lunedì 15 gennaio 2018

Tre manifesti a Ebbing, Missouri (McDonagh 2017)

Un film drammatico con attori e personaggi perfetti per una commedia dei fratelli Coen e con una sceneggiatura mai banale, spesso sfrontata e scurrile, sempre divertente (trailer).
Una sintesi fin troppo stringata per il gran bel film di Martin McDonagh, al suo terzo lungometraggio dopo In Bruges (2008) e 7 psicopatici (2012), anticipati dal corto con cui vinse l'Oscar della categoria nel 2006, Six shooter (2004), ma che riassume i punti forti della pellicola, non caso definita "black comedy" dallo stessa locandina che riprende le parole del Telegraph.

venerdì 5 gennaio 2018

Suburbicon (Clooney 2017)

Gli anni '50, perfetti e senza macchia, abitati da perbenisti e benpensanti, razzisti e sempre sorridenti...
Gli anni '50 che il cinema statunitense ci ha fatto conoscere dai tempi di Douglas Sirk ed Elia Kazan e che qualche lustro fa Todd Haynes recuperò nel bellissimo Lontano dal paradiso (2002).
Proprio con quel film Suburbicon - sceneggiatura del 1999 dei fratelli Coen oggi affidata a George Clooney - ha in comune l'eccezionale protagonista: allora probabilmente la migliore attrice in circolazione, ma ancora oggi tra le più grandi di Hollywood... Julianne Moore, come quindici anni fa, interpreta una donna socialmente impeccabile, ma con tanti scheletri nell'armadio. Questa volta, poi, si sdoppia, e impersona sia Rose, coinvolta in un incidente e per questo ridotta su una sedia a rotelle, e sua sorella gemella, Margareth. A completare il quadretto, il marito di Rose, Gardner (Matt Damon), e loro figlio, Nicholas, un bambino di dieci anni (trailer).

sabato 30 dicembre 2017

La vita è meravigliosa (Capra 1946)

È il film di Natale per antonomasia, il più classico dei classici... quello in cui Frank Capra adatta il racconto di Philip Van Doren Stern, The Greatest Gift, scritto nel 1939 ma pubblicato solo nel 1943, quando l'autore decise di scriverne il testo su 200 biglietti di auguri per amici e parenti, e realizza una delle pellicole più popolari del cinema americano di sempre.
L'RKO ne acquisì i diritti e puntò alla realizzazione di un film con Cary Grant, ma nel 1945 il progetto passò nelle mani di Frank Capra, che lo intrise di quel "Capra touch", con cui il regista italo-americano mise in scena la vita quotidiana e i buoni sentimenti risollevando gli animi di una nazione abbattuta dalla Grande depressione successiva al crollo di Wall Street del '29. La vita è meravigliosa è la fiaba più autentica del sogno americano, a cui presta il volto il divo più rassicurante della storia del cinema, un sensazionale James Stewart, allora trentottenne (trailer).

martedì 26 dicembre 2017

L'appartamento (Wilder 1960)

Primo dei due capolavori della premiata ditta Billy Wilder - Jack Lemmon - Shirley MacLane, cui seguirà tre anni dopo 
Irma la dolce (1963), e come quello tra le migliori commedie sentimentali americane del secondo dopoguerra (trailer).
Il cast ha come terzo grande nome un altro attore indissolubilmente legato al regista austriaco, quel Fred MacMurray, che era stato il protagonista del magnifico noir La fiamma del peccato (1944), e che qui ha il nome di Sheldrake, che il cineasta aveva già utilizzato per il produttore di Viale del tramonto (1950).

martedì 19 dicembre 2017

La ruota delle meraviglie (Allen 2017)

Woody Allen, dopo la divertente parentesi televisiva di Crisis in six scene, torna al grande schermo con una commedia sentimentale fatta di tradimenti, equivoci, rivelazioni, gelosie impossibili da confessare, in pieno stile alleniano, e sostenuta dalla magnifica fotografia di Vittorio Storaro e da un cast che vede in Kate Winslet una splendida diva d'altri tempi, che interpreta magnificamente l'idea della sconfitta (trailer).
Stavolta l'ambientazione newyorchese rimonta agli anni '50 ed è confinata nello spazio chiuso di Coney Island, tra il luna park, dove lavorano e vivono Humpty (Jim Belushi) e Ginny (Kate Winslet), e la spiaggia, dove Mickey Rubin (Justin Timberlake), aspirante sceneggiatore di teatro, fa il bagnino.

sabato 9 dicembre 2017

Happy End (Haneke 2017)

