mercoledì 28 ottobre 2026

I play Rocky - Rocky sono io (Farrelly 2026)

ANTEPRIMA FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2026

La storia di Sylvester Stallone e del suo Rocky Balboa, la sua forza di volontà, la sua convinzione, la sua voglia di fare a suo modo, contro tutto e tutti. Peter Farrelly mette sullo schermo tutto questo, andando oltre il semplice sogno americano e dando al suo film un valore più alto, che fa ricorso non solo alla fiducia in se stessi ma soprattutto alla capacità di tenere il punto nonostante la posizione di svantaggio sociale ed economico.
La realizzazione di Rocky (Avildsen 1976), a cinquant'anni di distanza, andava raccontata, perché è appassionante e incredibile a più riprese, e il regista statunitense lo fa splendidamente, anche grazie al contributo di Anthony Ippolito, perfetto nei panni del giovane Stallone, per somiglianza, per capacità attoriali e nella resa del doppio piano interpretativo, in un film che è la quintessenza della metacinematografia... metacinematografia di un capolavoro inaspettato (trailer).
Sylvester si fa chiamare Mike, sogna di fare l'attore, ma per ora lavora al mercato del pesce, fa provini per piccoli ruoli, si ritrova ad accettare parti soft core, e persino a dormire in strada, perché non può permettersi l'affitto. Tra i rifiuti trova un cucciolo di boxer (ça va sans dire), Butkus, che diventa il suo inseparabile compagno. Alla fine, il posto più vicino al mondo del cinema sarà quello di strappabiglietti all'ingresso di una sala, dove nel botteghino c'è Sasha (Anna Sophia Robb), che diventerà la sua ragazza e poi la sua prima moglie. 
Il padre, Frank Stallone - un ottimo Matt Dillon - non lo sostiene, ha coltivato anche lui il sogno di diventare un attore, ma ha dovuto rinunciare del tutto, diventando un parrucchiere, quando la madre di Sylvester, morta già da tempo, è rimasta incinta di lui. E così, quando Sasha resta incinta, le sue parole saranno intrise di paternalismo: è ora di smettere di giocare e bisogna diventare grandi e responsabili, tanto più che da attore, secondo lui, non potrà mai sfondare, sia perché "non sei bello", sia perché "parli come se avessi dei sassi in bocca". Sly, in effetti, come spiega a Sasha, è stato tirato fuori dall'utero materno con un forcipe che gli ha creato danni a una parte del volto rimasta paralizzata.
Le difficoltà, però, possono abbatterlo ma non sconfiggerlo del tutto. Inizia così a dedicarsi anche alla scrittura di sceneggiature che porta nello studio di Robert Chartoff (Toby Kebbell) e Irwin Winkler (P. J. Byrne), che percepiscono il talento del giovane. Di quei copioni riconosciamo Cry Full, Whisper Empty in the Same Breath, mai prodotto, e Taverna Paradiso, poi realizzato e interpretato dallo stesso Stallone nel 1978. Quando, però, in soli tre giorni e mezzo, Sylvester consegna loro la bozza di Rocky, i due sono impressionati e ancora più increduli che ci abbia messo così poco tempo, cosicché Winkler gli dice che se mai la sceneggiatura dovesse piacere ai piani alti dovrà cambiare versione e dire di averci messo due o tre anni.
È l'inizio dell'avventura e quella storia piacerà tantissimo...

