Denis Villeneuve si trova splendidamente a suo agio nella fantascienza: lo aveva dimostrato con Arrival (2016) e lo conferma con il sequel di Blade Runner (R. Scott 1982). Accostarsi ad un mostro sacro che ha fatto epoca ed è entrato nell'immaginario collettivo costituiva un grande rischio, ma il regista canadese ha superato brillantemente la prova, mettendosi in scia del capolavoro originario, regalando allo spettatore un altro bellissimo neo noir e facendo respirare allo spettatore la stessa atmosfera di allora. Los Angeles è sempre piovosa, anche se più grande, oggi la sua discarica è a San Diego; il quartiere dei ristoranti è dominato dal finger food orientale e tra le strade della città il protagonista si aggira stancamente, privo di entusiasmo, un uomo solitario che trova la sua dimensione all'interno delle mura domestiche, proprio come accadeva a Deckard. Persino la pubblicità della Panam (nella realtà fallita nel 1991) lampeggia sulla sommità di un palazzo come un tempo.
lunedì 6 novembre 2017
sabato 28 ottobre 2017
120 battiti al minuto (Campillo 2017)
Il film di Robin Campillo, vincitore del Gran premio della giuria al Festival di Cannes, riesce a scuotere profondamente chi lo guarda e i silenziosi titoli di coda scorrono bianchi su fondo nero come un necrologio davanti agli spettatori che restano impietriti o si asciugano le lacrime in sala.
120 battiti al minuto (trailer) è un pugno nello stomaco, poetico e pienamente politico, dall'inizio alla fine. La storia è quella che ad inizio anni '90 vede protagonista Act Up Paris, l'associazione contro l'AIDS sorta nel 1989 nella capitale francese sul modello di quella statunitense (1987), e racconta le vicende di un gruppo di attivisti che la compongono, tra cui si distinguono Thibault (Antoine Reinartz), Sophie (Adèle Haenel), Max (Félix Maritaud), Nathan (Arnaud Valois) e, soprattutto, Sean (Nahuel Pérez Biscayart), uno tra i più combattivi e coraggiosi, ma anche colui che vivrà sulla propria pelle l'evoluzione del virus...
120 battiti al minuto (trailer) è un pugno nello stomaco, poetico e pienamente politico, dall'inizio alla fine. La storia è quella che ad inizio anni '90 vede protagonista Act Up Paris, l'associazione contro l'AIDS sorta nel 1989 nella capitale francese sul modello di quella statunitense (1987), e racconta le vicende di un gruppo di attivisti che la compongono, tra cui si distinguono Thibault (Antoine Reinartz), Sophie (Adèle Haenel), Max (Félix Maritaud), Nathan (Arnaud Valois) e, soprattutto, Sean (Nahuel Pérez Biscayart), uno tra i più combattivi e coraggiosi, ma anche colui che vivrà sulla propria pelle l'evoluzione del virus...
domenica 22 ottobre 2017
Il sapore del riso al tè verde (Ozu 1952)
Guardare il Giappone attraverso la mdp di Yasujiro Ozu è sempre un'esperienza indimenticabile: le inquadrature fisse, il punto di vista ribassato, i campi vuoti (gli unici durante i quali la cinepresa si lascia andare a movimenti in avanti o indietro), la narrazione delle semplici relazioni umane colte nella loro quotidianità e con toni soffusi, permettono di riconoscere un suo film in pochi secondi.
Il sapore del riso al tè verde è, come sempre in Ozu, una storia fondata sui contrasti generazionali. La sceneggiatura, scritta nel 1939 dal regista e dal suo collaboratore storico, Noda Kogo, viene ripresa dopo la guerra e adattata alla realtà degli anni cinquanta. La vicenda, però, rimane molto vicina a quegli anni e a La ragazza che cosa ha dimenticato? (1937), dove la crisi di una coppia era acuita dagli atteggiamenti moderni di una nipote.
giovedì 12 ottobre 2017
Madre! (Aronofsky 2017)
Darren Aronosky ha creato un horror il cui aspetto allucinatorio più che essere funzionale alla narrazione appare fine a se stesso... e il pubblico, dopo la netta spaccatura della critica al festival del cinema di Venezia, lo sta trattando con una freddezza inequivocabile. Dopo il terribile Noah (2014), siamo di fronte ad un altro prodotto lontano dall'essere considerabile sufficiente (trailer).