Eve (Fantine Harduin) è una tredicenne che merita di entrare nella galleria dei personaggi disturbanti della filmografia hanekiana... La giovanissima ragazza vive con la madre, Nathalie (Aurélia Petit), e sembra passare il tempo riprendendo e commentando con il proprio cellulare quello che avviene in casa. Le prime immagini del film (trailer) ci mostrano attraverso il piccolo schermo del telefono la particolare attività metacinematografica di Eve, che commenta i movimenti della madre prima di andare a dormire, criticandola ferocemente e giustificando il padre Thomas (Mathieu Kassovits) che le ha lasciate anni prima costruendosi una seconda famiglia con la nuova compagna, Anais (Laura Verlinden); riprende l'agonia del proprio criceto cui ha somministrato una dose di pasticche antidepressive e poi Nathalie stessa, svenuta per il medesimo trattamento.

venerdì 1 dicembre 2017

The square (Östlund 2017)

La palma d'oro di quest'anno ha idee straordinarie, non c'è dubbio ma, rispetto al bellissimo Forza maggiore (2014), stavolta Östlund forse si dilunga un po' troppo e perde quell'organicità che caratterizzava la pellicola precedente (trailer).
Christian (Claes Bang) è il curatore della sezione di arte moderna e contemporanea del Royal Museum di Stoccolma, che nell'intervista a cui assistiamo all'inizio del film dichiara la posizione subalterna di un'istituzione pubblica che in un anno ha a disposizione il denaro che spesso un collezionista privato è disposto a spendere in un pomeriggio.

lunedì 20 novembre 2017

Borg McEnroe (Metz Pedersen 2017)

L'epica applicata allo sport è un genere cinematografico da almeno ottanta anni, a partire da Olympia che Leni Riefenstahl girò per i giochi olimpici di Berlino '36; ma i film che hanno contribuito a determinare la forza di questo genere hanno sempre regalato al pubblico qualcosa di nuovo. Se l'inarrivabile pellicola della regista tedesca influenzò persino Orson Welles per le sue inquadrature dal basso di Quarto potere (1941), quello incentrato sul match Alì-Foreman, il celebre "rumble in the jungle" di Kinshasa '74, il bellissimo Quando eravamo re (Gast 1996), è stato piuttosto un docufilm che ha messo voglia a chiunque lo abbia guardato di approfondire quell'evento storico, attraverso filmati d'epoca, interviste e scrittura appassionante. Non vale invece la pena di scomodare un capolavoro assoluto come Toro scatenato (Scorsese 1980), anche perché il pugilato ha una tradizione cinematografica ben più gloriosa degli altri sport... (trailer).

mercoledì 15 novembre 2017

La ragazza nella nebbia (Carrisi 2017)

Flores (Jean Reno) è uno psichiatra che riceve Vogel (Tony Servillo), ispettore che ha indagato sulla scomparsa di Anna Lou Kastner (Ekaterina Buscemi), adolescente di Avechot, piccolo e immaginario paese dell'Alto Adige.
È questa la cornice, del tutto simile a quella di Una pura formalità (Tornatore 1994), del racconto narrato attraverso i flashback da Donato Carrisi, autore del romanzo (2015) e regista esordiente del film che ad esso si ispira.
Avechot è situata in una valle cieca, con una sola strada d'accesso, immersa nella nebbia e nel freddo, in un'atmosfera che ricorda molto da vicino l'ambientazione della serie tv francese Les Revenants. Negli interni, invece, animali impagliati e i rivestimenti in legno non possono non far pensare a Twin Peaks, a cui rimanda inevitabilmente anche la storia dell'adolescente scomparsa.

domenica 12 novembre 2017

Re per una notte (Scorsese 1983)

È il film che ha rischiato di interrompere seriamente la carriera di Martin Scorsese... un'amara, troppo amara per Hollywood, riflessione sul successo e la celebrità. 
Il soggetto, scritto nel 1970-71 da Paul Zimmerman, critico di "Newsweek", che lo trasse da un episodio del David Susskind Show sui cacciatori di autografi e da un articolo dell'Esquire su un appassionato di talk-show, giunse a Milos Forman che non lo girò, cosicché nel 1974 Scorsese lo fece leggere a De Niro che si innamorò del personaggio principale. L'attore avrebbe voluto essere diretto da Michael Cimino, fatto fuori dal disastro produttivo de I cancelli del cielo (1980) e, alla fine, la scelta cadde proprio sull'amico Martin che glielo aveva fatto conoscere. Per il coprotagonista, invece, dopo aver pensato anche a Frank Sinatra e persino a Dean Martin, venne scritturato Jerry Lewis.