giovedì 25 giugno 2026

Rebuilding (Walker-Silverman 2025)

Bel western di nuova generazione quello del trentatreenne Max Walker-Silverman, al suo secondo film dietro la mdp, dopo A love song (2022). Presentata al Sundance Film Festival, il più importante tra i festival di cinema indipendente negli Stati Uniti, la pellicola ha avuto ottime recensioni ed è stata velocemente distribuita negli Stati Uniti e in Europa.
In una linea immaginaria che può andare da Gli spostati (Huston 1961) a Piccolo grande uomo (Penn 1970), da Balla coi lupi (Costner 1990) a Gli spietati (Eastwood 1992), per poi arrivare a pellicole come Una storia vera (Lynch), I segreti di Brokeback Mountain (Lee 2005) e, più recentemente, come The dead don't hurt (Mortensen 2023), il western, genere tradizionalista per antonomasia, è sempre più spesso terreno di sperimentalismo e luogo di narrazione altra rispetto al passato (trailer).
Se tutti questi film hanno decostruito il genere in modi diversi, puntando di volta in volta sull'ambientalismo, eliminando la logica manichea buoni/cattivi, raccontando l'omosessualità, ecc., stavolta la grande novità è che per tutto il film, peraltro ambientato ai giorni nostri e non nel vecchio west, non vediamo armi da fuoco.
Il terribile sottotitolo italiano, Come l'acqua per il fuoco, brutto quanto inutile, rimanda all'antefatto, l'incendio in Colorado che ha bruciato tanti centri abitati e, sopratutto, quello su una collina in cui vivevano i protagonisti.
Gli alberi spogli dopo la tragedia appaiono all'inizio della vicenda, nella nebbia all'alba, in un paesaggio poetico e desolante, che è quello reale della San Luis Valley, nel Colorado meridionale, dove il film è stato girato.
Dusty, soprannome di Thomas, interpretato perfettamente da un malinconicissimo Josh O'Connor, appare solo e con un futuro a dir poco incerto: è stato strappato dalla collina dove è nato, i genitori sono morti, si è separato dalla compagna, Ruby (Meghann Fahy), che conosce sin dall'infanzia. Nelle prime immagini del film lo vediamo partecipare a un'asta di bestiame - elemento che oltre al cappello ci fa intuire il suo mestiere - e prendere possesso di una roulotte, che gli viene messa a disposizione in uno spazio che ne ospita altre abitate da chi ha subito la stessa sorte, sfollati che pian piano diventeranno una comunità.
Dusty ha in mente di andare via per rimettere a posto un vecchio ranch di suoi cugini in Montana, ma le pressioni di Ruby, con cui condivide una figlia, Callie Rose (Lily LaTorre), e la vita quotidiana con gli altri che hanno passato il suo stesso dramma, gli fanno procrastinare la decisione sempre di più.
Molto significativo, però, che l'unico lavoro a cui può aspirare in zona, al momento, sia quello di operaio nel cantiere della nuova autostrada, in una contrapposizione fin troppo evidente: da una parte la sua idea di lavoro, ma lontano dagli affetti e dalla sua terra, dall'altra mantenere tutto questo, ma accettare un lavoro completamente lontano da se stesso.
Il rapporto tra Dusty e Callie Rose è silenzioso: il giovane cowboy non sembra molto portato ad essere padre e la comunicazione non è certo il suo forte. Eppure l'amore per la figlia è indiscutibile, nonostante il disagio di fronte ai suoi bisogni. La prima volta che Callie Rose arriva nella nuova casa mobile del padre non può usare il suo tablet per studiare... non c'è internet e Dusty non si è nemmeno posto quel problema: la sua vita scorre come avrebbe potuto scorrere quella di persone vissute un paio di generazioni prima di lui. Alla fine, però, porterà la figlia davanti alla biblioteca chiusa, ma dei passanti gli fanno notare che il piazzale è coperto dal wifi pubblico. È un dettaglio, ma la bizzarra soluzione regala uno dei momenti più teneri del film, con padre e figlia sul retro del pick up a leggere dopo il tramonto.
Dusty ha un buon rapporto con la famiglia di Ruby, con il fratello, Robbie, ma soprattutto con la madre, Bess (Amy Madigan), che lo conosce da sempre.
La sua tendenza all'asocialità, forse anche perché unita a una spiccata sensibilità (un cowboy che piange è un'altra cosa che abbiamo visto raramente in passato), non gli impedirà di fare rete con i vicini di roulotte. In primis con Mila (Kali Reis), una donna afroamericana al cui fascino non sembra indifferente e che è rimasta sola con una figlia, Lucy, poco più grande di Callie Rose; ma anche con due anziane signore che vivono insieme e con gli altri.
In piena tradizione fordiana, Walker-Silverman ama sfruttare i surcadrage in modo da avere nell'inquadratura dei sonori contrasti tra luce esterna e il buio degli interni. L'espediente si ripete più volte, basta una porta di una stalla, della roulotte, della casa, per vedere i personaggi in piedi o seduti sulla soglia, di fronte o di spalle, circondati dalla luce del sole.
La fotografia di Alfonso Herrera Salcedo è un elemento essenziale della riuscita di un film che nei suoi momenti di malinconia lascia lo schermo ad albe, tramonti, distese assolate o paesaggi grigi dopo un acquazzone. E lo stesso vale per la bella colonna sonora con brani originali folk e di atmosfera di Jake Xerxes Fussell e James Elkington, e altri di Carlos Zatch (Small Town Dreams), di Chris Stapleton (Starting Over), ma anche grandi classici come Have You Ever Seen The Rain dei Creedence Clearwater Revival, Sweet Caroline di Neil Diamond o l'immancabile Take Me Home, Country Roads di John Denver.
"Non vivo più da nessuna parte" dichiara Dusty con una delle linee di sceneggiatura più significative della pellicola, ma sa bene dove sono le proprie radici e le evidenzia quando lui, Ruby, Callie Rose e la nonna aiutano la bambina a realizzare l'albero genealogico in un compito per la scuola.
È l'ennesima conferma che Rebuilding è un film sulla memoria, sulla capacità di socializzare anche nei momenti più difficili di ciascuno di noi e, soprattutto, è una storia di ricostruzione, come dice il titolo stesso, ma partendo da zero come la casa che un tempo era sulla collina, di cui sono rimasti i massetti e i perimetri delle stanze. D'altronde le piante col tempo riprendono a crescere anche sui terreni più devastati, a volte non resta che mettersi in viaggio, vivere giorno per giorno e ricominciare da capo...

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