Il risultato è strabiliante: la sua Odissea avvince, coinvolge, tiene incollati alla poltrona per quasi tre ore, che volano e durante le quali, quando ci si stacca dallo schienale è per provare ad avvicinarsi allo schermo ed entrare in scena con i personaggi.
Sulla storia stavolta per ovvi motivi c'era poco da aggiungere e questo, ad avviso di chi scrive, ha aiutato il regista londinese, da sempre attratto da lambiccamenti e spiegazioni parascientifiche, a lasciare maggior spazio alla narrazione per immagini, che attraverso un sonoro magnifico (forse l'aspetto più travolgente della pellicola), si fonde con il tono epico, un ricco simbolismo e una spiccata componente filosofica, dando un risultato eccezionale (trailer).
Il viaggio di Ulisse (nell'edizione italiana si è scelto il nome usato da Virgilio nell'Eneide, a cui siamo più abituati, e non Odisseo, usato nella versione originale, come da testo greco) è raccontato attraverso un'inevitabile selezione e non seguendo perfettamente la cronologia del poema, indubbio merito del film che, attraverso il montaggio, ha così dato ancora più dinamismo all'opera.
Vediamo così il protagonista, interpretato da un ottimo Matt Damon, sia nel cavallo di Troia che nella presa della città; e poi nel racconto del IX libro del poema, nella grotta del ciclope Polifemo (Bill Irwin), il cui accecamento causa la vendetta del padre, il dio del mare Poseidone, che costringe Ulisse e i suoi uomini ad altri dieci anni di viaggio. Tra gli episodi successivi ci sono quelli del X libro: l'incontro con i Lestrìgoni, i giganti cannibali che riducono la flotta di Ulisse a una sola nave, e l'approdo all'isola di Eea, dove Circe (una straordinaria Samantha Morton) trasforma in maiali i suoi compagni; l'evocazione dei morti sulla spiaggia dell'XI libro (tecnicamente una nekyia e non una catabasi con la discesa nell'Ade come nel caso di Enea); il canto delle Sirene e lo spaventoso passaggio di Scilla e Cariddi del XII libro; e infine, naturalmente molto sintetizzato, il ritorno a Itaca, dall'incontro con il porcaio Eumeo (John Leguizamo), l'unico rimastogli fedele (libro XIV), all'eccidio dei Proci (libro XXIII).
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| Ulisse e Atena |
Tanti i flashback che naturalmente ci informano su quanto accaduto a Troia, ma anche tanto montaggio alternato che, nello stesso momento cronologico, ci mostra cosa accade a Ulisse sulle sponde del Mediterraneo, a Penelope (Anne Hathaway) e la sua corte a Itaca, nonché a Telemaco (Tom Holland) che va da Menelao (John Bernthal) a chiedere notizie su suo padre (libro IV).
È proprio qui che al fianco del rude Menelao ci viene mostrata Elena, interpretata da Lupita Nyong'o, che viene sì ricordata come causa della guerra di Troia, ma anche specificato di come si trattasse di un pretesto per uno scontro originato da motivi politici ed economici.
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| Ulisse e Calipso |
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| Il cavallo di Troia (Nolan) e la Statua della Libertà (Schaffner) |
Inoltre la spilla con le fattezze di Atena, principale sostenitrice di Ulisse, che Penelope dà al marito, è un'invenzione assente nel poema, che al massimo descrive una fibula con un cane che azzanna un cerbiatto sulla veste dell'eroe (Od. XIX, 225-231).
Forse la maggiore esagerazione di Nolan stavolta è nella figura di Agamennone che, al momento dell'apertura delle porte di Troia, si tinge di autocelebrazione del regista e si mostra come un "cavaliere oscuro" dell'antichità.
Anche il viaggio finale è un'introduzione nolaniana, di cui non c'è traccia in Omero, ma che assume senso in questa rilettura del poema, modernamente intesa e caratterizzata da una morale ebraico-cristiana che mette al centro del pensiero di Ulisse il senso di colpa per la distruzione di Troia e, di conseguenza, la responsabilità umana per le proprie azioni. In questo Ulisse è il degno avo del Robert Oppenheimer della precedente pellicola di Nolan (Oppenheimer, 2023).
Il ruolo rivestito dal sonoro all'interno del film meriterebbe l'analisi approfondita di studiosi del settore come Michel Chion.
Il ruolo rivestito dal sonoro all'interno del film meriterebbe l'analisi approfondita di studiosi del settore come Michel Chion.
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| Polifemo |
Il secondo è quello del passaggio della nave di Ulisse davanti alle rocce con le Sirene, durante il quale l'audio dello spettatore è il medesimo di quello dei marinai che remano e hanno l'udito attutito dai tappi di cera: il sonoro cambia nettamente quando vediamo uno di loro otturarsi le orecchie e rimane tale per tutta la sequenza, in questa sorta di "soggettiva sonora", mentre Ulisse si dispera legato all'albero maestro pur di ascoltare quel canto, spinto dalla sua proverbiale curiosità.
