lunedì 16 febbraio 2026

Hong Kong Express (Kar-Wai 1994)

Wong Kar-Wai al suo terzo lungometraggio, dopo As Tears Go By (1988) e Days of Being Wild (1991), iniziava ad indagare l'amore, che poi sarà il tema dominante di Happy Together (1997), di In the Mood for Love (2000), sicuramente il suo capolavoro più famoso e uno dei film più belli di questo quarto di secolo, di 2046 (2004) e di Un bacio romantico (2007).
Hong Kong Express (titolo internazionale Chungking Express), incredibilmente girato in una pausa di produzione di Ashes of time (1994), affronta l'amore e il caso, l'ossessione amorosa e l'incredibile interruttore che può interromperla, da un giorno all'altro, per una sorta di scadenza o perché semplicemente i tempi sono maturi per superare quella splendida infezione che chiamiamo amore.
Due episodi, due amori finiti oltre i quali dover andare, meglio se conoscendo un'altra persona (trailer).
Un poliziotto, matricola 223 (Takeshi Kaneshiro), è stato lasciato 1° aprile dalla sua fidanzata, Amei. Si dà tempo un mese, in maniera scientifica, dopodiché penserà ad altro. Wong Kar Wai ci dice subito che questo accadrà, e basta un fortuito scontro con una donna misteriosa (Brigitte Lin) perché il protagonista, con voce off narrante, ci dica che dopo 57 ore si innamorerà di lei. Di conseguenza il resto dell'episodio ce le racconta dal suo punto di vista e, in montaggio alternato, anche da quello della donna che gira giorno e notte con gli occhiali da sole e con un impermeabile, perché "potrebbe piovere". Una mise degna del Robert Elliott/Michael Caine di Vestito per uccidere (De Palma 1980) e una battuta che, per pura casualità, ci fa pensare all'Igor/Marty Feldman di Frankenstein Junior (Brooks 1974). E in effetti piove e piove tanto, come nella Los Angeles di Blade Runner (Scott 1982). 

