Colpa dell'austero tema presidenziale o semplicemente un film meno ispirato e riuscito di altri (trailer)?
Il soggetto è perfettamente sorrentiniano, e ancora una volta vede protagonista un uomo solo, come accadeva ne L'uomo in più (2001), ne Il divo (2008), ne La grande bellezza (2013), in Loro (2018), e ovviamente anche nelle due serie tv The Young Pope (2016) e The New Pope (2020). Eppure il presidente della Repubblica italiana, Mariano De Santis (Toni Servillo, coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile), più che ai papi impersonati da Jude Law e da John Malkovich, ricorda molto più da vicino quello morettiano nei cui panni recitò l'ultimo Michel Piccoli in Habemus Papam (Moretti 2011). La stanchezza e la crisi depressiva è la medesima, ma in questo caso l'anziano presidente è angustiato soprattutto dalla sua vedovanza e non passa giorno senza che ricordi costantemente sua moglie Aurora, morta da otto anni.
Soprannominato "Cemento armato", De Santis è un giurista, autore di un manuale di diritto penale che gli studenti chiamavano "Himalaya K3", non poco per chi, come sua figlia Dorotea (Anna Ferzetti), deve convivere con la sua rigidità e prendersi cura di lui da collaboratrice e da segretaria.
I due vivono insieme al Quirinale e il loro scarto generazionale si manifesta soprattutto nello scontro sulla nuova legge sull'eutanasia, sostenuta da Dorotea, ma su cui Mariano ha ancora forti dubbi.
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| Servillo sul camminamento tra le torrette di Villa Medici |
Il titolo del film si riferisce a una delle prerogative costituzionali del presidente della Repubblica, quella di "concedere grazia e commutare le pene" (art. 87), ed è proprio una doppia richiesta di grazia che arriva sulla sua scrivania: si dovrà pronunciare su un uomo, Cristiano Arpa, un insegnante che ha ucciso la moglie malata di Alzheimer, e su una donna che ha ucciso il marito con diciotto coltellate per "liberarlo" dalla sua malattia in fase terminale, Isa Rocca.Tante le battute che, come da tradizione sorrentiniana, sanno di massime. La maggior parte sono quelle del presidente, che ironizza su "Le opposizioni? Come sempre, fingono di arrabbiarsi"; spiega che "la burocrazia serve proprio a questo... a non prendere decisioni affrettate"; risponde al quesito più importante, "di chi sono i nostri giorni? Sono nostri, ma non basta una vita per comprenderlo"; che "la grazia sia la bellezza del dubbio", poi, appare piuttosto una tautologica autodifesa del personaggio.
Dorotea critica il padre con una tagliente battuta di contrasto generazionale, "noi, grazie a voi, siamo migliori di voi". C'è spazio anche per il pontefice che, di fronte alla sorpresa di Mariano per la sua schiettezza, sentenzia "le bugie sono per i curati di campagna"; per Isa Rocca, che a Dorotea dice che "non bisogna mai amare nessuno più di se stessi" e ammette "certo che avevo un amante, anche io ho bisogno di respirare"; ma soprattutto per Coco Valori, che sul palco reale della Scala di Milano (quello vero!) chiede al presidente "un decreto legge che abolisca l'ambizione in questo paese", e poi, di fronte alle ossessioni di gelosia decisamente fuori tempo massimo di Mariano, ripete all'amico "non mi devi rompere il cazzo".
Tra gli scambi più notevoli del film, infine, lo scambio tra il corazziere e il presidente: "Lei attribuisce troppa importanza alla verità" - "È la deformazione professionale dei giudici".
Tra gli scambi più notevoli del film, infine, lo scambio tra il corazziere e il presidente: "Lei attribuisce troppa importanza alla verità" - "È la deformazione professionale dei giudici".
Le location meritano una trattazione specifica.
Il Quirinale del film è in realtà costituito da una serie di luoghi differenti: del palazzo un tempo papale e poi presidenziale, vediamo solo l'esterno reale, mentre la loggia sulla quale il presidente fuma e riflette è quella posta sulla parte sommitale di Villa Medici sempre a Roma. Per il resto la residenza del presidente è tutta ambientata a Torino: il cortile interno è quello del Palazzo Reale del capoluogo piemontese, e lì si svolge la sequenza con l'ambasciatore portoghese durante la tempesta ripresa al ralenti; la sala con i due globi è la Sala dei Mappamondi dell'Accademia delle Scienze.
Il Quirinale del film è in realtà costituito da una serie di luoghi differenti: del palazzo un tempo papale e poi presidenziale, vediamo solo l'esterno reale, mentre la loggia sulla quale il presidente fuma e riflette è quella posta sulla parte sommitale di Villa Medici sempre a Roma. Per il resto la residenza del presidente è tutta ambientata a Torino: il cortile interno è quello del Palazzo Reale del capoluogo piemontese, e lì si svolge la sequenza con l'ambasciatore portoghese durante la tempesta ripresa al ralenti; la sala con i due globi è la Sala dei Mappamondi dell'Accademia delle Scienze.
