Justin Kurzel ha avuto l'ardire di rimettere in scena la celebre tragedia shakespeariana su cui il cinema si è più volte cimentato. Quella del regista australiano, infatti, è la dodicesima versione per il grande schermo del Macbeth, che ha avuto illustri precedenti diretti da Orson Welles (1948), Akira Kurosawa (Trono di sangue, 1951) e Roman Polanski (1971). L'ultima versione in termini di tempo, infine, era stata quella intitolata Macbeth - La tragedia dell'ambizione (Wright 2006) che, sull'esempio del Romeo + Giulietta di William Shakespeare di Baz Luhrmann (1996), aveva trasposto il dramma ai giorni nostri, facendo di Macbeth un trafficante di droga che punta a prendere il posto del boss Duncan e delle tre streghe altrettante studentesse sexy.
lunedì 8 febbraio 2016
giovedì 4 febbraio 2016
Il ponte delle spie (Spielberg 2015)
Tom Hanks è sull'autobus... alcuni passeggeri lo guardano in maniera torva e con disapprovazione, in un'atmosfera di incolpevole colpevolezza che Alfred Hitchcock ci ha mostrato decine di volte; sullo stesso autobus, tempo dopo, la signora più inviperita della volta precedente, lo guarda con affetto e ammirazione.In questo confronto elementare e didascalico, privo di suspense e in cui la capacità di usare la mdp è funzionale esclusivamente a veicolare un messaggio rasserenante, c'è buona parte de Il ponte delle spie, ultima pellicola di Steven Spielberg ed ennesima storia moralistico-propagandistica che stavolta, però, non sembra aver fatto breccia nemmeno nell'Academy, che nelle nomination all'Oscar l'ha quasi incredibilmente ignorata.
martedì 2 febbraio 2016
Little sister (Kore-eda 2015)
Liberamente ispirato ad una graphic novel (Umimachi's Diary - Yoshida Akimi), il nuovo film di Hirokazu Kore-eda torna ad analizzare le dinamiche familiari, come faceva il recente e altrettanto ben riuscito Father and son (2013).
Il Giappone e il soggetto incentrato sulla famiglia fanno istintivamente pensare alla filmografia di Yasuhiro Ozu, ma Kore-eda, che pure posiziona spesso la mdp in basso, la muove raramente e con molta lentezza al pari del grande maestro, sembra volere approfondire queste tematiche non nella semplice quotidianità, come faceva con la sua leggiadria Ozu, bensì sconvolgendo una più o meno tranquilla "normalità" con qualcosa che rimette tutto in discussione, ma che una volta integrata, arricchisce la vita di tutti i personaggi arrivando persino a migliorare la serenità iniziale.
domenica 31 gennaio 2016
Saluto a Jacques Rivette (1/3/1928 - 29/1/2016)
Questo gennaio nero per il cinema si avvia finalmente a concludersi, ma porta con sé ancora un grandissimo: Jacques Rivette, uno dei padri della Nouvelle Vague, è morto a 87 anni, dopo aver combattuto con l'Alzheimer.
Una vita dedicata al cinema. Già a diciassette anni dirigeva una sala nella sua città di nascita, Rouen, che lasciò dopo la guerra andando a studiare a Parigi, dove non raggiunse titoli accademici ma iniziò ad appassionarsi ai film, grazie alle assidue visioni alla Cinémathèque française di Henri Langlois, istituto di cui egli stesso sarà direttore nel 1963.
giovedì 28 gennaio 2016
Revenant (Iñárritu 2015)
Se neanche questa volta l'Academy Award consegnerà l'agognata statuetta a Leonardo DiCaprio (e la sfida con Michael Fassbender non ha un esito così scontato), l'attore statunitense non saprà più quale altro personaggio interpretare, ma se la otterrà, accadrà per un film in cui recita pochissime battute, e per un attore che della parola ha sempre fatto la sua forza, sarebbe davvero paradossale.
Alejandro González Iñárritu, dopo il bellissimo Birdman (2014), gira tutt'altro tipo di film, e passa dal metaspettacolo dell'anno scorso ad un'avventura che va a pescare nella storia più buia degli Stati Uniti d'America, in un piccolo episodio di guerriglia tra cacciatori di pelli e indiani.
lunedì 25 gennaio 2016
La grande scommessa (McKay 2015)
"La verità è come la poesia... e alla gente sta sulle palle la poesia".
Questa frase, che il regista Adam McKay usa in sovrimpressione durante il film, precisando di averla sentita in un bar di Washington, è quella che sintetizza meglio la storia narrata in questo adattamento del libro di Michael Lewis The Big Short - Il grande scoperto (2011).