Un film con rimandi cinematografici e biblici che farebbero ben sperare, ma che invece risultano inutili e sommersi da un nonsense che prevale sistematicamente e rende tutto davvero complicato da digerire. Un cast d'altissimo livello e che infatti non sfigura, Jennifer Lawrence, Javier Bardem, Richard Harris e Michelle Pfeiffer sono bravissimi, ma il loro agitarsi e recitare sempre sopra le righe non migliora le cose. I primi due interpretano la coppia protagonista, costituita da uno scrittore in crisi d'ispirazione e da una moglie molto più giovane di lui che si sta dedicando da tempo a sistemare la splendida casa di campagna in cui vivono, già devastata da un incendio.
mercoledì 27 settembre 2017
L'ordine delle cose (Segre 2017)
"I personaggi e i fatti qui narrati sono interamente immaginari. È autentica invece la realtà sociale e ambientale che li produce".
Con questa frase in esergo, che cita quella posta a conclusione de Le mani sulla città (F. Rosi 1963), inizia il nuovo film di Andrea Segre (trailer), che racconta la vita sempre perfettamente ordinata, come dice il titolo, di Corrado Rinaldi (Paolo Pierobon), collaboratore del Ministero dell'Interno impegnato in Libia per gestire i centri di accoglienza dei profughi. La richiesta ministeriale è quella di limitare gli ingressi in Italia e poco importa se quei centri dimostrano di non rispettare i diritti umani...
sabato 23 settembre 2017
L'inganno (S. Coppola 2017)
Il cinema come fattore genetico... sia chiaro i film di Sofia Coppola non hanno nulla a che fare con quelli di Francis, ma che questa donna sia cresciuta nutrendosi di celluloide e che dietro la mdp abbia una marcia in più di gran parte dei suoi colleghi è davvero indubitabile!
L'inganno (trailer) è un film di grandissimo fascino: si lascia ammirare per la sua forma, fa sognare, appassiona, intriga, disturba, spaventa, eccita... cos'altro chiedere in poco più di novanta minuti?
martedì 19 settembre 2017
Sinfonia d'autunno (Bergman 1978)
Girato in Norvegia con capitali tedeschi, è un kammerspiel di grandissima intensità, in cui recitazione e sceneggiatura dominano su tutto il resto. I dialoghi sono taglienti, profondi, Liv Ullmann e Ingrid Bergman, allora già malata di tumore, e qui alla sua ultima apparizione al cinema (morirà nel 1982, anno in cui partecipò al film tv Una donna di nome Golda - Gibson), sono magnifiche.
martedì 12 settembre 2017
Miss Sloane - Giochi di potere (Madden 2016)
Miss Sloane è un tipico prodotto perfettamente confezionato dagli studios hollywoodiani. Un film senza acuti indimenticabili, ma ben girato, con grande ritmo, ben recitato, ottimamente scritto e che, al centro di una trama in cui per decenni abbiamo visto uomini, mette una donna decisamente straordinaria nel senso etimologico del termine (trailer).
Inutile infierire sul didascalico sottotitolo italiano che accompagna il nome della protagonista interpretata da una bravissima Jessica Chastain, che smette i panni di donna angelicata malickiana e indossa quelli di una donna forte, indipendente, determinata e senza scrupoli, una sorta di moderna Katherine Hepburn o, in anni più vicini a noi, Cate Blanchett, prestata agli intrighi di potere, tra politica, corruzione, etica. Come loro, immancabilmente, indossa un abito diverso in ogni sequenza.
venerdì 8 settembre 2017
Dunkirk (Nolan 2017)
Christopher Nolan si confronta con un genere classico come il film bellico e, non c'è dubbio, realizza una pellicola di grande impatto, con un'ottima fotografia, una musica (o meglio un sonoro) avvincente, una regia di assoluto livello e una struttura narrativa complessa e affascinante resa tale da un buon montaggio. Eppure allo scorrere dei titoli di coda ci si chiede perché qualcosa non quadri, cosa non ci abbia convinto, come mai non si esca dalla sala con la certezza di aver assistito ad un grande film...
Manca qualcosa, l'insoddisfazione resta, la sceneggiatura è impalpabile e superflua, e questa è sicuramente una delle componenti che contribuiscono a tale sensazione, ma c'è di più.
mercoledì 6 settembre 2017
Saluto a Gastone Moschin (8/1929 - 4/9/2017)
Il ragionier Osvaldo Bisigato e l'architetto Rambaldo Melandri possono ora tornare ai loro amori: innamorato della cassiera della trevigiana piazza dei Signori interpretata da Virna Lisi il primo e costantemente dedito a cotte adolescenziali ed eternamente romantico il secondo, sono i due personaggi più famosi di Gastone Moschin, a cui prestò il volto in Signore & signori (Germi 1965) e nella trilogia di Amici miei (Monicelli 1975, 1982; Loy 1985), capolavori assoluti della commedia italiana, genere cinematografico a cui è indissolubilmente legato. Proprio per questi due ruoli, l'attore si è aggiudicato i due Nastri d'Argento della sua carriera, entrambi come migliore attore non protagonista (1967 e 1986).
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