Farrelly contestualizza l'epoca in cui siamo anche attraverso i film, e così, mentre Sylvester e Sasha lavorano all'ingresso del cinema, vediamo le locandine di pellicole come Il lungo addio (Altman 1973) e La conversazione (Coppola 1974). Chartoff e Winkler, invece, hanno in ufficio il poster di Non si uccidono così anche i cavalli? (Pollack 1969), che hanno prodotto qualche anno prima, e stanno producendo in quel momento un altro capolavoro, New York New York (Scorsese 1977), che risulterà fondamentale per il prosieguo del loro rapporto di lavoro con Stallone.
E, a dirla tutta, la prima volta che Sylvester entra nel loro ufficio lo fa per ottenere una parte, ma viene scartato perché stanno cercando un attore biondo... la sua reazione è sfiduciata e ironica, poiché di fatto questa volta non viene scelto perché troppo italiano, così come nei provini per Il Padrino (Coppola 1972) era troppo americano per interpretare uno dei tanti italiani della pellicola. 
Non vengono citati solo i film del momento, ma anche capolavori del passato, dei classici come Quarto potere (Welles 1941) per esempio, citato da Sasha per spingere Sylvester a scrivere la sceneggiatura - che lei batte a macchina -, dandosi la parte principale, proprio come fece Orson Welles.
C'è un piccolo spazio anche per la cultura del fumetto, con Sasha che dichiara di preferire come nome Sylvester Stallone a Mike Stallone, perché la ripetizione della stessa iniziale le ricorda Peter Parker.
Ed è ancora Sasha, che coccola Sylvester, abbattuto per il trattamento ricevuto dal padre, a dire che "Mao e Mussolini saranno stati padri migliori".
La regia riprende anche l'episodio da cui Sly trova l'ispirazione per la sua storia, il celebre incontro per i mondiali dei pesi massimi tra Muhammad Ali e Chuck Wepner, del 24 marzo 1975, che si tenne al Richfield Coliseum in Ohio e che diede il titolo ad Ali all'ultima ripresa. Naturalmente per Stallone il suo Rocky prese le mosse da Wepner, mentre Apollo Creed fu Alì.
La scrittura della sceneggiatura è trattata dalla regia con un bel montaggio e alcuni movimenti di macchina emozionanti e coinvolgenti, come una panoramica circolare nella casa e attorno al divano dove Anthony Ippolito sta scrivendo, mentre Sasha è alla scrivania a battere i fogli a macchina.
La trattativa con la produzione è estenuante: Stallone non cede alle varie proposte economiche, finalizzate ad acquistare il solo copione; lui si sente un attore e ribadisce che la propria volontà di interpretare Rocky non è trattabile, ma fino a quel momento il suo volto sul grande schermo è parzialmente noto solo per aver avuto una parte in Happy Days - La banda dei fiori di pesco (Davidson-Verona 1974), un po' poco.
Il soggetto e la sceneggiatura di Peter Gamble danno un nome a un fantomatico tycoon della major che ha potere su Chartoff e Winkler, Sandy Maddox (Tracy Letts), creando così un gioco a tre, in cui Sly è irremovibile, appartentemente anche contro i propri interessi, Maddox non vuole rischiare soldi senza una star in un film considerato di basso appeal, e i due produttori sono a metà strada, vorrebbero premiare l'entusiasmo di Stallone ma allo stesso tempo i nomi di Clint Eastwood, Ryan O'Neal, Burt Reynolds, Robert Redford, James Caan, li convincono di più.
Come sappiamo, alla fine Stallone la spunterà, ma resistendo a tante sirene, mentre tutti lo reputano folle a non accettare, il padre in testa: "recitare è finzione, i soldi sono veri". Nel film si fanno le cifre: per la sceneggiatura la United Artist - mai nominata, ma che fu la reale casa di produzione e in una scena viene persino contrapposta alla Paramount - gli offre 50 mila dollari, fino ad arrivare, dopo i continui no, a 360 mila dollari. Maddox accetta di produrre il film ma dando "solo" due milioni poiché non crede in quel film. L'espediente per essere liberi di scegliere il cast, sarà quello di rinunciare a metà del budget e rispettare i tempi di realizzazione in maniera totale, pena il cambiamento del progetto, oltre ad "usare" New York New York a garanzia di eventuali perdite.
Alla fine Stallone accetterà 21.400 dollari per la sceneggiatura, sarà sempre disponibile, anche se infortunato più volte (a una gamba, per aver corso troppo nelle sequenze di allenamento; a una mano per aver colpito ripetutamente la carne congelata del mattatoio); e poi dovrà imparare a tirare di boxe, che non ha mai praticato.
Bisognerà affrontare problemi con i sindacati, con la scelta degli attori, con il vanaglorioso coreografo dei combattimenti (Stallone vuole più realismo); con le pause di Talia Shire (Kiki Seto), la nipote di Francis Ford Coppola che interpreta Adriana (diventata mitica soprattutto alle nostre latitudini grazie all'urlo finale di Ferruccio Amendola, che doppiò Rocky). Proprio per i tagli sul budget si rischia di non poter girare la sequenza che Stallone reputa fondamentale dell'incontro tra Rocky e Adriana sulla pista di pattinaggio, che avrebbe dovuto avere 150 comparse: anche qui l'autore non cederà e, pur non sapendo pattinare, la girerà con le scarpe e come unico spettatore il reale proprietario di quella pista...
Una delle soluzioni tecniche che permetteranno di rispettare i tempi e di risparmiare sul denaro sarà il coinvolgimento di Garrett Brown, allora impegnato con il Muppet Show, e soprattutto della sua invenzione, la steadicam, la mdp stabilizzata da ammortizzatori e manovrabile da un solo operatore grazie a un corpetto. Grazie ad essa sarà possibile girare sequenze di movimento senza carrelli e altre strutture dispendiose di solito necessarie. Proprio così, peraltro, verrà girata la scena su quella che è diventata "la scalinata di Rocky", i 72 gradini che portano al Philadelphia Museum of Art, che Stallone percorre correndo alla fine del suo allenamento, sulle note dell'altrettanto iconica musica di Bill Conti, che inizialmente non era piaciuta proprio per la magniloquenza oggi considerata indissolubilmente legata a Rocky. 
La paradossale fortuna del film è che Avildsen non ama i soggetti sul pugilato e continua a intepretare quello sport un fattore accidentale della pellicola: "è un film che per caso parla di pugliato" dirà chiaramente, sentendosi rispondere in maniera esilarante da uno dei produttori, che ribatte "Il Padrino anche è un film che per caso parla di mafia. In realtà è su una famiglia che adora la pasta!".
Sta di fatto che il film si baserà sui rapporti umani e sui sentimenti, diventando il capolavoro che ha fatto epoca: scritto in tre giorni e mezzo, girato a partire dal 9 gennaio 1976, uscito nello stesso anno, vincitore di tre Oscar l'anno dopo (film, regia, montaggio), con Stallone che venne candidato sia per la sceneggiatura che per l'intepretazione principale, cosa che fino ad allora era riuscita solo a Charlie Chaplin per Il grande dittatore e proprio a Orson Welles per Quarto potere...
Una raccomandazione: non uscite dalla sale sui titoli di coda. Aspettate fino alla fine!

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