Prodotta da Brad Pitt, la pellicola ha principalmente un valore socio-didattico ed è indirizzata in primo luogo al pubblico statunitense, in buona parte vittima della distorsione del sistema bancario avvenuta nel primo decennio del secolo, che libro e film denunciano fermamente. I numeri citati sono impressionanti: cinquemila miliardi di dollari persi, otto milioni di persone rimaste senza lavoro e sei milioni senza casa!
Questa frase, che il regista Adam McKay usa in sovrimpressione durante il film, precisando di averla sentita in un bar di Washington, è quella che sintetizza meglio la storia narrata in questo adattamento del libro di Michael Lewis The Big Short - Il grande scoperto (2011).
Prodotta da Brad Pitt, la pellicola ha principalmente un valore socio-didattico ed è indirizzata in primo luogo al pubblico statunitense, in buona parte vittima della distorsione del sistema bancario avvenuta nel primo decennio del secolo, che libro e film denunciano fermamente. I numeri citati sono impressionanti: cinquemila miliardi di dollari persi, otto milioni di persone rimaste senza lavoro e sei milioni senza casa!
sabato 23 gennaio 2016
Father and son (Kore-eda 2013)
Il piccolo Keita Nonomiya (Keita Ninomiya) è messo alla prova già alla sua giovane età da impegni che suo padre, Ryota (Masaharu Fukuyama), considera decisivi: l'esame di ammissione ad una scuola esclusiva, secondo il genitore unico modo per non aver problemi in seguito; e le lezioni di pianoforte, che evidenziano una mancanza di talento che Ryota non riesce a tollerare. Per fortuna del bambino, la madre, Midori (Machiko Ono), è più dolce e non nutre aspettative costanti sul suo futuro.
Proprio nei giorni in cui discutono su questo stato di cose, i due genitori vengono chiamati dall'ospedale in cui è nato Keita sei anni prima, rivelando che al tempo, per colpa di un'infermiera, il loro bambino è stato scambiato con quello di un'altra coppia....
Proprio nei giorni in cui discutono su questo stato di cose, i due genitori vengono chiamati dall'ospedale in cui è nato Keita sei anni prima, rivelando che al tempo, per colpa di un'infermiera, il loro bambino è stato scambiato con quello di un'altra coppia....
giovedì 21 gennaio 2016
Saluto a Ettore Scola (10/5/1931 - 19/1/2016)
Ci ha lasciato un altro grandissimo. In un 2016 che peggio non poteva iniziare, a soli cinque giorni da Franco Citti, se ne va anche Ettore Scola, uno dei maestri del cinema italiano.
Una carriera iniziata come disegnatore umoristico a fine anni '40 al Marc'Aurelio, storica rivista romana, dove incontrò un collega d'eccezione come Federico Fellini, giunto anche lui appena diciottenne in quella redazione, ma alla fine del decennio precedente; e proseguita inizialmente soprattutto come sceneggiatore, spesso di capolavori o di film epocali, che lo videro collaborare tra gli altri con Bolognini (Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo, 1956); Steno (Un americano a Roma 1954), Pietrangeli (Fantasmi a Roma, 1961; La Parmigiana, 1963; Io la conoscevo bene,1965), Risi (Il mattatore, 1960; Il Sorpasso, 1962; I mostri, 1963).
martedì 19 gennaio 2016
Sempre meglio che lavorare (Vecchi 2016)
I Pills approdano sul grande schermo - il loro Sempre meglio che lavorare è in uscita il 21 gennaio - e lo fanno senza allontanarsi troppo dalla loro dimensione, costituita da una comicità caratterizzata da battute romanesche e da un linguaggio per nulla modificato per l'occasione; dalla loro Roma sud, con un'ambientazione che privilegia il Pigneto, il Mandrione, all'ombra della tangenziale est che domina il paesaggio in quelle zone della città; nonché da una regia profondamente cinefila.
sabato 16 gennaio 2016
Saluto a Franco Citti (23/4/1935 - 14/1/2016)
"Vojo morì co' tutto l'oro addosso, come i faraoni", recitava una delle battute del suo più famoso personaggio, il Vittorio Cataldi detto Accattone dell'omonima opera prima di Pier Paolo Pasolini (1961). Nel film, il protagonista sottoproletario romano, che vive di espedienti, urla questa frase prima di tuffarsi nel Tevere dal Ponte degli Angeli per vincere una scommessa (vedi)...
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