Tanta la cinefilia dell'episodio comunque, dato che l'agente 223 precisa che tutta la gente è al cinema, e che con la ex giocavano nel chiamarsi rispettivamente Bruce Willis e Demi Moore (allora sposati).
He Zhiwu dà una scadenza alla propria attesa per un eventuale ritorno di Amei, una scadenza al suo amore, e per questo mangia scatolette di ananas (marca Del Monte peraltro!) da consumare entro il 1° maggio. Un simbolo e un'ossessione, qualcosa di naturale per chi vive le cose con tanta passione.
La donna con l'impermeabile, che è parte di complessi giri malavitosi, che prevedono valigette, oggetti e preservativi riempiti di cocaina, non dà troppa confidenza a quel ragazzo quando questo approccia nei suoi confronti e lui sbatte su un'altra ragazza... ed è ancora la voce off del giovane poliziotto a darci un indizio, perché Faye (Faye Wong), commessa di un fast food, dopo sole 5 ore si innamorerà di un altro uomo.
È l'inizio del secondo episodio, in cui un altro poliziotto, l'agente 663 (Tony Leung), andrà spesso in quel fast food confidandosi con il padrone del locale, il cugino di Faye (Jinquan Chen), un uomo gretto, volgare, ma simpaticissimo, da commedia greca. La ragazza è sempre attenta a quello che si dicono e la vediamo particolarmente interessata quando l'agente dice al cugino che la sua compagna, una hostess di linea (Valerie Chow), lo ha lasciato.
I toni della commedia non mancano nemmeno nel resto della vicenda, in cui lo stesso cugino di Faye non solo apre col vapore una lettera privata del poliziotto, che lascia lì proprio la sua ex, ma non perde l'occasione di farla leggere a chiunque. Anche Faye cede alla lettura e prova a influenzare il caso... e così inizierà a sfruttare parte del suo tempo libero per entrare nell'appartamento dell'uomo di cui si è innamorata quando lui non c'è, mettendo in ordine, sostituendo oggetti, cambiando lenzuola, e tanto altro, fino al fatale incontro.
Il regista di Hong Kong gira meravigliosamente e in maniera molto dinamica: muove tantissimo la mdp, con inquadrature sghembe, carrelli che rincorrono i personaggi, primi piani sfocati e un frequente utilizzo del time laps, con i protagonisti fermi in freeze frame e il mondo che si muove velocemente attorno a loro. Tutto è funzionale alla storia e non fine a se stesso e ci racconta l'incertezza emotiva dei personaggi e l'isolamento di chi ama non ricambiato o di chi è in ossessione per qualcuno disinteressandosi del mondo circostante.
Hong Kong Express è sì un film sul caso, o chi preferisce sul destino, ma anche sull'autodeterminazione razionale, a giudicare dall'ossessione per la scadenza dell'amore nel primo episodio, e la perseveranza a curarsi dell'altro quando si è innamorati nell'attesa che accada anche a lui nel secondo.
E poi i due episodi sono connessi dall'organicità del tutto, con la voglia di far piangere tutto il corpo che ha l'agente 223, che corre spesso proprio per questo, ma soprattutto per le due sequenze poetiche e romanticissime in cui l'agente 663 parla con gli oggetti, che unisce empaticamente a sé nel dolore per l'amore perduto. E così consola una saponetta dimagrita e un tempo più grassoccia; uno straccio troppo straccio (con un gioco di parole che in italiano funziona benissimo, ma che non so se solo merito dell'edizione italiana); un grosso orso bianco di peluche che tiene in braccio e pettina con una spazzola.
Quando la casa si allaga poi, l'intero appartamento diventa organico, e Tony Leung pronuncia forse la battuta più bella dell'intero film: "quando un uomo piange basta dargli un fazzoletto, quando a piangere è una casa ti tocca fare un sacco di fatica".
Sui mancati nomi dei due poliziotti di entrambi gli episodi, le parole di Wong Kar Wai sono illuminanti: "dal momento che sono abbastanza pigro per trovare nomi ai personaggi ho pensato di utilizzare dei numeri, cosa che dava una certa atmosfera. In fondo Kafka chiamava K. tutti i suoi protagonisti!”.
Merita una recensione a parte l'impeccabile colonna sonora, un elemento sempre curato da Wong Kar Wai e che raggiungerà l'apice nel solito In the Mood for Love. Quella di Hong Kong Express forse non raggiunge quelle vette, ma qua e là ascoltiamo brani coinvolgenti come Baroque di Michael Galasso nel primo episodio, perfetto per quell'atmosfera plumbea e da thriller urbano del primo episodio; e poi capolavori come What a difference a day made (1959, ma dal bolero messicano del 1934 Cuando vuelva a tu lado), in cui la voce di Dinah Washington ci entra nelle viscere; la bellissima e malinconico-reggae Thing in Life di Dennis Brown (1972), e poi un classico come California dreaming (1965) che, insieme alla versione cinese di Dreams dei Cranberries (1993), cantata dalla stessa Faye Wong (inserita anche in originale), rappresenta la coppia di brani più incisivi all'interno del secondo episodio, indubbiamente il più importante del film. Il pezzo degli Mamas and Papas, peraltro, entra spesso diegeticamente nella vicenda - e diventerà anche il nome del locale -, perché è quello preferito da Faye, che ascolta ad alto volume mentre lavora, rendendo difficile anche il più semplice scambio di battute con l'agente con cui flirta, un ottimo espediente affinché i loro volti si avvicinino sempre di più.
E Faye ascolta musica a tutto volume anche quando rassetta l'appartamento del poliziotto, sostituendo saponette, aggiungendo pesci nell'acquario, ma anche e soprattutto affondando modellini di aerei nello stesso acquario - simbolo dell'amore per la hostess, pur non sapendo che era stato gioco sensuale tra di loro - e urlando alla scoperta di un lungo capello corvino nel letto, altra evidenza dell'amore che lei vorrebbe superato.
Ma gli amori scadono, e arriverà la scadenza anche per quello, solo che la vita è sorprendente e a volte i ruoli possono invertirsi del tutto...

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