Il terzo è rappresentato dalla sequenza della battaglia contro i Proci, in cui le percussioni incalzano sempre di più con un ritmo saliente e così coinvolgente da non fare staccare gli occhi dallo schermo nemmeno per un secondo.
Nolan ha girato tutto, per la prima volta nella storia del cinema, su pellicola IMAX 70 mm (il doppio dei canonici 35 mm e con una risoluzione a quasi 18k a fronte dei 4k consueti, grazie anche allo scorrimento orizzontale della pellicola), una scelta che ha complicato moltissimo le riprese: per spostare l'enorme macchina da presa erano necessarie almeno cinque persone; per non sentirne il rumore, è servita una cassa metallica insonorizzante che ne ha aumentato peso e ingombro; durante i dialoghi gli attori per guardare il volto dell'altro hanno dovuto usare degli specchi.
Un sistema di cui si fa fatica a capire la reale necessità se non quella di mirare al record, perché peraltro tutto questo rende praticamente impossibile vedere una proiezione che restituisca esattamente quello che il regista ha concepito per il suo film e con lo schermo a 1.43:1. In tutta Europa, infatti, esistono solo 7 sale che lo permettono, mentre in Italia bisogna scegliere se vederlo in pellicola, ma con l'inquadratura tagliata (5 sale); oppure in IMAX digitale e, quindi, non in pellicola, a 4k e con l'inquadratura tagliata un po' meno (8 sale) - leggi. In tutti gli altri cinema il rapporto dello schermo è addirittura 2.39:1. In tutto il mondo l'1% del pubblico vedrà il film com'è stato pensato.
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| La spilla con Atena: uno dei simboli del film |
Un sistema di cui si fa fatica a capire la reale necessità se non quella di mirare al record, perché peraltro tutto questo rende praticamente impossibile vedere una proiezione che restituisca esattamente quello che il regista ha concepito per il suo film e con lo schermo a 1.43:1. In tutta Europa, infatti, esistono solo 7 sale che lo permettono, mentre in Italia bisogna scegliere se vederlo in pellicola, ma con l'inquadratura tagliata (5 sale); oppure in IMAX digitale e, quindi, non in pellicola, a 4k e con l'inquadratura tagliata un po' meno (8 sale) - leggi. In tutti gli altri cinema il rapporto dello schermo è addirittura 2.39:1. In tutto il mondo l'1% del pubblico vedrà il film com'è stato pensato.
Odissea è un'opera monumentale, che esalta il mito abbracciando una sensibilità moderna, ed è girato in maniera impressionante. Le singole sequenze sono tutte molto affascinanti, i droni rendono alcune scene ancora più epiche, con paesaggi e palazzi reali visti dall'alto, così come la città di Troia messa a ferro e fuoco è uno splendido plongée di Aït Benhaddou, famoso villaggio fortificato in Marocco.
Le immagini più poetiche e malinconiche mostrano Ulisse camminare sulla riva del mare e su spiagge infinite tipiche della bassa marea. Qui il protagonista si aggira con tavole lignee in mano e ormai invecchiato e con una lunga barba, tanto da sembrare quasi un novello Mosè con le tavole della legge, mentre in realtà è sull'isola di Ogigia, da Calipso, dove raduna le assi per la zattera che lo porterà a Itaca.
Penelope tesse la sua tela dietro un grande separé ligneo a grata, da cui i pretendenti, guidati da Antinoo (Robert Pattinson), possono solo intravederla. Naturalmente, lo spazio diviso dalla sala principale, in cui i Proci gozzovigliano, contiene il telaio dove la donna lavora.
Con una irrinunciabile suggestione storico-artistica, il dettaglio fa pensare - oltre all'affresco di Pinturicchio che raffigura proprio Penelope al lavoro (Londra, National Gallery) - a uno dei dipinti più famosi che ha come soggetto l'arte della tessitura, Le filatrici di Diego Velazquez (Madrid, Prado, 1657), oggi perlopiù interpretata in versione mitologica, come la sfida tra Atena e la giovane Aracne, poi punita dalla dea per ybris. Nel dipinto la dea Atena vi compare in vesti umane, proprio come accade nel film di Nolan, mentre Aracne lavora al telaio verticale, come Penelope.
Anche lo stesso Polifemo può ricordare molto da vicino il Saturno che mangia i suoi figli di Goya (Madrid, Prado, 1820-23). E che la storia dell'arte sia presente nella pellicola è cosa certa, dato che la statua di Atena che vediamo più volte a Troia riproduce lo stile dell'Hera di Samo (Louvre) e di altri manufatti simili della scultura ionica di VII-VI a.C. E, a proposito di simboli, è un piccolo capolavoro l'ellissi tra la sua versione umana, con Zendaya tenuta da due uomini, e la decapitazione della statua con la testa che rotola.
