giovedì 5 marzo 2026

Marty Supreme (J. Safdie 2025)

Josh Safdie, dopo le cinque pellicole girate insieme al fratello Benny, di cui l'utima è stata Diamanti grezzi (2020), si mette in proprio con il film più costoso mai prodotto dalla casa di produzione A24 che già aveva prodotto proprio il film con Adam Sandler. 
Il risultato, però, non è dei migliori e non sorprende, quindi, che ai  BAFTA di quest'anno, nonostante le undici nomination, abbia totalizzato zero premi, anche se a onor del vero, invece, ai Golden Globe, Timothee Chalamet si è aggiudicato almeno la migliore interpretazione maschile. Vedremo agli Oscar... 
Marty Supreme racconta per l'ennesima volta la realizzazione del sogno americano attraverso lo sport, un tema già visto fin troppe volte, ma quel che è peggio è che di quei film recupera anche il dozzinale contrasto politico-nazionalista e così se in Rocky IV, per esempio, lo statunitense Rocky Balboa si allenava nella povertà di fronte al sovietico Ivan Drago che navigava nella ricchezza del regime, qui il protagonista, ebreo americano senza un centesimo, si contrappone ai giapponesi, dipinti come scorretti, corrotti e privi di umanità (trailer).  
Siamo nel 1952. Marty Mauser (Timothée Chalamet) gioca a ping pong - la sua figura è ispirata a Marty Reisman, per cinque volte medaglia di bronzo ai mondiali di tennistavolo -, ma lavora anche nel negozio di scarpe dello zio come venditore, attività in cui eccelle grazie alla sua simpatia e alla parlantina sciolta.
Timothée Chalamet e Marty Reisman
Con la stessa capacità empatica e allo stesso tempo affabulatoria, è l'amante di Rachel Mizler (Odessa A'zion), sua compagna d'infanzia oggi sposata ma sempre stata innamorata di lui. Marty la ama a suo modo, ma tutto è secondario di fronte all'ossessione del tennis tavolo, ancora praticamente sconosciuto negli Stati Uniti e invece molto popolare in estremo Oriente.
Lui e Rachel fanno sesso appena possono, anche nel magazzino del negozio, con l'eccitazione garantita dal proibito, e il regista ci regala dei titoli di testa ai limiti del documentaristico, con gli spermatozoi alla ricerca dell'ovulo sulle note di Forever young degli Alphaville (1984) e con una buffa ellissi che da ovulo, appunto, si trasforma in pallina da ping pongÈ solo l'inizio di una colonna sonora che inanella tanti altri brani anni '80, come I Have the Touch di Peter Gabriel (1982), The Perfect Kiss dei New Order (1985), ma soprattutto Everybody Wants to Rule the World dei Tears for Fears (1985).
Marty partecipa a un grande torneo a Londra, dove si imbatte in altre persone fondamentali per la sua vita futura: il grande avversario giapponese, Koto Endō (Koto Kawaguchi), l'equivalente di Apollo Creed e Ivan Drago per la saga di Rocky; l'attrice Kay Stone (Gwyneth Paltrow), ormai sul viale del tramonto, insoddisfatta del suo matrimonio, ancora bellissima e che Marty vuole conquistare a tutti i costi; il marito di lei, il ricchissimo Milton Rockwell (Kevin O'Leary), magnate delle penne a sfera, che ostenta Kay come donna di rappresentanza e trofeo sociale. E su quest'ultimo punto, Marty non la vede molto diversamente, dato che inizia a flirtare con lei solo dopo aver capito da altri chi sia e cosa rappresenti nell'immaginario collettivo.
Una curiosità: L'ombra del lago citato come capolavoro girato da Kay Stone non ha riferimenti reali, anche se un libro con questo titolo in italiano esiste ed è quelo di Sarah Bailey, The Dark Lake, ma risale al 2022.
Il sogno di Marty è guidato da arrivismo e voglia di arrampicata sociale, ma non manca la spocchia con cui rilascia interviste nelle quali celebra il proprio ebraismo dichiarandosi il peggior incubo di Hitler, se solo fosse ancora vivo. Ma d'altronde mostra il temperamento esuberante e superbo in ogni sua apparizione, mentre gioca a ping pong ed esagera nei virtuosismi, anche mettendosi d'accordo con l'avversario all'occorrenza, e corteggiando Kay, con cui si mostra al massimo della sua vanagloria.
Eppure, per fare soldi giocando a ping pong e girando il mondo, accetta la proposta dell'amico Béla Kletzki (Géza Röhrig), vecchio campione del mondo dal 1935 al 1939, di intrattenere il pubblico degli Haarlem Globe Trotters durante le loro pause. 
Persino il viaggio in Egitto è l'occasione per portare come furto/souvenir un frammento di piramide (sic!) da donare alla madre con l'orgoglio dichiarato ("le abbiamo costruite noi!").
Tutto davvero troppo sopra le righe, fino al reddere rationem e ai buoni sentimenti tra Marty e Koto Endō, che improvvisamente comprende con sportività il rammarico dello storico avversario davanti al proprio pubblico a Tokyo, durante una semplice dimostrazione pubblicitaria che si trasforma in una partita che dovrebbe essere epica.
Da segnalare il ruolo di Abel Ferrara nei panni di Ėzra Miškin: bella la sua presenza e la sua interpretazione, ma esibita in un altro cliché, che lo vede mafioso amante del suo cane, ma pronto alla vendetta e al grilletto facile. Epica la sequenza che lo vede protagonista con la vasca da bagno con dentro Marty che gli cade su un braccio direttamente al piano inferiore, e che sembra ripresa dalla puntata 1x02 di Breaking bad (vedi). 
A dirla tutta, le cose migliori del film, in fondo, restano le palline arancioni che Marty Mauser vorrebbe produrre (perché con quelle bianche non ci si può vestire di bianco come a Wimbledon) e la scenografia di un immarcescibile Jack Fisk, lo storico scenografo di De Palma, Malick, Inarritu, Paul Thomas Anderson, ma soprattutto di David Lynch.

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