Altre scene di interni sono girati a palazzo Chiablese, di cui si riconoscono la sala degli Arazzi in cui il presidente parla col ministro della Giustizia, Ugo Romani (Massimo Venturiello); la camera d’udienza del duca, in cui Dorotea passa davanti al busto in gesso di Maria Cristina di Borbone (copia del marmo di Andrea Galassi, 1826 ca., Genova, Palazzo Reale), e la camera dei “valets a pied”, quella degli staffieri, dove avviene il collegamento con l'astronauta.
È invece nel Castello del Valentino che Dorotea guarda il padre assorto sul divano, mentre ascolta la musica, con alle spalle uno dei grandi affreschi del '600 dedicati a storie filofrancesi dei duchi di Savoia, inquadrati da architetture prospettiche e grandi colonne tortili.
Il cortile del Castello di Moncalieri, infine, è il luogo in cui parlano il presidente e il generale Mare vestito da alpino e in cui passeggia nottetempo lo stesso Mariano.
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| La scala che porta al Ninfeo di Cornelio Cornuto a Roma |
Di Roma, in una lunga passeggiata che porta l'ormai ex presidente e i suoi uomini dal Quirinale al proprio appartamento, vediamo anche via dei Condotti, dove tra i negozi con le principali firme internazionali compare un cane-robot che indica la via (immancabile riferimento all'IA), la scalinata di Trinità dei Monti e piazza di Spagna, dove appunto vive Mariano De Santis.
Un'altra chicca romana è l'Orto botanico utilizzato per i giardini vaticani, nell'incontro tra il presidente e il papa: la nicchia che si vede nelle inquadrature di questa sequenza è quella dell'antico Ninfeo di Cornelio Cornuto che Ferdinando Fuga realizzò per la famiglia Corsini (1736-55).
Alla campagna modenese, invece, appartengono le immagini più liriche e più belle dell'intero film: filari di alberi nella nebbia, al tramonto o all'alba, sono i luoghi dell'infanzia di Mariano, quelli dell'incontro con Aurora, quelli dei ricordi e della malinconia, quelli in cui Sorrentino dà sempre il meglio sé.
Nonostante l'impeccabile confezionamento, però, l'opera appare rapsodica e intere sequenze, come lo spettacolo di danza, la cena dagli alpini con tanto di coro cantato dal presidente (che in questo film ascolta e canta anche in rap, grazie anche al cameo di Guè Pequeno), o ancora peggio, il collegamento dell'astronauta Giordano dalla navicella spaziale con il tocco michelangiolesco-caravaggesco di Servillo sullo schermo, appaiono slegate dal contesto e piuttosto fini a se stesse. La mano di Gesù che chiama Matteo, infatti, a San Luigi dei Francesi è una citazione di quella di Dio nella Creazione di Adamo della Cappella Sistina... la mano di Dio in una pellicola di Sorrentino, sarà un caso?
Tra i difetti del film anche la difficoltà di trovare una chiusura, dando allo spettatore la fastidiosa sensazione di passare gli ultimi venti minuti di fronte a un continuo susseguirsi di finali.
Eppure nell'intervista per Vogue, il cittadino Mariano De Santis, seppur ancora ossessionato dall'assenza della defunta moglie, ci strappa un sorriso, lasciandosi andare a un'autocitazione personale e sorrentiniana, rivelando alla giornalista che gli sarebbe piaciuto essere un uomo da giacca rossa e pantaloni bianchi.
Tra i difetti del film anche la difficoltà di trovare una chiusura, dando allo spettatore la fastidiosa sensazione di passare gli ultimi venti minuti di fronte a un continuo susseguirsi di finali.
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| La mano di Servillo nel film, quella di Cristo ne La vocazione di san Matteo di Caravaggio e quelle di Dio e Adamo di Michelangelo nella Cappella Sistina |
È evidentemente il profilo di Jep Gambardella de La Grande Bellezza... dopo anni di rigidità e di dedizione al diritto e alla carica presidenziale, Mariano rimpiange la vita che non ha mai vissuto, la stessa che gli fa notare la bellezza dell'ambasciatrice lituana che rivede affacciandosi dalla finestra.
Eutanasia, giustizia, senso della vita, tutto in un solo film... stavolta forse è troppo anche per un grande cineasta come Paolo Sorrentino.
- Per un approfondimento sui luoghi del film, leggi la rubrica 'Art e Location' su Italy for Movies:
Una Roma insolitamente torinese per 'La grazia' di Paolo Sorrentino - I luoghi reali di Roma ne 'La grazia' di Paolo Sorrentino









Ottima e articolata lettura! Grande Gianni
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