degli elementi maggiormente identitari, la basilica di Sant’Aurea, dove venne sepolta santa Monica, madre di sant’Agostino, nel V secolo; il castello di Giulio II, che papa della Rovere ereditò da Giuliano de’ Medici; l’Episcopio retrostante la chiesa, famoso per il suo grande salone con gli affreschi monocromi quattrocenteschi ispirati alla Colonna Traiana, attribuiti a Baldassarre Peruzzi e a Jacopo Ripanda.
L'albero su cui sale Ciccio Ingrassia in Amarcord
Appare altrettanto incredibile, guardando il film, che a meno di tre chilometri da lì, sia stata girata una delle scene più famose di Amarcord, quella in cui il personaggio di Ciccio Ingrassia, salito su un albero, grida “voglio una donna”. Anche in questo caso, l’ambientazione campestre e soprattutto il dialetto usato dagli attori lasciano intuire di essere in Emilia Romagna, mentre in realtà la scena si svolge in via Capo due Rami, ad un passo dal Tevere e alla zona archeologica di Ostia Antica, dove ancora oggi sono visibili il casale, il fienile e il famoso albero di quella sequenza.
Tra il castello di Giulio II e questo luogo, peraltro, per l’allora sterrata via Gherardo, corre in bicicletta Fausto (Franco Fabrizi) alla ricerca della moglie scomparsa ne I Vitelloni.
Piazza delle Erbe a Viterbo ne I Vitelloni
Tornando proprio a questa pellicola, alcune delle scene lontane dal mare sono in realtà girate a Viterbo e Roma. Del capoluogo della Tuscia si vedono, tra gli altri, la fontana di Piazza delle Erbe, in apertura di film, e nel prosieguo Piazza della Rocca, Viale Trieste, la stazione ferroviaria di viale Trento, il Prato Giardino e Porta Fiorentina in Piazza Gramsci.
Alberto e il portone di via di San Michele
A Roma, invece, il complesso trasteverino del San Michele, enorme istituto oggi sede del MiBACT e che tra Seicento e Settecento fu carcere minorile, ospizio e orfanotrofio, ad un passo dell’antico Porto di Ripa Grande, viene utilizzato per due momenti del film. Nel primo, uno dei portoni su via di San Michele rappresenta l’ingresso dello stabile in cui si trova l’appartamento dove Alberto (Alberto Sordi) vive con la madre e la sorella Olga; nel secondo, inscenato all’interno del grande cortile, quest’ultima ha il suo luogo di lavoro.
Il cinema-teatro Orione ne I Vitelloni
E così avviene con il convento francescano di San Bonaventura, nell’omonima via sul colle Palatino. Qui e non a Rimini viene girata la scena in cui Fausto e Moraldo tentano di vendere la già citata statua di un angelo ad una monaca. Fellini restò particolarmente affezionato al luogo, tanto da riproporre l’esterno del convento secentesco commissionato dal cardinal Francesco Barberini (1675) in Toby Dammit, parte del film a episodi, liberamente ispirati ad Edgar Allan Poe, Tre passi nel delirio (1968).
Amarcord e la 'controfacciata' di Cinecittà
Ancora Fausto, forse il più “vitellone” tra i vitelloni, rincorre una bella donna tra le vie della città, in una zona del quartiere romano Appio-Claudio, a ridosso di Piazza Re di Roma: dopo averla incontrata nel cineteatro Orione, sala parrocchiale dell’adiacente chiesa di Don Orione, ancora oggi esistente come semplice teatro in via Tortona 3, la insegue fino al portone di casa, in via Susa.
In Amarcord, persino la stessa Cinecittà, per l’occasione, finge di essere Rimini: l’ingresso agli studi su via Tuscolana 1055, ripreso dall’interno, diventa la stazione ferroviaria della città romagnola, arricchita di drappi tricolore con lo stemma Savoia e neri con i fasci littori, per accogliere in pompa magna un gerarca del Ventennio.

Il Grand Hotel Rimini e l'ex Casinò di Anzio
Non resta che chiudere con un luogo pienamente felliniano, che può assurgere a simbolo di un ulteriore passo nello sviamento dello spettatore. La scenografia del Grand Hotel Rimini in Amarcord, infatti, è realizzata prendendo a modello l’ex Casinò Paradiso del Mare sul lungomare di Anzio, progettato in stile Liberty da Cesare Bazzani (1919-1924). Il palazzo, mai utilizzato come casinò a causa della legge italiana che proibisce il gioco d'azzardo (art. 718 del codice penale del 1930), fu un’importante location anche per Polvere di stelle (Sordi 1973) ed è oggi perlopiù sfruttato come sede di esposizioni temporanee.
Ancora una volta Fellini e il suo cinema ci ingannano dolcemente e, in questo continuo gioco di sospensione dell’incredulità, è bello immaginare anche di subire la fragorosa pernacchia che Alberto rivolge ai lavoratori de I Vitelloni… a proposito, anche in quel caso siamo a Roma, in un tratto del Grande Raccordo Anulare, allora in costruzione, su via della Magliana!

giovedì 16 gennaio 2020

Piccole donne (Gerwig 2019)

Da Lady Bird a Piccole donne sono passati poco più di due anni, ma la distanza è breve poiché i due film sembrano uno la diretta conseguenza dell'altro e, riconsiderando il primo, non si stenta a credere che il romanzo preferito da Greta Gerwig fosse proprio quello di Louisa May Alcott, come più volte dichiarato dalla cineasta californiana, che dà inizio al film con una frase in esergo della scrittrice: "Ho attraversato molte difficoltà, per questo scrivo storie allegre" (trailer).
Anche nella sua opera d'esordio in autonomia, infatti, la Gerwig aveva affrontato una storia di formazione al femminile e, pertanto, l'adattamento di Piccole donne sembrava essere la migliore tappa successiva per la sua carriera di regista.

martedì 7 gennaio 2020

La dea fortuna (Özpetek 2019)

Ferzan Özpetek tenta di fondere Pedro Almodovar e Dario Argento, ma tutto ciò che ottiene è un pastrocchio che sostituisce, in una storia d'amore da fiction retriva, le tematiche omosessuali a quelle della famiglia classica, cui aggiunge una vena horror in cui tutto appare manicheo in maniera dozzinale ed elementare (trailer).
Arturo (Stefano Accorsi) e Alessandro (Edoardo Leo) stanno insieme da quindici anni e si sono conosciuti grazie ad Anna Maria (Jasmine Trinca), amica storica del secondo e forse un tempo qualcosa di più. Proprio Anna Maria, che vive a Palestrina con i suoi figli ma senza un compagno, arriva improvvisamente nel loro appartamento a Roma, chiedendogli di badare a Martina e Alessandro per qualche giorno, poiché lei sarà impegnata in ospedale per alcuni accertamenti.

giovedì 2 gennaio 2020

La casa dei nostri sogni (Potter 1948)

Pubblicato due anni prima del film, il romanzo di Eric Francis Hodgins, Mr. Blandings Builds His Dream House, uscì nel 1946, dando inizio ad una serie di libri sulla famiglia Blandings. Mai tradotto in italiano, il romanzo aveva come fiore all'occhiello le illustrazioni di William Steig, disegnatore di origine ebreo-polacca, divenuto celebre per i suoi libri per bambini e, soprattutto, molti anni dopo, per aver inventato il personaggio di Shrek (1990).
Prima della Dreamworks, che nel 2001 iniziò la saga sull'orco verde, ci fu però la RKO... (trailer)