Ma sarebbero tanti i momenti da descrivere con attenzione, come nel caso di Polifemo e della metamorfosi in maiali degli uomini di Ulisse. Per la figura del ciclope è straordinario il lavoro fatto su Bill Irwin e l'occhio, ruotato di 90° rispetto alla tradizione figurativa (e cinematografica), dà al personaggio un aspetto ancora più mostruoso, come tutto ciò a cui non siamo abituati. Circe, invece, anche qui a differenza del testo omerico (a ulteriore conferma che il film non sia una versione filologica del poema), non usa nessuna bacchetta per trasformare i marinai, ma manipola letteralmente i loro volti e i loro corpi come fossero di terracotta, in una sequenza di body horror degna della "nuova carne" di David Cronenberg.
Nolan, infine, è invece piuttosto fedele al poema su piccoli dettagli, come quelli del riconoscimento di Ulisse al suo ritorno a Itaca: Argo che scodinzola sul letamaio un attimo prima di morire (Od. XVII, 290-327) o l'anziana schiava di Penelope, Euriclea, che lo riconosce notando una cicatrice sul ginocchio mentre gli lava i piedi (Od. XIX, 349-398).
Mai come questa volta quella di Ulisse è la storia di un fallimento, poiché i massimi desideri umani si rivelano essere "ciò che avevi già e hai perso", con il tramonto della legge di Zeus, la decapitazione della statua di Atena, dea della saggezza, e la fine di un'era, quella del bronzo.
Il futuro è fatto di secoli bui, durante i quali le storie dell'Iliade e della città di Troia verranno raccontate dagli aedi diventando leggenda. La chiave nichilista sull'umanità è tutta nella risposta di Ulisse alla sorpresa di uno degli uomini nella grotta di Polifemo, che si chiede perché il ciclope non avesse parlato prima e lo faccia solo per pregare suo padre Poseidone: "tu parleresti con le formiche?"
Le immagini più poetiche e malinconiche mostrano Ulisse camminare sulla riva del mare e su spiagge infinite tipiche della bassa marea. Qui il protagonista si aggira con tavole lignee in mano e ormai invecchiato e con una lunga barba, tanto da sembrare quasi un novello Mosè con le tavole della legge, mentre in realtà è sull'isola di Ogigia, da Calipso, dove raduna le assi per la zattera che lo porterà a Itaca.
Penelope tesse la sua tela dietro un grande separé ligneo a grata, da cui i pretendenti, guidati da Antinoo (Robert Pattinson), possono solo intravederla. Naturalmente, lo spazio diviso dalla sala principale, in cui i Proci gozzovigliano, contiene il telaio dove la donna lavora.
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| Il telaio di Penelope e il dipinto di Velazquez |
Anche lo stesso Polifemo può ricordare molto da vicino il Saturno che mangia i suoi figli di Goya (Madrid, Prado, 1820-23). E che la storia dell'arte sia presente nella pellicola è cosa certa, dato che la statua di Atena che vediamo più volte a Troia riproduce lo stile dell'Hera di Samo (Louvre) e di altri manufatti simili della scultura ionica di VII-VI a.C. E, a proposito di simboli, è un piccolo capolavoro l'ellissi tra la sua versione umana, con Zendaya tenuta da due uomini, e la decapitazione della statua con la testa che rotola.
Ma sarebbero tanti i momenti da descrivere con attenzione, come nel caso di Polifemo e della metamorfosi in maiali degli uomini di Ulisse. Per la figura del ciclope è straordinario il lavoro fatto su Bill Irwin e l'occhio, ruotato di 90° rispetto alla tradizione figurativa (e cinematografica), dà al personaggio un aspetto ancora più mostruoso, come tutto ciò a cui non siamo abituati. Circe, invece, anche qui a differenza del testo omerico (a ulteriore conferma che il film non sia una versione filologica del poema), non usa nessuna bacchetta per trasformare i marinai, ma manipola letteralmente i loro volti e i loro corpi come fossero di terracotta, in una sequenza di body horror degna della "nuova carne" di David Cronenberg.
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| Agamennone |
Mai come questa volta quella di Ulisse è la storia di un fallimento, poiché i massimi desideri umani si rivelano essere "ciò che avevi già e hai perso", con il tramonto della legge di Zeus, la decapitazione della statua di Atena, dea della saggezza, e la fine di un'era, quella del bronzo.
Il futuro è fatto di secoli bui, durante i quali le storie dell'Iliade e della città di Troia verranno raccontate dagli aedi diventando leggenda. La chiave nichilista sull'umanità è tutta nella risposta di Ulisse alla sorpresa di uno degli uomini nella grotta di Polifemo, che si chiede perché il ciclope non avesse parlato prima e lo faccia solo per pregare suo padre Poseidone: "tu parleresti con le formiche?"
Per approfondire gli aspetti storico-artistici,
leggi Arte e Location su Italy for Movies:
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