Una carrellata all'indietro accompagna Miele fuori dalla stanza di un appartamento alto borghese, a metà del quale si siede per riflettere, profondamente scossa, ancora con i guanti di lattice indosso.
È con questo bel movimento della mdp che inizia l'ottimo esordio alla regia di Valeria Golino che ieri, insieme all'attrice protagonista, Jasmine Trinca, e ad una delle produttrici, Viola Prestieri, ha ritirato il meritato premio SPI Cinemente 2015 al Palazzo delle Esposizioni di Roma.
Miele, che nel 2013 è stato anche presentato a Cannes, dove ha ricevuto la nomination nella sezione Un Certain Regard, è un libero adattamento dal romanzo Vi perdono di Angela Del Fabbro, che la stessa cineasta, come ci ha raccontato ieri sera, lesse qualche anno fa senza riuscire a contattare l'autrice, poiché si trattava di uno pseudonimo dietro cui si nascondeva Mauro Covacich, che in seguito lo ripubblicò con il titolo A nome tuo.
Miele, che nel 2013 è stato anche presentato a Cannes, dove ha ricevuto la nomination nella sezione Un Certain Regard, è un libero adattamento dal romanzo Vi perdono di Angela Del Fabbro, che la stessa cineasta, come ci ha raccontato ieri sera, lesse qualche anno fa senza riuscire a contattare l'autrice, poiché si trattava di uno pseudonimo dietro cui si nascondeva Mauro Covacich, che in seguito lo ripubblicò con il titolo A nome tuo.
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| Jasmine Trinca e Valeria Golino al ritiro del premio |
Miele è il "nome di servizio" di Irene (Jasmine Trinca), una studentessa universitaria, o così le piace far credere a suo padre, che offre l'assistenza all'eutanasia a quei malati che hanno già sofferto troppo. Per questo è in società con il suo amico Rocco (Libero De Rienzo), che le trova i clienti, e compie frequenti viaggi in Messico dove può comprare il Lamputal, una medicina illegale in Italia con cui si sopprimono i cani e che lei usa sulle persone, fornendo un servizio completo, che garantisce un trapasso sereno, curando tutto nei minimi dettagli, fino alla musica prescelta dal committente.
La freddezza di queste operazioni, dei veri e propri rituali di morte, contrasta col dramma interiore di Irene, che ha perso la madre dieci anni prima proprio a causa di una malattia durata a lungo, come le fa confessare l'uomo che più di ogni altro determinerà il cambiamento di approccio con il suo impopolare lavoro, il primo che chiede la sua assistenza senza avere una malattia terminale. Si tratta dell'ingegnere romano Carlo Grimaldi (Carlo Cecchi), con cui Irene, sentendosi profondamente ingannata, ingaggia una lunga diatriba, ricevendo come risposta che la sua differenziazione tra una malattia evidente ed una "invisibile" come la depressione è un criterio più che semplicistico rispetto al problema del diritto dell'uomo di togliersi la vita. I due diventeranno amici, nonostante la distanza generazionale e di pensiero, migliorando l'uno la vita dell'altra, ma non sarà lo stesso viceversa...
Non ce ne voglia la bravissima Jasmine Trinca, che recita davvero bene in molte sequenze della pellicola, pur se in alcuni accesi scontri verbali perde d'intensità, ma Carlo Cecchi giganteggia nella parte dell'uomo cinico che non trova più stimoli e che, avendo vissuto una bella vita, non vuole vivere nel ricordo del passato. È per questo che di fronte alle premure di Irene/Miele prorompe in un severo "ha placato la sua coscienza di suorina?", così come il suo essere ormai fuori dal tempo è ben delineato da una battuta come "l'imbecillità contemporanea è senza scampo", frase con cui risponde alla ragazza, quando questa giustifica il suo piercing alla lingua con un riferimento alle pratiche degli antichi sacerdoti aztechi. E di valore analogo, anche se meno violento, è la linea di sceneggiatura con cui l'ingegnere Grimaldi liquida velocemente la musica che Irene condivide con lui attraverso uno degli auricolari, affermando che gli causa sonno...

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